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Livorno

L'esordio nel Sei nazioni, due stelle livornesi e un sogno realizzato: «Ci tremavano le gambe, è stato pazzesco»

Dario Serpan
L'esordio nel Sei nazioni, due stelle livornesi e un sogno realizzato: «Ci tremavano le gambe, è stato pazzesco»

Gianmarco Lucchesi e Federico Mori protagonisti in nazionale a Dublino: «Sfide che guardavamo in televisione e ora...»

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LIVORNO. «Gianmarco, ti rendi conto, queste partite fino a poco tempo fa le guardavamo in Tv e ora stiamo per partire insieme per l’Aviva Stadium...». «Davvero Federico, è un sogno che diventa realtà». Dialogo tra due livornesi, classe 2000, che stanno per compiere il grande passo, seppur appena ventenni.Gianmarco Lucchesi e Federico Mori, un tallonatore e un tre quarti, chiamati da coach Franco Smith per la prima delle due gare che mancano all’Italrugby per completare il 6 Nazioni 2020.

A Dublino, come da pronostico, vincono i verdi, punteggio finale 50-17 che lascia l’amaro in bocca e ribadisce il gap che la nazionale azzurra accusa nei confronti delle big del torneo. Ma per la Livorno sportiva, quello di sabato 24 ottobre resta un pomeriggio da scolpire negli annali. Al minuto 7 del secondo tempo, Gianmarco Lucchesi entra nella mischia al posto di capitan Bigi; al 14’ della ripresa, invece, Federico Mori subentra a Morisi. Minuti di gloria, che fanno esperienza anche se il risultato alla fine dice male, due livornesi che esordiscono insieme in Nazionale maggiore è qualcosa che mai si era visto prima. Il pilone in forza al Benetton Treviso e il tre quarti che gioca con le Zebre, entrambi come permit player. Siamo ai massimi livelli della palla ovale, eppure sono entrambi così giovani.

Cresciuti sui campi di periferia in una Livorno che, anche grazie a loro, porta avanti la sua storica tradizione in uno sport che ha visto sbocciare fior di talenti. Da Innocenti a De Rossi, da Guidi a Mazzantini, Gaetaniello e altri. Oggi che la palla ovale in città non vive certo la sua migliore stagione, ma il dna labronico trova comunque spazio e fa parlare di sé in tutta Italia, e non solo, grazie a due ragazzi che quasi non credono a quanto stanno vivendo. «Sembra un film - sostiene Federico Mori -. Io e Gianmarco abbiamo cominciato da piccoli e ci affrontavamo da avversari. Poi siamo cresciuti insieme e ci siamo ritrovati in Accademia, poi io sono passato alla Zebre e lui al Benetton. La Nazionale come percorso comune e il debutto insieme nel 6 Nazioni. Non ho parole per esprimere l’emozione che si prova, penso solo che vada vissuta per capirla. Sul momento fai fatica a renderti conto, realizzi tutto dopo».

Gli fa eco Gianmarco: «Il giorno prima mi tremavano le gambe, lo ammetto. Ma ho cercato di vivere al meglio un momento che ricorderò per tutta la vita. E quando sono entrato in campo ho cercato di raccogliere tutte le mie forze e le tranquillità per dare il massimo. In quel momento potevamo ancora giocarcela, ho pensato solo a quello».Alla fine bisogna prendere atto del verdetto: quarta sconfitta in altrettante gare per l’Italrugby in questo 6 Nazioni. «Dispiace per il risultato - commenta Federico -, ma noi crediamo molto in coach Smith. Sappiamo che questo è il momento di soffrire e tenere duro, la squadra sta conoscendo un processo di rigenerazione e i risultati arriveranno».

Che cosa manca all’Italia per colmare quella distanza che la separa dalle altre nazionali? «La consapevolezza nello stare in campo e affrontare le partite - risponde Lucchesi -. Abbiamo affrontato giocatori più confidenti nei momenti chiave e poi c’è anche una differenza sul piano fisico, oltre che di abitudine a giocare a certi livelli. Coach Smith punta molto sulle nuove generazioni e noi dobbiamo crederci».Sabato all’Olimpico, i due livornesi ci saranno ancora, entrambi convocati per la sfida (ore 17.45) all’Inghilterra, ultimo impegno nel 6 Nazioni. E poi ci saranno già altri impegni ravvicinati. Siete pronti per essere ancora protagonisti? «Speriamo di essere chiamati di nuovo in causa - risponde Gianmarco, rugbisticamente nato nei Lions Amaranto -. Questo è un sogno che non ci aspettavamo di vivere così preso, ma dobbiamo farci trovare pronti». «Se siamo qui - dice invece Mori, sbocciato nelle file del Livorno Rugby - un motivo c’è. È un onore fare parte del gruppo della Nazionale. Dobbiamo sfruttare la nostra giovane età per essere carichi a mille».

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