Il Tirreno

Livorno

La rabbia dei club sul caos societario «Tanti discorsi e zero fatti, ora basta»

Alessandro Bernini
La rabbia dei club sul caos societario «Tanti discorsi e zero fatti, ora basta»

Anche la parte moderata del tifo scende in campo. «Ci vuole rispetto per la maglia. Spinelli, ma a chi hai ceduto?»

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Sono storicamente la parte moderata del tifo. Quelli che non arrivano mai a contestate. Eppure stavolta alzano la voce pure loro. Stufi di una situazione societaria davvero penosa.

«Chi non ha capito cosa ci aspetta, purtroppo lo capirà presto», tuona Corrado Nastasio, presidente del club Porto. «Dentro la società sono entrati una serie di personaggi il cui passato nel mondo del calcio parla chiaro. E non ci raccontino di progetti perché la verità è che fino a oggi non hanno versato nemmeno 10 centesimi nel Livorno. Noi tifosi siamo stufi. E Spinelli non può stare alla finestra: lui ha sempre detto che ci avrebbe lasciato in buone mani, e ecco invece come ci ha lasciati. Siamo vicini a Dal Canto e ai giocatori ma speriamo che ci sia presto un cambiamento ai vertici societari perché così non si può andare avanti».

Molto preoccupato anche Nedo Di Batte, presidente del club Campanile: «Un fatto è' certo: la situazione non ci piace per niente. Spinelli si è tolto il dente lasciando la squadra in balia dei venti ,”scheggiando” di fatto la sua immagine e ridimensionando di fatto il valore di quanto fatto negli anni della sua gestione. Tutto quello che è successo in questi mesi è stato paradossale. Bisogna che questa commedia finisca. Il Livorno adesso ha bisogno di certezze, i nostri calciatori hanno bisogno di tranquillità. È intollerabile che si navighi nei bassifondi di un campionato di serie C come questo. Chi in questo momento gestisce la società deve sapere che se le cose verranno fatte nella maniera “dovuta” noi saremo pronti a sostenerli, ma solo in quel momento».

Gianni Cecchi è il presidente molto attivo di Milano Amaranto: «Mi limito solo a dire che da cinque mesi siamo in balia delle onde, la nostra maglia viene maltrattata come mai nella sua storia. Quando ci sono stati vecchi fallimenti, almeno il problema si risolveva nel giro di un mese: questi ti portano allo sfinimento psicologico. Non siamo fiduciosi, troppe chiacchiere e troppi rinvii. Qualcuno ha detto che ci avrebbe lasciato in buone mani, pensa un po’ cosa sarebbe successo se ci lasciava in quelle cattive...».

La chiusura la riserviamo a Enrico Fernandez, che non è solo presidente del club Magnozzi, ma anche ex presidente del Livorno, società che ha amato e ama come fosse un figlio. «Siamo terribilmente perplessi. Ho parlato anche col presidente Heller che ha voluto rassicurarmi su tutto, ma purtroppo la realtà dei fatti a oggi parla in altro modo. Qui al club siamo preoccupati, c’è gente che addirittura si sta allontanando. Ma che figura facciamo agli occhi dell’Italia del calcio? Stipendi non pagati, F24 non pagati, penalizzazioni, messa in mora... E, mi spiace dirlo, ma sono deluso anche da Aldo Spinelli: io sono stato 3-4 volte nel suo ufficio a Genova per portargli premi o fargli sentire la vicinanza dei tifosi, ma non doveva lasciarci in queste mani. Non va bene. Comunque tutti questi personaggi sappiano che noi livornesi ci siamo sempre risollevati. E nessuno può pensare di affossarci, perché noi ci rialzeremo sempre, e più forti di prima». —



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