Gioco
Sara e il basket: un’affare di famiglia «In casa Ceccarini è un classico»
LIVORNO
Il campionato a singhiozzo per la pandemia del Covid-19, ha bloccato ancora un volta la truppa livornese del Jolly Acli che ha dovuto rinviare, a data da destinarsi, la trasferta in casa della prima della classe E-Work Projet Basket Faenza, vista la positività di alcuni elementi del team faentino.
La giovane compagine livornese, che dopo nove giornate – due delle quali da recuperare – ha ottenuto due successi, sta confermando di essere in crescita. Sara Ceccarini, playmaker livornese doc, classe ’99, figlia d’arte di papà Gianluca play della Libertas ai tempi d’oro, già protagonista nelle passate stagioni in maglia rosablù, fa il punto della situazione. «All’inizio siamo partite con qualche difficoltà. Squadra nuova, compagne nuove e c’è stato bisogno di fare conoscenza. Oggi il gruppo c’è, si sta creando un’ottima sintonia tra di noi, sia in campo che fuori. E credo che questo si rispecchi nei risultati che pian piano stanno arrivando. Anche domenica infatti, contro una squadra blasonata come Brescia, siamo state in grado di giocarcela punto punto con una buonissima prova difensiva».
È mancato l’attacco…
«Eh sì. Stiamo faticando in attacco, ma su questo ci stiamo lavorando e anche parecchio. Settimana scorsa abbiamo rivisto schemi e situazioni che nel futuro ci potranno solo essere utili».
Il Covid sta imperversando obbligandovi a cambiare le cose in corsa.
«Questa situazione non è facile, ma speriamo che presto tutto possa tornare alla normalità per la vita, e di conseguenza anche per lo sport in generale».
Lei sta facendo, anche a detta di coach Pistolesi, passi da gigante, diventando sempre più leader?
«Quando scendo in campo cerco sempre di dare il massimo e di farmi sempre trovare pronta. La crescita deve essere continua, e, specialmente in un campionato come questo che non fa sconti per nessuno, con squadre strutturate e complete, non possiamo restare indietro».
Ad inizio stagione per il Jolly Acli l’obiettivo primario era la salvezza.
«E rimante quello. Oggi è una meta lontana ma dobbiamo arrivarci e faremo di tutto per ottenerla. Stiamo ingranando come gruppo e abbiamo due tecnici di spessore che ci stanno indicando la giusta via. Con Pistolesi ci conosciamo ormai da 4 anni ed ho un buonissimo rapporto, ed anche con Ferretti, anche se arrivato solo quest’anno, le cose stanno andando molto bene».
Sara fuori dal basket cosa fa?
«Studio a Pisa. Sono al terzo anno di Scienze del Servizio Sociale e mi auguro entro un anno di laurearmi, inoltre sono istruttrice di minibasket all’Invictus, attività che però vista l’emergenza sanitaria, almeno per adesso, è sospesa».
In famiglia il basket immaginiamo sia pane quotidiano visto che anche la zia Cristina è stata pivot di spicco nel femminile degli anni ’80/’90.
«Certamente mio padre mi ha trasmesso la passione per la pallacanestro. Quando ero bambina andavo a vederlo giocare e tuttora, quando c’è bisogno, quindi sempre (ride... ndr), mi dà consigli e di questo sono molto contenta».
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