Gioco
«Se vanno via Carrano, Heller e Mariani sono pronto a tornare e salvare il Livorno»
Rosettano Navarra tende una mano agli altri soci: «Serve una maggioranza solida, ho un piano ma va fatto subito»
LIVORNO
Era il punto di riferimento della nuova società, l’unico imprenditore solido e affidabile in mezzo a troppi punti interrogativi. Poi il caos, la guerra con gli altri soci, il passo indietro. Un mese e mezzo ai margini, seguendo tutto da lontano.
«Ho lasciato la palla in mano alla maggioranza, ma non ci voleva la squadra mobile per capire come sarebbero andate le cose», dice oggi.
E oggi Rosettano Navarra, che ha ancora il 21% delle quote ed è l’unico dei nuovi azionisti ad aver messo soldi nel Livorno, sembra pronto a riprendere in mano la società amaranto. Con l’obiettivo di salvarla dal baratro, con un programma preciso e un investimento non indifferente. «Ma c’è poco tempo - spiega Navarra - entro il 15 bisogna assolutamente rispettare alcune scadenze (servono 800mila euro tra stipendi, F24 e altre spese, ndr) e per salvare la baracca dobbiamo intervenire qualche giorno prima, altrimenti il destino è segnato. Non mi nascondo, lo sapete: io sono pronto a intervenire anche domani mattina, ma prima qualcuno se ne deve andare».
Navarra, perché si è defilato nell’ultimo mese e mezzo?
«A un certo punto, dopo aver alzato la voce per mettere in risalto tutti quei problemi tra i soci, mi sono guardato allo specchio e mi è venuto il dubbio che fossi io il problema».
Ma da quel momento la situazione è precipitata.
«C’è stata una guerra contro di me. Pensate che oggi sono costretto a difendermi da due deferimenti per inadempienze altrui: uno riguarda gli stipendi pagati in ritardo a ottobre per colpa di quella banchetta (Cerea, ndr), l’altro dipende dal fatto di aver presentato due fideiussioni».
Come pensa di poter salvare il Livorno?
«Ho studiato un percorso. Serve qualche giorno, è l’ultima spiaggia».
Quali sono le tempistiche?
«Conosco perfettamente la situazione. Un piano di uscita esiste, ma per rispettare le scadenze del 15 bisogna riprendere tutto in mano entro il 10. Purtroppo qui c’è da rifare qualsiasi cosa: pagare, saldare, presentare la fideiussione… Qualcuno ha buttato via 60 giorni e ora deve andare via».
Si riferisce a Heller e Mariani?
«Serve onestà. Io non ce l’ho con loro, ma il socio a cui sono legati non ha messo soldi nel Livorno e quindi farsi da parte sarebbe un atto di dignità».
Neanche Carrano si è dimesso.
«Anche l’ultimo consiglio di amministrazione ha portato a un rinvio. Alcuni continuano a chiamare in causa gli altri per la ricapitalizzazione, ma intanto pensino a mettere la loro parte visto che hanno la maggioranza relativa».
Ma sarebbe disposto a rilevare anche il 100% della società?
«Da soli non si va da nessuna parte. La mia idea è quella di avviare un percorso che presupponga la maggioranza, stavolta la maggioranza assoluta».
Con Aldo Spinelli al suo fianco?
«Alla famiglia Spinelli l’ho proposto mille volte, ma poi non mi hanno più risposto. Vedremo, ora so chi sono gli altri soci e conosco bene la situazione. Sia chiara però una cosa: non voglio essere un uomo solo al comando».
Ci sarebbe però il nodo delle vecchie spese di gestione da coprire: stipendi arretrati, affitti non pagati…
«Lo ripeto: ho un piano di uscita, ma preferisco non entrare nei dettagli. Bisogna intervenire subito, in queste ore. Basta con il bonifico oggi e il rinvio a domani, qui la situazione è grave: Ghirelli (presidente della Lega Pro, ndr) mi ha chiamato più di una volta, mi aspetto anche una decina di punti di penalizzazione».
Ma al di là della penalizzazione, qui c’è il rischio di sparire dal calcio professionistico.
«Lo so, ma l’avevo detto in tutte le lingue chi sono questi personaggi che si sono avvicinati al Livorno. Ora voglio fare questo tentativo per salvare le cose. E salvare le cose significa mettere mano al portafogli. Io ci metto la faccia e i soldi, ormai mi conoscete». —
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