Gioco
Il primo anno con i big e la gioia di Bevilacqua «Mi sono conquistato il rispetto del gruppo»
È l’unico livornese che ha ottenuto un contratto nei professionisti «Grande emozione per le prime gare in Spagna, ora voglio crescere»
l’intervista
Un esordio, più che soddisfacente, nel grande mondo professionistico delle due ruote, nonostante le piccole e grandi difficoltà nel dover convivere con il Coronavirus. Una “bestiaccia”, capace di stravolgere la quotidianità di tutti. E, nel suo caso specifico, anche di sconvolgere molte delle certezze consolidate, nella lunga trafila dai Giovanissimi, ai Dilettanti, passando anche da Esordienti, Allievi e Juniors. La categoria quest’ultima che, il 19 giugno 2016, a Solbiate d’Arno, nel varesotto, gli ha regalato la maglia tricolore, quando da appena due giorni aveva varcato la soglia dei 18 anni.
Adesso che Mattia Bevilacqua, livornese doc con tanti sogni nel cassetto, di anni ne ha appena 22 e si è già messo alle spalle un anno di grande professionismo. E il bilancio è abbastanza lusinghiero. In una realtà, non facile, in cui è entrato in punta di piedi, con il rispetto l’umiltà e la voglia di imparare, che ha, da sempre, scritto a caratteri cubitali nel suo DNA.
Nel 2020 ha partecipato a diverse gare, tra queste la 4 giorni a Maiorca, il tour de Langkawi (9 giorni), la Drome Classic, La Faun –Ardéche Classic, il Campionato Italiano. E, inoltre, un altro paio di corse in Belgio, una in Francia e infine, a metà settembre, il tour della Slovakia: corsa di 4 giorni. Gare nelle quali non è mai riuscito a salire sul podio, ma ha saputo, ugualmente, ritagliarsi spazi importanti a livello individuale e di aiuto ai compagni di squadra.
La prima domanda è scontata. Differenze tra le corse tra i professionisti e quelle tra gli Juniores e Dilettanti?
«Molte. Tra i professionisti si corre su altri ritmi. Bisogna essere al 100% della condizione e aver nelle gambe tanti chilometri E spesso non basta. In una gara tra i dilettanti, anche a buonissimi livelli, ci sono una trentina di aspiranti alla vittoria finale. In una tra professionisti un’ottantina».
Quanti chilometri ha percorso complessivamente tra allenamento e corse?
«Circa 25.000 chilometri, nonostante le limitazioni legate alla Pandemia».
Quali sensazioni ha provato, specialmente le prime volte, a correre con campioni che hanno vinto Tour, Giri d’Italia, di Spagna, grandi classiche e campionati del Mondo?
«Correre, fianco a fianco con campioni come Alejandro Valverde, Julien Alaphilippe, Vincenzo Nibali e non solo, è stato davvero bello. Una grande emozione, in particolare, l’ho provata nella corsa d’esordio in Spagna, quando per la prima volta, mi trovato vicino proprio Alejandro Valverde, il mio idolo. E’ stato stupendo. A quei momenti sono legati ricordi indelebili che porterò sempre con me».
In genere la snobbavano? Oppure, vedendola così giovane, le davano consigli e la trattavano alla pari?
«Se uno sa comportarsi bene in gruppo viene integrato in maniera ottimale. La cosa principale per me è il rispetto ed è quello che ho sempre portato ai compagni del gruppo, specialmente ai veterani».
Tra i “grandi” chi le ha dato suggerimenti?
«Il più prodigo di consigli è stato indubbiamente Giovanni Visconti. I suoi preziosi insegnamenti mi saranno sicuramente utili anche nel proseguo della mia carriera».
Essere in una squadra di una venticinquina di corridori ha imposto, a chi la dirige, delle scelte. Per lei, se non vado errato, l’impossibilità di gareggiare in grandi giri e in classiche importanti. Come ha vissuto queste esclusioni?
«Le ho condivise. Le esclusioni sono state giuste, poiché, alle spalle, non avevo prestazioni agonistiche sufficientemente valide per meritarmi un posto in squadra, ai nastri di partenza in un grande giro o di grandi classiche. Per affrontare quel tipo di corse oltre ad andare forte, bisogna aver acquisito una notevole maturazione fisica ma anche mentale».
Tra le corse più importanti in quali ha gareggiato?
«Indubbiamente le prime in Spagna, inoltre quelle in Francia e in Belgio. Il livello dei partecipanti era molto valido e di grande qualità. Anche al Giro di Slovakia c’ erano grandi squadre con tanti ottimi corridori».
Ha già iniziato la preparazione?
«Ho deciso di staccare la spina, a fine settembre, in anticipo rispetto a molti altri. Da tempo poi ho ripreso gradualmente la preparazione, in palestra e con la bicicletta. Da qualche giorno sono tornato dalla montagna dove, per una decina giorni, ho fatto grandi camminate in quota e in aggiunta un po’ di esercizi fisici con i pesi».
Il prossimo anno pensa di potersi ritagliare spazi più importanti dopo un anno di noviziato?
«Questa è la speranza. Per mia abitudine ho sempre cercato di correggere gli errori fatti e di crescere. Il mestiere del corridore non è facile, importante è capire dove si è sbagliato e migliorarsi. Sicuramente devo cercare di fare uno step per cercare di essere più competitivo e guadagnarmi ancor di più la fiducia di dirigenti e compagni di squadra». —
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