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Niccolai, la favola Pro Livorno Sorgenti e la super sfida: «Segreti? Idee, colazione e una battuta»

Federico Lazzotti
Niccolai, la favola Pro Livorno Sorgenti e la super sfida: «Segreti? Idee, colazione e una battuta»

Domenica scontro al vertice nel campionato di serie D con l’Aglianese senza Rossi e Camarlinghi. L'allenatore: «Ho i sostituiti naturali, che problema c’è?»

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LIVORNO. Matteo Niccolai, il mister della favola Pro Livorno Sorgenti, non ha mai guardato gli avversari. «Preferisco pensare a come giochiamo noi», dice. E non farà un’eccezione stavolta che la squadra quartiere affronta la sfida più importante della sua storia. Domenica contro l’Aglianese in palio c’è la vetta del campionato di serie D, dove i biancoverdi sono secondi a due punti dalla capolista.

Senta mister, se un anno fa le avessero detto quello che sarebbe successo ci avrebbe creduto?

«Ma sta scherzando? Assolutamente no, forse nemmeno Marco Braccini (direttore sportivo ndr) ci pensava».

Invece è arrivata la promozione e la cavalcata di punti e bel gioco al piano superiore.

«È un onore essere passati da neopromossa a sorpresa, fino a diventare una certezza del campionato e andare a giocare con l’Aglianese essendo rispettati. Vuol dire che abbiamo fatto strada. In questo girone ci sono realtà importanti, rose da far paura, che fanno invidia alla Lega Pro come la stessa Aglianese, Fiorenzuola e Prato».

Ha studiato gli avversari?

«Non so se è un limite o il nostro bello, ma non guardo gli altri anche perché toglierei energie mentali ai miei ragazzi. Quest’anno ho chiesto informazioni a un collega su una squadra, mi ha dato un modulo e poi la domenica dopo hanno giocato diversamente perché avevano un paio di assenze. Ecco perché ho smesso subito. Penso che se la mia squadra fa bene quello che gli propongo e ci crede possiamo giocare con chiunque. L’unica cosa che prepariamo sono i movimenti sui calci da fermo».

Quando ha capito di avere in mano un tesoro?

«L’anno scorso quando sono arrivati Costanzo e Granito. Ho pensato che potevamo vincere. Giocatori così non c’erano mai stati alle Sorgenti, intendo anche sul piano professionale. Ci hanno fatto fare il salto di qualità. Poi abbiamo preso Bachini e Matteoli, giocatori forti. In più c’è il talento cristallino di Camarlinghi, un ragazzo che spero stia poco in questa categoria perché merita di più».

Domenica non ci sarà?

«Non ci sarà nemmeno Giacomo Rossi».

È preoccupato?

«No, perché?».

Sono le stelle della squadra è come se all’Inter mancassero Lukaku e Lautaro...

«In campo si va in undici. E ho i sostituti naturali: Matteoli e Casalini. Mi spieghi perché non dovrei dar fiducia a questi due ragazzi. Hanno altre caratteristiche, è vero. E nessuno discute i titolari, ma questi sono 2001 e 2002. Lavorano duro, sono importanti. E io mi fido. Se poi non rendono sono obbligato a toglierli. È il mio ruolo».

Ottava stagione alla Pro Livorno Sorgenti, una sorta di record. Una specie di Ferguson di provincia. Il segreto?

«Basta averci il babbo direttore generale (ride ndr)».

Basta questo?

«No, avevo gli Allievi poi mi dettero la prima squadra, il materiale umano era da lavorare. In Eccellenza quell’anno giocammo con sette, otto quote e perdemmo i play out a Forcoli sbagliando un rigore al novantesimo. A parte gli scherzi penso che abbiano apprezzato il lavoro e la persona. Gli anni passano velocemente, siamo migliorati tutti insieme».

La Pls sembra un cigno, il Livorno un brutto anatroccolo. Che effetto le fa?

«La Pls è una novità, il Livorno è il Livorno, è la storia della città. Ci ho anche giocata, quindi so cosa significa. Potrà succedere che la Pls sostituisca gli amaranto come categoria, ma non sostituirlo nel cuore dei tifosi».

In questa stagione cosa le manca di più?

«Il pubblico. Andare allo stadio con 80 persone è triste, questi ragazzi si meriterebbero di sentire i tifosi. Su Facebook la partita di domenica scorsa è stata seguita da 1.500 persone. Mi accontenterei di venderne la metà allo stadio. Per noi sarebbe un successo».

Se le dico Pls in serie C?

«Un esempio recente simile al nostro c’è: l’Albissola dalla Promozione è arrivata in Lega Pro. Quindi penso che se succedesse il miracolo dovremmo provarci, e sono sicuro che troverebbero le risorse».

Lei è scaramantico?

«No direi, a parte andare a fare colazione prima della partita nello stesso posto (il bar Magrì in via Magenta ndr) e fare la stessa strada».

Quindi un po’ sì?

«Forse, sono piccole cose che aiutano a livello mentale».

Cosa dirà ai ragazzi prima della partita?

«Spiegherò la partita come faccio sempre, ma dal nostro punto di vista. Noi siamo come un gatto incazzato, trovarselo di fronte non deve essere mai piacevole che ci sia la Juve o l’Aglianese. Poi se ci sarà l’occasione farò una battuta, in fondo è un gioco, mica una guerra». —

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