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Livorno

«Giocando così non ce n’è per nessuno»

Andrea Masini
«Giocando così non ce n’è per nessuno»

Antonello Ricci esalta la Libertas dopo il colpo a Piombino «Pancia troppo piena, ma ora siamo ripartiti alla grande»

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Andrea Masini

LIVORNO. C’è poco da fare: vincere, nel mondo dello sport, è la soluzione a tutti i problemi. Di conseguenza la Opus Libertas 1947 dovrà continuare a farlo il più possibile, per imbottire la bisaccia di punti in vista di una seconda fase (di regular season) assai complicata al cospetto delle formazioni del girone A1 (romagnolo/piemontese).

Vincere ancora, sul parquet del Modigliani Forum: il calendario, infatti, scodella nelle prossime due settimane due match casalinghi contro il Pino Firenze (del coach livornese Marco Del Re) e la capolista (al momento di entrambi i gironi) Blukart San Miniato. Ottanta minuti di capitale importanza, come suggerisce Antonello Ricci, per dare continuità al blitz di Piombino e al tempo stesso per scalare la classifica.

Ricci, al Pala Tenda si è rivista la bella Libertas 1947 del primissimo scorcio di campionato. Cosa è scattato?

«Niente di particolare, se non il fatto che siamo riusciti ad alzare l'asticella in allenamento. Quando giochiamo in questo modo e con questa intensità, non ce n’è per nessuno. Il ritmo durante la settimana è la chiave per esprimere tutto il nostro potenziale».

Vincere è servito anche per scrollarsi di dosso un po’ di negatività.

«Sì certo. Non venivamo da un periodo facile (4 sconfitte su 5 in apertura di 2021, ndr) e potevamo fare soltanto due cose: continuare a piangere sul latte versato oppure reagire per tornare sui nostri standard. Sto lavorando in questa direzione per me stesso, ma soprattutto per il bene della squadra».

Cos’è che - invece - non ha funzionato nel mese di gennaio?

«Forse ci siamo sentiti 'arrivati' dopo il 4 su 4 iniziale e involontariamente abbiamo staccato un po’ la spina, complice pure la sosta natalizia. Ma il girone A2 non lascia scampo, nessuno regala niente a nessuno e quindi diventa fondamentale tenere sempre alta la soglia della concentrazione».

Lei nasce come guardia, un realizzatore puro. Ma coach Garelli, in alcuni frangenti, le affida pure le chiavi della squadra. Come cambia, se cambia, il suo approccio alle partite?

«Di tale aspetto avevo parlato con l’allenatore durante l’estate, dicendo che ero pronto a tutto per il bene della squadra. In effetti, negli ultimi anni ho giocato solo ed esclusivamente da guardia e lo preferisco perché ho più libertà di attaccare il ferro, tuttavia ad inizio carriera ho esordito in Serie A (a Teramo, ndr) da playmaker sotto la guida di un grande coach livornese come Alessandro Ramagli. Da play viene meno il mio istinto di attaccante, ma ci tengo a ribadire il concetto che la vittoria e il bene della squadra viene prima di tutto».

Analizzando l’andamento dei due gironi (A1 e A2), la Opus ha le carte in regola per ambire ai playoff?

«Siamo una squadra forte e credo fortemente che andremo ai playoff».

Cinque mesi che è a Livorno: cosa ci può dire della società Libertas e della città?

«Dal presidente Consigli a venire in giù, il club è sempre presente e non ci fa mai mancare niente. Ovvio che il doppio salto dalla C Silver alla Serie B non è un gioco da ragazzi, le dinamiche cambiano di parecchio. Abito in centro e devo dire che la città ha un gran bel fascino. Purtroppo quest'anno manca il rapporto che si crea con i tifosi a causa del Covid, ma rimango fiducioso per i playoff. Avremo bisogno del loro calore, se potranno essere presenti al palasport». —

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