Gioco
Libertas 1947 avanza di tre Casella e sogna: «Questo è un gran gruppo, ecco perché»
Terza vittoria consecutiva e primato in campionato. In campo spunta il nuovo leader: «Che emozione giocare al PalaModì, e ora aspetto i tifosi»
LIVORNO. Dove tutto è iniziato: Andrea Casella, nel 2009, era un baldo 18enne in rampa di lancio e fu chiamato dal Basket Livorno, per completare il roster di coach Sandro Dell’Agnello. Poi un costante girovagare per la penisola, con ben 12 canotte indossate in altrettante stagioni (dalla B alla Serie A) e l’apice toccato nel 2012/2013 con la vittoria della Supercoppa Italiana e la partecipazione alle Coppe Europee in forza alla Pallacanestro Cantù. Una carriera da specialista, che lo scorso settembre si è diretta a Livorno (sponda Libertas 1947): il ragazzo (originario di Ghezzano) si è unito al roster di coach Gigi Garelli fin dal primissimo giorno di raduno, salvo poi firmare un accordo annuale all’alba di una regular season iniziata con 18.6 punti di media a partita.
Andrea, quali sono i motivi che l’hanno spinta a scegliere la Libertas 1947?
«Dopo tanti anni in giro per l’Italia, ho sentito il bisogno di avvicinarmi a casa e l’incertezza e le problematiche legate alla pandemia hanno determinato senza dubbio. Il contatto con la Libertas 1947 è nato per caso: cercavo una squadra con la quale potermi allenare, loro mi hanno dato disponibilità e strada facendo abbiamo raggiunto un accordo».
Si sente già leader di questa squadra?
«All’interno dello spogliatoio non c’è una figura che spicca sulle altre, ma diversi giocatori con esperienza e capaci di guidare la barca nel momento necessario; a me hanno sempre insegnato a dare l’esempio e così farò con i più giovani».
Secondo la sua esperienza - addirittura in Europa - fino a dove potrà spingersi la Opus?
«Non sono mai stato bravo al fantabasket (ride, ndr), ma sono convinto che la Libertas 1947 sia un gruppo con un grande potenziale. Ogni giorno riusciamo a migliorare un aspetto del nostro gioco, dettagli che non so dire dove ci condurranno ma sicuramente tra di noi c’è grande armonia. I calcoli lasciano il tempo che trovano, figuriamoci in una stagione funesta come quella che stiamo vivendo…».
Che sensazione ha provato, dopo 11 anni, nel tornare a giocare sul parquet del Modigliani Forum?
«Come varcare nuovamente la porta di casa: non ricordo chi avevo accanto, forse Toniato (che è un ’98), ma al primo allenamento avevo i brividi dall’emozione. Per miei gusti personali, il Modigliani Forum sta dietro soltanto al Pala Dozza di Bologna. Ed io ho avuto la fortuna di vederlo pieno da bambino, ma anche da giocatore con un po’ di pubblico. Quello che, purtroppo, manca in questo avvio».
Quanto vale, ad oggi, la vittoria di Chiusi?
«Tantissimo: delle tre conquistate fino ad ora è sicuramente la più preziosa, su un campo difficile e al cospetto di una formazione dai valori assoluti. In tutti questi anni ho imparato che una vittoria va presa sempre e comunque, non importa come, l’importante è portarle via e che al match di ritorno penseremo successivamente».
E quanto crede che influirà il Covid nell’economia del campionato?
«Non dico che sarà un fattore determinante, ma quasi. Riprendo le parole di Ettore Messina, sostenendo la tesi che quest’anno i campionati li vincerà chi avrà più costanza e di conseguenza meno blocchi a causa del virus. Non ci sono mezze misure, e una leggerezza potrebbe davvero compromettere un cammino. In linguaggio finanziario si direbbe, bisogna gestire il rischio al massimo e proteggere il capitale umano. Al tempo stesso ne fa le spese l’emotività, ma bisogna adeguarsi».
Sulla carta, incontrare le romagnole e le piemontesi una sola volta nella seconda fase, crede possa essere un vantaggio?
«Quando si gioca una partita secca, tutti i valori reali vanno a farsi benedire. Quindi se da un lato vincere significa aver in tasca un eventuale scontro diretto, dall’altra in caso di sconfitta non c’è poi modo di ribaltare. Ripeto, siamo nel bel mezzo di una stagione che è bene vivere alla giornata».
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