Gioco
Intanto tra mille difficoltà Dal Canto sta provando a tenere unito il gruppo
LIVORNO
Il Livorno viaggia a velocità ridotta perché appare sfiduciato, infeltrito come certi maglioni di lana dopo un lavaggio sbagliato. La macchinina amaranto, insomma, ha le gomme sgonfie ed è normale che sia così. Le oscure vicende societarie adesso pesano come un macigno sull’umore dei giocatori. Il gruppo ha tenuto botta per mesi. Ha aspettato e invano sperato che alle parole dei dirigenti seguissero i fatti.
Adesso i giocatori, nonostante le sollecitazioni di un encomiabile Dal Canto, dànno la reale sensazione di scendere in campo senza la dovuta serenità.
I pezzi pregiati – che saranno liberi a fine 2020 – o non giocano (Marsura è infortunato, Porcino domenica è rimasto in panchina per scelta tecnica) o non incidono come accaduto a Murilo. Infine c’è Agazzi al quale - in questa categoria così povera tecnicamente – è sufficiente giochicchiare per risultare decisivo per dispersione là in mezzo al campo. Il ragazzo, però, sembra aver smarrito nelle pieghe di questa nuova stagione da incubo il desiderio di sbattersi come ha fatto nei due anni e mezzo precedenti.
Il cielo sopra il Livorno, quindi, volge al tempestoso. Alessandro Dal Canto sta provando a fare buon visto a cattiva sorte. Domenica ha pure rimescolato le carte. Ha sperimentato il modulo con il trequartista (Haoudi), ma di fatto gli unici guizzi sono arrivati dalle corsie esterne dove Gemignani e Parisi – per atteggiamento e intensità – sembrano infischiarsene dei guai societari. Il problema è che davanti non c’è nessuno in grado di buttarla dentro. Mazzeo, nel suo fare il pendolo tra attacco e centrocampo, finisce di non essere né carne, né pesce. Murilo combina poco e allora ecco che diventano determinanti le situazioni da palle inattive nella speranza che Di Gennaro non smarrisca la vena di bomber, proprio lui che è un difensore.
Intanto la classifica inizia a perdere ossigeno. Figuriamoci che cosa succederà quando fioccheranno le penalizzazioni. Altro che apnea! Ma alla fine di tutto. Che cosa c'è da imputare a questi giocatori e all'allenatore? Assolutamente nulla sul piano dell'impegno e della dedizione. Certo: i tanti punti persi nei minuti finali e qualche distrazione fatale sono una zavorra. Tuttavia resta valido un concetto espresso all'inizio del campionato quando la squadra giocava bene e faceva risultato: se la società fosse all'altezza di Dal Canto e dei suoi ragazzi, adesso saremmo al posto del Renate. —
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