Gioco
«Ragazzi che ho visto crescere poi qualcuno mi ha fatto fuori»
Parla Alessandro Doga, ex responsabile del settore giovanile
l’intervista
Cinque anni da giocatore, uno da allenatore nel settore giovanile di cui è stato responsabile dal 2013 al 2018. Alessandro Doga è una bandiera del Livorno e oggi soffre per la situazione in cui versa la società, ma è orgoglioso dei ‘suoi bimbi’.
Che effetto le fa vedere tutti questi ragazzi in prima squadra?
«Bello. Sono contento soprattutto per chi ha collaborato in quegli anni. Li porto tutti nel mio cuore. Il lavoro del settore giovanile dà i frutti dopo qualche anno e molto spesso chi ha creato le condizioni per ottenere quei frutti non è in grado di vederli».
Come è accaduto a lei?
«Beh sì. Ho terminato la mia esperienza prima di vederli approdare in prima squadra. Tuttavia sono molto felice per loro, anche se ho un retropensiero che mi amareggia».
Quale?
«Mi dispiace che il lavoro fatto non sia stato sufficientemente valutato come spesso accade nel settore giovanile. C’è rabbia e sconforto. Spesso mi domando se ne è valsa la pena».
E la risposta qual è?
«Sì, ne è valsa la pena, anche se personalmente sono un po’ deluso dalla pessima gestione della mia vicenda, una gestione figlia di cattiverie di individui che purtroppo hanno cercato sempre di minimizzare l’operato degli altri perché non sono in grado, loro per primi, di lavorare bene».
Tornando ai suoi ragazzi, stanno andando davvero bene…
«Mi sarebbe piaciuto che il loro esordio fosse avvenuto per una programmazione dettata da una società presente nella gestione del settore giovanile. Certo, questi giovani giocatori sono stati bravi a farsi trovare pronti, ma metterli dentro tutti insieme è un rischio. Per loro».
Come si costruisce un buon settore giovanile?
«La mia risposta parte da un ragionamento su questi giocatori. Si tratta di ragazzi in gamba, perbene, educati e che conoscono il significato della parola 'rispetto'. Lo stesso rispetto che - abbinata a una stima reciproca - il Livorno dava alle società del comprensorio con cui aveva instaurato una collaborazione proficua. Ecco: se si lavora bene sul territorio, i giocatori giovani e bravi si possono trovare. Altrimenti si fa fatica e non c'è possibilità di aiutare una società a crescere». —
F.P.
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