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Cento di questi fischi: Matteo Liperini firma il nuovo record di arbitraggi in serie A

D.S.
Cento di questi fischi: Matteo Liperini firma il nuovo record di arbitraggi in serie A

Oggi dirige Padova-Valorugby e così entra nella storia «Il rugby è una passione. E punto a un’altra finale scudetto»

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LIVORNO. Sapete chi è il primo arbitro italiano a raggiungere il traguardo delle 100 partite dirette nel massimo campionato nazionale di rugby? Un livornese, Matteo Liperini, che raggiungerà l’ambito traguardo oggi quando arbitrerà la gara Argos Petrarca Padova – Valorugby Emila in programma all’Argos Arena di Padova alle ore 15.

Cento di questi giorni viene da dire, anche perché non sarà una partita qualunque, bensì un match di cartello in Top10. La classifica, causa Covid-19, non è allineata, ma al momento il Valorugby spalleggia in testa con Rovigo a 22 punti, quindi segue il Petrarca a quota 17. «È una partita importante – esordisce Liperini – tra due delle candidate al titolo, perciò sono contento di festeggiare la mia centesima direzione in questa occasione».

E che effetto fa? Liperini spiega: «Vivo il momento con serenità, ma mi rendo conto di essere quasi arrivato alla fine di un percorso. L’età media degli arbitri si è abbassata molto in Top10 e io credo che sia giusto dare spazio ai giovani. A 38 anni sono tra i più anziani della categoria, ma ho ancora voglia di arbitrare. Anzi, ho l’obiettivo di dirigere la terza finale per lo scudetto».

Sì perché Matteo Liperini ne ha già dirette due di finali nazionali: la prima nel 2016 a Rovigo tra i padroni di casa rosso-blu e il Calvisano (partita vinta dai rodigini); la seconda due anni più tardi al Plebiscito di Padova, gara in cui il Petrarca ha prevalso sul XV di Calvisano.

Ma facciamo un passo ancora più indietro. Liperini, prima di iniziare 12 anni fa la sua eccezionale carriera di arbitro, ha giocato, in prima linea, numerose partite sia nelle formazioni giovanili del Livorno Rugby (è stato anche tra i protagonisti del titolo italiano under 18 colto nel 2000), sia in prima squadra. Era già nell'organico dei seniores nella stagione 2000/01, l'ultima vissuta dai labronici nella massima divisione nazionale (all'epoca A1).

Poi la scelta di smettere i panni del giocatore e intraprendere la carriera di arbitro. «Per un infortunio alla spalla, con tanto di intervento di chirurgico, decisi di smettere di giocare. Così nel 2008 ho fatto il corso e ho preso l’abilitazione per diventare arbitro. Ricordo gli esordi nei campionati giovanili e poi la mia prima direzione in serie C regionale in un Catania – Messina: serviva un arbitro di un’altra regione e decisero di mandare me; ero preoccupato, ma per fortuna andò tutto bene e quella partita dette lo slancio alla mia carriera».

Il fischietto labronico scala le categorie e nel 2010 debutta nella massima serie, allora Eccellenza, dirigendo il match tra L’Aquila e Rovigo. All'estero ha arbitrato gare di Guinnes Pro12, 6 Nazioni B e fatto da assistente in Champions Cup e Challenge Cup, un po’ le corrispettive della Champions League e dell’Europa League nel calcio. Già, il paragone si scomoda, ma nel rugby anche per gli arbitri non girano certo le stesse cifre che nel pallone: «Il paragone non regge – conferma Liperini -, noi prendiamo dei rimborsi, ma chi arbitra nel rugby lo fa soprattutto per passione».

Classe 1982, Matteo vive a Livorno e lavora come perito per uno studio ligure. Oggi è anche un formatore, l’ex allievo si è fatto grande e ora insegna ai più giovani: «A Livorno c’è un terreno fertile su cui bisogna lavorare – dice -. Chi gioca è spesso scettico all’idea di diventare arbitro, ma posso assicurare che ci si diverte e poi tanti big e stadi prestigiosi io li ho conosciuti da arbitro, non da giocatore».

Ultima, doverosa, domanda: a chi dedica il traguardo delle 100 direzioni arbitrali? O comunque chi ringrazia per averlo raggiunto? «Tante persone mi sono state vicine, ho incontrato molti compagni di viaggio. In particolare, ringrazio i presidenti degli arbitri Mauro Dordolo e Maurizio Mancini e il mio primo coach Giuseppe Pera. E poi dico grazie a tutti gli arbitri, colleghi e amici». —

D.S.

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