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Livorno

L’Oscar del ciclismo al creatore di baby talenti: «Da Ulissi a Taliani, ma l'importante è divertirsi»

Mario Orsini
L’Oscar del ciclismo al creatore di baby talenti: «Da Ulissi a Taliani, ma l'importante è divertirsi»

A Giorgio Bacci, anima dello sport guasticciano, il distintivo d’argento dei veterani: «Impegno costante dalla metà degli anni Settanta»  

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LIVORNO Onore al merito. La sezione, Ivo Mancini, dei Veterani dello Sport di Collesalvetti, su delega del Consiglio direttivo nazionale dell’Unione Nazionale Veterani dello Sport, ha consegnato, a Giorgio Bacci, il distintivo d’argento. A spiegare le motivazioni, dell’attribuzione di questo ambito e prestigioso premio, all’ex timoniere della Federazione ciclistica provinciale e da anni “anima pulsante” dello sport guasticciano e non solo, è il presidente della sezione colligiana Maurizio Ceccotti. Ecco le sue parole. «Questa benemerenza, deliberata dal consiglio nazionale, è riservata ai soci che per fattività, operatività, spirito di collaborazione, proposte e realizzazione di iniziative, abbiano contribuito a sviluppo, affermazione e prestigio dell’associazione».

Contestualmente al premio, Giorgio Bacci, ha ricevuto un’apprezzata telefonata, di congratulazioni, dal delegato regionale dei veterani dello sport, Paolo Allegretti. La consegna del premio – aggiunge Maurizio Ceccotti – arriva con un po’di ritardo, perché Bacci, qualche settimana fa, in occasione dell’annuale festa del Veterano Sportivo, svoltasi a Poggio alla Farnia di Fauglia, era assente, per inderogabili impegni». L’assegnazione del premio non è un fulmine a ciel sereno. Lo sport per lui è, da sempre, un punto di riferimento importante, dopo famiglia, lavoro e impegno sociale. Sport, non a senso unico, ma in tante sfaccettature, con il ciclismo su un gradino più in alto, rispetto a tanti altri.

«Da ragazzo –ci dice Giorgio– ho giocato a pallone nelle categorie giovanili delle squadre del mio paese. Mi sarebbe piaciuto correre in bicicletta ma non ne ho avuto la possibilità, per tante ragioni». Il primo incontro ravvicinato, con le due ruote, dal punto di vista agonistico amatoriale, per lui, si è concretizzato quando aveva già superato la soglia dei vent’anni: 22 per la precisione. E l’Italia era attanagliata dall’austerity petrolifera siamo a cavallo tra il 1973-1974.

I risultati ottenuti, nelle tante corse disputate, pur apprezzabili, nella sua ottica, hanno sempre avuto, una valenza secondaria. Lo spirito con cui si schierava ai nastri di partenza era, infatti, Decubertiano nel senso più lato del termine: «Importante non era vincere ma partecipare e soprattutto, stare in compagnia e divertirsi, con i risvolti aspetti sociali, goliardici e il benessere fisico a fare da traino a questo modo di pensare». Una ventina d’anni dopo, siamo nel 1994, Giorgio Bacci, grazie all’amicizia con il grande e indimenticato Carlo Lenzi, ha inizia a collaborare con la società ciclistica Colognole, come “insegnante di ciclismo” di bambini e adolescenti delle categorie giovanili. Successivamente, ha allargato gli orizzonti, agli aspetti organizzativi, potenziando lo spirito di collaborazione con altre realtà ciclistiche. Contribuendo, così, con umiltà, competenza e impegno, alla crescita di questo sport. Peculiarità che non sono passate inosservate e, nel 2005, l’hanno proiettato alla presidenza della Federazione ciclistica. Una nomina che ha coinciso negli anni seguenti, grazie anche al suo certosino lavoro, a una crescita del numero dei tesserati, a livello provinciale dei baby ciclisti del settore Giovanissimi (7-12 anni). Tra i tanti corridori che ha visto crescere e affermarsi, tanto per volare alto, ricordiamo il grande Diego Ulissi, cresciuto sportivamente nella “Ciclistica Marina di Cecina”, pilotata dal suo grande presidente e amico Dilvo Lotti. L’unico rammarico di Bacci, quello di aver visto appendere, troppo presto, la bicicletta al chiodo al suo compaesano Alessio Taliani. Un ottimo ciclista, classe 1990, che lui aveva contribuito a far salire in bicicletta da corsa, fin da bambino. E seguito, come un figlio, nella sua eccellente giovane carriera, prima di approdare, a vele spiegate, prima tra dilettanti e poi tra i professionisti. –


 

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