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I tre segreti di Niccolai, leader calmo della Pls «Valentina, Vittoria e un po’ Ancelotti»

DARIO SERPAN
I tre segreti di Niccolai, leader calmo della Pls «Valentina, Vittoria e un po’ Ancelotti»

Livornese di scoglio, il tecnico si racconta tra calcio e vita privata «Derby con il Livorno? No, gli amaranto devono restare in serie C» 

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l’intervista

DARIO SERPAN

Se gli dicono che è tra i migliori allenatori in serie D lui ci scherza sopra, ma in fondo ci prova gusto. I timori d’inizio stagione sono una nube dissolta al sospiro del vento che soffia dalle Sorgenti e porta il salmastro in giro per la Toscana e l’Emilia Romagna. Le due regioni che interessano il girone D di serie D, dove la Pro Livorno Sorgenti è sempre più protagonista, tra lo stupore di chi neanche sapeva chi fosse questa piccola realtà di quartiere.

Al timone della squadra c’è Matteo Niccolai, alla sua settima stagione alla guida dei biancoverdi. Allenatore giovane e capace, visione moderna ma valori e semplicità che vengo dal passato, perché come dice lui «bisogna sempre ricordarsi chi eravamo». Lui lo sa bene, dato che la sua esperienza da allenatore tra i dilettanti è cominciata con un’amara retrocessione. Esonero conseguente? No, la società rinnova la fiducia e porta avanti con lui un programma che permette di salire dalla Promozione alla serie D in pochi anni.

E oggi eccoci a raccontare una favola. Come la vive il tecnico della Pls?

«È una bella soddisfazione e fa piacere far conoscere una realtà piccola come la nostra. Siamo tutti molto contenti e, in particolare, la squadra si rende conto di aver dimostrato più di quanto si aspettavano tutti. Stiamo viaggiando in business class».

Quali erano le speranze e i timori d’inizio stagione?

«Il salto di categoria e l’inserimento in un girone difficile come quello che stiamo affrontando indubbiamente destavano qualche pensiero, oltre alla necessità di valutare l’inserimento dei nuovi giocatori, a cui serve tempo per abituarsi. Ma per fortuna si sono adeguati tutti e anche se abbiamo avuto dei passaggi a vuoto le cose stanno andando bene».

Come ha adeguato i suoi metodi alla serie D?

«Molti allenatori studiano gli avversari nei minimi particolari, con tanto di video e analisi. Io, invece, continuo a pensare che sia la mia squadra a dover sapere come fare bene le cose in campo. Piuttosto che preoccuparmi di cosa fanno gli altri, penso a cosa voglio io e, di conseguenza, la mia squadra. La prima cosa è la prestazione: se giochiamo bene i risultati sono una conseguenza».

C’è qualcuno a cui si ispira?

«Mi è sempre piaciuto il modo in cui Ancelotti gestisce le partite. Ho letto il suo libro e approfondito le sue doti di “leader calmo”, ma che nello spogliatoio si fa sentire. In generale, sono un appassionato di calcio e guardo tutte le partite che mi capitano. Mi piacciono gli allenatori che vanno avanti per la loro strada e giocano senza adattarsi all’avversario».

Quando ha capito che sarebbe diventato anche lei un allenatore?

«Ho preso il patentino nel 2005 quando giocavo nel Picchi in serie D. Dato il mio ruolo da giocatore, pensavo già che avrei potuto iniziare ad allenare».

E da giocatore, chi sono i tecnici con cui si è trovato meglio e dai quali ha assorbito i primi rudimenti del mestiere?

«Penso a tre in particolare: Roberto Malotti, che ho avuto a Poggibonsi, tecnicamente preparato, grande motivatore e bravo a livello umano; Stefano Brondi, mi ha allenato nel Picchi e nel Versilia, mi ha trasmesso molte nozioni, il suo calcio se fatto bene è veramente bello; Andrea Pepi, lo avevo quando giocavo nel Sangimignano, altro intenditore di calcio e con cui ho legato umanamente».

Se la Pls va a gonfie vele, anche per lei si aprono scenari interessanti: se arrivasse una chiamata importante che farebbe?

«Dovrei prendere una decisione insieme alla mia famiglia. La mia vita viaggia su binari precisi, quindi dovrebbe trattarsi di una proposta irrinunciabile. Se così fosse, la prenderei in considerazione, ma so bene che non tutti gli ambienti sono uguali a quello che c’è alla Pro Livorno Sorgenti, dove mi hanno dato tempo, mi lasciano lavorare e c’è una grande sintonia tra società e staff tecnico».

Chi è Matteo Niccolai fuori dal calcio?

«Adoro la mia famiglia, mi piace vedere mia figlia Vittoria andare a cavallo oppure trascorrere del tempo a casa con lei e mia moglie Valentina, che mi supporta sempre. E poi lavoro dal 2001 alla Macelleria gastronomia Cinquini, dove ho imparato anche a cucinare, altra cosa che mi piace fare».

Da giocatore ha vestito anche l’amaranto, disputando 2 stagioni in serie C2: guardando il Livorno di oggi, ci pensa a un possibile derby con la sua Pls?

«Io spero che non accada, a meno che non saremmo noi a salire in serie C. Il Livorno deve stare tra i professionisti, sarebbe davvero triste vederlo in serie D, perciò mi auguro che ritrovi un assetto societario degno e spero che riesca a mantenere l’attuale categoria».

All’Armando Picchi, intanto, domenica arriverà la Marignanese e poi ci saranno altre due sfide con avversari di seconda fascia: come fare per allungare la serie positiva dei biancoverdi?

«Siamo livornesi e sappiamo i rischi che corriamo per la nostra indole. Per questo dobbiamo lavorare ed evitare di sottovalutare queste tre gare. Ma il gruppo è maturato molto e io mi fido dei ragazzi. Se vogliamo continuare a stare in alto possiamo solo dare il massimo ogni domenica». —

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