Gioco
«Non camminavo più, ora spero di riportare i miei figli in braccio»
L’ex portiere si è sottoposto a un intervento chirurgico alla schiena sul suo profilo Facebook ha raccontato l’odissea iniziata al Chelsea
la lettera
Marco Amelia
In tanti mi chiedete cosa ho fatto o cosa sia successo. Circa 4 anni fa durante l’ultima stagione al Chelsea con Mourinho e Hiddink ho iniziato a sentire delle problematiche alla schiena e alle anche. Rientrato in Italia ho iniziato a cercare di capire cosa fosse, ma da esami e test non si capiva nulla, insieme al mio amico Emanuele Giannini abbiamo fatto dei test e qualche iniezione di acido ialuronico per cercare di sentire meno dolore e per dare una mobilità migliore. Questo mi ha permesso di tornare a giocare: a Vicenza per 4-5 partite, ma ogni fine allenamento o partita il dolore aumentava sempre di più. Tornai a casa e iniziai a pensare al peggio. Dovetti decidere di smettere anche se volevo ancora continuare. Ho pianto e anche tanto, non l’ho dato a vedere, non mi piace farmi vedere debole ma credo che le persone vicine a me, mia moglie su tutti se ne siano accorte nonostante tutto.
Decido di andare a studiare a Coverciano per diventare un buon allenatore. Preso il patentino ho iniziato ad andare in panchina. Nel mentre comunque il dolore continua ad aumentare. Ho iniziato a camminare male anche se mi sforzavo soprattutto in pubblico di non farmi vedere sofferente.
Non riuscivo a prendere più in braccio i miei figli, non riuscivo più neanche a correre e la mia vita stava prendendo una strada difficile, non riuscivo a mettere i calzini, infilarmi i pantaloni e allacciare le scarpe. Poi un giorno vedo una conferenza stampa di Andy Murray in Australia, piangeva e raccontava che non ce la faceva più parlava dell’anca. Inizio ad approfondire la sua storia e mi dico che di sicuro abbiamo lo stesso problema. Qualche mese dopo lo vedo rigiocare: stava bene. Mi informai e vidi che lui aveva fatto questa operazione di anca, “Hip resurfacing surgery”, non la classica protesi ma un intervento invasivo. A questo punto decido di fare l’operazione. Adesso l’ho fatta. A breve inizierò la rieducazione col sogno di tornare a prendere in braccio i miei figli, di portarli a letto quando si addormenteranno sul divano o nel nostro letto, sogno di mettermi i calzini da solo, di mettere le scarpe e allacciarle, sogno di stare insieme a mia moglie senza soffrire, di giocare con mio figlio e magari corrergli dietro. —
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