Gioco
Lady Giusy e un cuore che batte «Che emozione il mio Livorno...»
Claudio Achilli e la moglie erano domenica a Meda. «Abbiamo dato tutto per questa maglia»
il personaggio
Domenica nel piccolo stadio di Meda il Livorno è stato spinto verso la prima vittoria stagionale da due tifosi eccellenti: l’ex presidente Claudio Achilli e sua moglie Giusy. L’ex First Lady ha seguito la partita con grande trepidazione come se il tempo non fosse mai passata: «E invece sono già 28 anni da quando prendemmo il Livorno» dice subito e poi precede la prima domanda: «Non c’era nessuno che faceva l’ultrà e allora, mi sono messa d’impegno a sostenere la nostra squadra. Tra l’altro vicino a me c’erano persone che facevano il tifo contro, sì, gufavano e ho cercato di farli smettere».
Che effetto le ha fatto rivedere il Livorno?
«Le emozioni sono rimaste le stesse. Li ho seguiti con grande partecipazione e con una forte stretta al cuore».
Ripensando ai tempi andati?
«No. Mi ha fatto molto male vedere i colori amaranto su un campo di quel genere. La serie C, questa serie C è troppo poco per il Livorno, per i suoi tifosi, per la città. Mi dispiace davvero tanto vedere il Livorno così in basso. E’ come se fossimo tornati al punto di partenza dopo 25 anni. E’ tutto da rifare».
Già, ma da dove si riparte?
«Si fa punto e a capo. C’è una dirigenza nuova. Speriamo che faccia il bene del Livorno».
Quando pensa al periodo livornese che cosa le viene in mente?
«Non dimentico nulla. Penso a quanto è stata dura seguire la squadra in Eccellenza, quando la prendemmo. Porto nel mio cuore il rapporto umano che abbiamo instaurato con tante persone di Livorno. Alcune di queste erano domenica a Meda. Erano in poche, anche le restrizioni del Covid, ma c’erano quelle a cui la mia famiglia è più legata. Il mio ringraziamento e il mio saluto va al Club Milano Amaranto. Con mio marito abbiamo comprato on line i biglietti per la partita e ci siamo accodati a loro».
Nella memoria c’è posto solo per ricordi dolci o anche per una punta di amarezza?
«Una punta di amarezza c’è».
Dovuta a?
«A come è stato liquidato mio marito».
Si riferisce a una parte della tifoseria?
«Sì. Avremmo potuto lasciarci in modo più leggero, più corretto. Inoltre l’Amministrazione Comunale fu opportunista. Ovviamente il nostro successore aveva maggiori disponibilità rispetto a noi, ma fummo estromessi senza ricordare che Claudio aveva preso il Livorno nei dilettanti e l’aveva portato quasi in serie B dopo aver profuso energie economiche, nervose e dopo essersi spremuto anche sul piano umano. A Livorno abbiamo dato tanto senza ricevere nulla in cambio, ma una cosa deve essere chiara: rifaremmo tutto sempre e comunque».
Cosa le manca di Livorno?
«L’essere una grande famiglia con i tifosi e i giocatori. Era bello stare insieme. Ricordo che alcuni sportivi pagavano l’abbonamento a rate, ma mai nessuno è venuto meno agli impegni presi. Da parte nostra ci abbiamo messo passione, soldi, affetto, partecipazione emotiva. Era un altro calcio».
FABRIZIO PUCCI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
