Gioco
Il baby-Livorno così non va lontano subito rinforzi o si va nei dilettanti
Un gol per tempo e la Pro Patria passa al Picchi. Situazione compromessa: necessari fideiussione e acquisti
Alessandro Bernini
livorno. Non si inventa niente nel calcio. Si, puoi metterci il cuore e sopperire a una differenza medio-minima, ma quando sei “troppo peggio” il finale è scritto: perdi. E il Livorno perde perché oggi non è una squadra presentabile. Chiariamo subito: non è certo colpa di questi ragazzi (anzi, ragazzini…) se arriva una Pro Patria qualsiasi e dopo un quarto d’ora è già in vantaggio 1-0 più un palo colpito. Loro cosa devono fare? Provate a leggere la formazione e scoprirete che nell’undici iniziale non c’era neanche un giocatore che sulla carta in questa stagione doveva giocare titolare. Forse solo Gemignani. Non Stancampiano (che era arrivato per fare la riserva di Furlan), non i tre centrali che si sono ritrovati lì quasi per caso dopo la svendita di Gonnelli e Gasbarro e il ko di Di Gennaro, non Haoudi che a inizio stagione era un aggregato, non Morelli o Piccoli, e neanche Mazzeo e Braken che avrebbero fatta panca ci fosse stato un attaccante mica fenomeno ma almeno 15 gol a stagione.
La speranza è che questo nostro pensiero sia condiviso anche dai dirigenti. Perché non si può nascondere la realtà dei fatti. Oggi il Livorno, con questa formazione, è destinato a franare in serie D. Poi ci sarebbe da scrivere un libro sulle colpe di essere adesso in questa situazione, ma ci sarà modo di farlo più avanti. Intanto tutti devono prendere atto che senza fideiussione e senza rinforzi (e non altri “bimbi” ma giocatori pronti) il finale purtroppo è scritto.
Guardate la classifica. Siamo penultimi ma sotto di noi c’è una Lucchese viva (ieri ha pareggiato in rimonta a Lecco) mentre i nostri punti sono frutto di una squadra dove c’era il miglior centrocampista della serie C (Agazzi) e altri tre titolari (Marsura, Porcino e Murilo) che magari non erano fenomeni ma di certo erano più forti di ragazzi usciti dalla Primavera.
Non è un fatto di “impegnarsi” o non “impegnarsi”: nel calcio ci sono dei valori assoluti dai quali non si scappa. E la Pro Patria, squadra di medio valore, ha comunque sempre dato la sensazione di poter comandare la partita. Lo 0-2 finale non è certo una mazzata nella forma, e anzi nel finale il Livorno ha pure avuto un paio di palloni per portarsi sul 2-1. Ma bisogna essere onesti: non abbiamo mai avuto la sensazione di poterla riprendere, di poter portare a casa almeno un pareggino.
E non c’è voluto tanto tempo a capire che la partita si stava incanalando come temevamo. La Pro Patria nel giro di venti minuti prima ha colpito un palo con Parker e poi è passata in vantaggio con tiro dai 25 metri di Spizzichino. Tranne un cross di Braken, spizzicato da Mazzeo e finito a scheggiare il palo, il Livorno non ha avuto occasioni vere.
Così a inizio ripresa è arrivo pure il 2-0 firmato da Parker che in pratica ha chiuso la partita. Dal Canto ha provato qualche cambio ma in panchina c’era una banda di minorenni che più di tanto non poteva fare. Insomma, è finita come doveva finire. —
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