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Livorno

Coach Bechi riparte dalla serie A ungherese: «In Italia poche novità, qui sembra Biella...»

Francesco Parducci
Coach Bechi riparte dalla serie A ungherese: «In Italia poche novità, qui sembra Biella...»

L’ex allenatore livornese torna all’estero dopo l’esperienza in Ucraina: «Situazione complicata a livello di classifica, ma l’ambiente è super»  

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LIVORNO.  Luca Bechi si è rimesso in gioco. Il coach livornese, fermo nella scorsa stagione, riparte dall’Ungheria, in quella è che è la sua seconda esperienza fuori dai confini italiani, la prima nella stagione 2012/2013 a Mariupol, Ucraina, con il raggiungimento della finale scudetto. Questa volta sarà, probabilmente, più dura. Lo Zte Zalakeramia naviga nei bassifondi della classifica del massimo campionato ungherese e il compito che attende Bechi è, intanto, quello del raggiungimento della salvezza. Per adesso però, sono arrivate due sconfitte in altrettante gare per il coach livornese: dopo il ko all’esordio è arrivata un’altra delusione.

«Ma avevo desiderio – dice Bechi raggiunto al telefono in Ungheria – di una nuova esperienza all’estero, il basket italiano in questo momento mi sembra molto uguale a se stesso, privo di novità. Con lo Zte non è stata questa la prima volta che ci siamo sentiti: già in passato c’erano stati un paio di contatti senza che poi si concretizzasse niente, questa volta la trattativa è andata avanti fino alla firma e ora sono qui».

Dove, di preciso?

«Zalakeramia è una cittadina di 60. 000 abitanti a circa 210 chilometri da Budapest, verso il confine sloveno. Il club, al di là delle difficoltà attuali, è un club importante nella geografia del basket ungherese: ha cento anni esatti di storia, fondato com’è stato nel 1920, ha vinto quattro volte il campionato, l’ultima delle quali nella stagione 2009/2010 e 4 Coppe d’Ungheria. Hanno un bellissimo impianto, moderno, da 4. 000 posti. Insomma, non sono certo venuto nel terzo mondo cestistico. Il clima non è quello di Livorno ma nemmeno terribile. Diciamo quello di una nostra città del nord, tipo Biella dove sono stato 8 anni, dovrei essere abituato...»

Che ambiente ha trovato?

«Buono, molto positivo almeno per ora. La squadra è tranquilla, tutti gli stipendi sono stati regolarmente pagati (in roster ci sono 2 croati e tre statunitensi, ndr) e i giocatori non avvertono particolari tensioni. Anche lo staff mi sembra di ottimo livello e professionalità. Certo, non è una situazione facile quando sei nei bassifondi della classifica e da ogni partita può dipendere il campionato, d’altra parte se la loro fosse stata una situazione facile oggi non sarei qui. Sappiamo tutti benissimo che quando subentri a stagione in corso vai a lavorare in situazioni non semplici, dove qualche difficoltà c’è. Speriamo di poter far bene».

La carriera di Bechi, 51 anni da compiere a marzo, comincia in via Cecconi, alla fine degli anni Novanta. Con una squadra rimasta celebre nella storia del settore giovanile livornese (imbattuta per 4 anni e guidata da Jacopo Giachetti, tutt’ora attivo, a 38 anni) in Legadue vince un titolo nazionale allievi nel 1998.

Il debutto in serie A è due anni dopo, nell’allora Basket Livorno, come vice di Alessandro Ramagli che seguirà l’anno dopo a Bielle. Dopo 4 anni di assistentato, altri 4 da capo allenatore sempre nella città dei filati, raggiungendo il punto più alto sia nella storia del club piemontese, sia della carriera: semifinale scudetto persa 2-3 contro Virtus Bologna (2009).

Una stagione sfortunata a Brindisi (A1, retrocessione arrivata all’ultimo tiro dell’ultima partita), prima dell’avventura in Ucraina, poi una stagione a Bologna, una promozione in A1 alla guida di Torino, un altro campionato di A1 a Roma, prima dell’ultima panchina a Cento in Legadue. E ora si riparte dall’Ungheria. Perché, come disse una volta Dan Peterson: «Se vuoi fare questo mestiere, devi sempre avere una valigia pronta». E Bechi l’ha sempre tenuta all’ingresso di casa, sempre pronto a partire per una nuova avventura. —


 

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