Gioco
In attesa dell’arrivo delle penalizzazioni il Livorno butta via troppi punti pesanti
Gli amaranto ne hanno già “regalati” 6, Dal Canto si assume tutte le responsabilità: ma quando traballa la società...
LIVORNO
Alzi la mano chi, al minuto 90 quando ha visto il colpo di testa di Di Gennaro spedire il pallone fuori di una spanna non ha pensato: “Questo punto ci va stretto”. E invece il peggio doveva ancora venire. Non solo e non tanto (come se non fosse bastato quello a farci rimanere di sasso) per il gol preso tre giri di lancetta più tardi, quanto per il pallone sanguinosamente perso da Murilo trenta secondi prima del beffardo epilogo. Avrebbe potuto fare qualsiasi cosa, il brasiliano. Qualsiasi. Tutte tranne quella di incaponirsi in un inutile uno contro due. Da quel vicolo cieco in cui si è cacciato, è stato sputato via il pallone che di lì a poco è finito alle spalle di Stancampiano.
E quel gol, sia chiaro, rischia di pesare come un macigno nell’economia del campionato del Livorno che adesso si trova nella scomodissima situazione di dover ripartire quasi da zero. Un po’ per le penalizzazioni che prima o poi arriveranno e anche perché sconfitte come quella di sabato lasciano cicatrici profonde nell’anima della squadra. Tutto questo senza considerare i problemi societari non si riverberano solo in classifica, ma avranno conseguenze anche sull’organico a disposizione di Dal Canto, perché quattro veterani come Agazzi, Porcino, Marsura e Murilo a gennaio saranno altrove. La china intrapresa, insomma, è preoccupante e non promette nulla di buono.
Ad allungare ombre sinistre su questo campionato è la masochistica, ormai consolidata capacità di buttarsi via nei minuti finali. Un’abitudine da cui il Livorno non riesce proprio a liberarsi. Il gol preso sabato allunga a cinque le partite vanificate attorno e oltre il 90’. Gli amaranto hanno fatto beneficenza al Lecco (2 punti persi), all’Olbia (1), al Novara (1) e all’Alessandria (1). Se a questi ci aggiungiamo quello dello ‘Zecchini’, sono sei i punti regalati. E’ come se la squadra si fosse in parte già penalizzata da sola. Dal Canto, da condottiero vero, si è assunto in prima persona tutta la responsabilità di ciò che accade sul campo. Lo ha fatto per liberare la squadra anche da questo peso e questo gli fa onore, ma potrebbe non bastare per indurre i giocatori a spalmare concentrazione a attenzione per tutta la partita. Di certo c'è un fatto. Il Livorno - come negli anni bui - è tornato ad esprime se stesso nella maledizione e nella disavventure. E, come è già accaduto in passato, adesso sta portando avanti questa operazione di autoflagellazione in perfetto: con una società traballate e tutta una serie di risultati sfuggiti all'ultimo secondo. Perché qui, quando c'è da stare male, non siamo secondi a nessuno. E domenica arriva il Pontedera: pure dei granata avremo paura.
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