Gioco
Dal Canto, il baluardo amaranto «Resisto, con o senza nuovi giocatori»
Fabrizio Pucci
LIVORNO. Se ci fossero ancora le Brigate Autonome Livornesi, Alessandro Dal Canto non sarebbe semplicemente l’allenatore degli amaranto: sarebbe molto di più. Per atteggiamento, orgoglio, serietà, sarebbe “l’ultimo bandito”, inteso come ultimo baluardo. Dopo tutto è davvero così.
ADC è un uomo solo al comando, in mezzo alla tempesta societaria che gli ha tolto giocatori fondamentali (in tempi diversi Bresciani, Boben, Gasbarro, Gonnelli, Bogdan, Agazzi, Marsura, Porcino e Murilo) ma non la voglia di lottare.
Sì, perché questo cocciuto quarantacinquenne veneto, non l’unico a non arrendersi. Mai. Neanche dopo che alla sua squadra sono stati tolti i pezzi più pregiati, quelli che in serie C avrebbero potuto fare la differenza in questo campionato dai contenuti tecnici modesti.
Non conosce la parola “resa”, Dal Canto e lo ha fatto capire – con occhio fiero e parole chiare come il sole – dopo l’immeritata sconfitta di Como: «Al di là del modulo – ha dichiarato - la squadra ha la propria identità. Nell’ultima partita prima di Natale, non abbiamo mai sofferto e anzi, in inferiorità numerica siamo andati meglio. La prestazione è stata confortante. Siamo costretti a partire proprio dalle prestazioni. Sappiamo che dobbiamo masticare per guadagnarci la permanenza in categoria, ma se lo spirito è questo siamo altamente fiduciosi».
LA DIASPORA
Il problema è che a Como in campo c’erano Agazzi e Porcino, che domani alla ripresa degli allenamenti non ci saranno. Era già invece uccel di bosco Marsura, mentre Murilo era rimasto a casa per squalifica.
Da gennaio la rosa sarà ancora più debole e la salvezza rischia di diventare una chimera. Eppure Dal Canto non batte ciglio: «Dal mio punto di vista è meglio che io pensi a lavorare con i giocatori che ho a disposizione. Se arriverà qualcuno meglio, se saremmo questi, con questi mi arrangerò».
E questo non significa che al tecnico amaranto vada bene qualsiasi opzione. Con i fatti e con le parole ha dimostra di non essere lo scendiletto di nessuno dei tanti dirigenti o pseudo-tali passati per la sede del Livorno. L’allenatore spiega: «Certe situazioni esulano dalla mia competenza e dalla mia area dove l’unica preoccupazione che ho è portare la barca in porto nel miglior modo possibile».
E magari senza subite troppi torti dai direttori di gara. E quando si parla di cose di campo Dal Canto libera le proprie idee: «Con noi la classe arbitrale non ha fatto faville. Lo dico dopo 17 giornate durante la sosta natalizia. Fin qui abbiamo avuto il minino indispensabile a favore, mentre nelle situazioni mezze e mezze, ci hanno sempre dato contro. E’ opportuno stabilire che in questo campionato c’è anche il Livorno».
Da rispettare. E rinforzare, perché dal 10 gennaio non è più possibile perdere terreno altrimenti si rischia davvero di rendere tutta in salita la strada verso la salvezza. —
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