Il Tirreno

Livorno

Termoscan, entrate ridotte e sanificazioni «Così sarà dura, lo facciamo per i ragazzi»

Gianni Tacchi

Impianti sportivi a minor capienza, parlano i dirigenti delle società dilettantistiche. Il Portuale: «Il pubblico ai lati, non solo in tribuna» 

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le reazioni



Il via libera è arrivato con l’ultimo decreto: impianti sportivi aperti al pubblico a ogni livello e per tutte le categorie, ma solo per il 15% della capienza totale e fino a un massimo di mille spettatori.

Una boccata di ossigeno per tantissime realtà di periferia come le società dilettantistiche e giovanili di calcio, che ormai da tempo sopravvivono proprio con la vendita dei biglietti nei giorni delle partite. Insomma, le porte chiuse - come nell’ultimo fine settimana - avrebbero rappresentato la mazzata finale per tutto il movimento, anche se il 15% della capienza è comunque una limitazione non indifferente. E infatti le società livornesi sono soddisfatte a metà.

«Da una parte - dicono diversi dirigenti - siamo contenti perché qualcosa entra nelle casse della società, così riusciamo almeno a pagare le bollette, dall’altra invece il 15% è una restrizione troppo pesante, d’altronde gli spazi non mancano e ci sarebbe la possibilità di garantire il distanziamento anche con un numero più alto di spettatori. Così è dura andare avanti».

PROBLEMI E DIFFICOLTÀ

A lanciare l’allarme è Cosimo Ratano, direttore generale del Livorno 9, società cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. «Qui il 15% significa far entrare solo 60 persone a partita - spiega Ratano - e per consentirlo serve uno sforzo infinito da parte dei dirigenti, dirigenti che sono volontari. Per esempio tra sabato 24 e domenica 25 avremo cinque partite in casa (nell’impianto sportivo in zona stadio, ndr) e ci sarà bisogno di una persona alla biglietteria, una all’ingresso con il termoscan, una che si occupi delle squadre e un’altra che faccia rispettare il distanziamento in tribuna. E fra una gara e l’altra abbiamo inserito un’ora di buco per sanificare gli spogliatoi e far uscire tutti gli spettatori. Non lo so, forse non ne vale la pena, ma comunque andiamo avanti: i ragazzi devono giocare, ritirare le squadre dai campionati non sarebbe giusto». E nelle ultime ore Ratano ha chiesto alla Federazione di giocare anche di venerdì o lunedì pomeriggio, in modo tale da «gestire meglio l’attività e azzerare il rischio di contatti tra le varie categorie».

CHI SOPRAVVIVE

In difficoltà c’è anche il Portuale Livorno, però la società ha il vantaggio di poter sistemare il pubblico non solo sulla tribuna, ma anche e soprattutto su due lati del campo principale della Scopaia.

«Ed eventualmente possiamo mettere a disposizione anche un terzo lato del campo - le parole di Massimiliano Morlacchi, ds del settore giovanile del Portuale - in questo modo riusciamo a sopravvivere, mentre con le porte chiuse avremmo avuto due o tre settimane di vita. Ormai gli sponsor non ci sono più, le quote vengono pagate dalla metà delle famiglie e di conseguenza la biglietteria rappresenta la maggior entrata per una società come la nostra. Avevamo bisogno di un aiuto concreto e questo 15% è già qualcosa». «Noi ci siamo salvati con i tornei precampionato - interviene Adriano Tramonti, presidente del Carli Salviano, volto conosciuto in città anche a livello politico e imprenditoriale - con il 15% della capienza andremo sicuramente in sofferenza, ma rispetteremo le regole e cercheremo di tenere duro per tutta la stagione».

«Nel frattempo - prosegue il presidente Tramonti - abbiamo abbassato le quote di iscrizione per andare incontro alle famiglie, inoltre abbiamo appena fatto un investimento importante sostituendo l’impianto luci. Il momento è critico, lo so, ma stiamo cercando di fare il massimo con lo spirito giusto».

IL CASO PICCHI

Per chi ha un centro sportivo grande come quello dell’Armando Picchi, la limitazione del 15% della capienza significa invece riaprire a quasi tutto il pubblico abituale.

«Sì, perché noi occupiamo circa 20mila metri quadrati e il 15% della capienza corrisponde a 200 spettatori - rivela il direttore generale amaranto Sauro Brondi, figura storica del Picchi - in Banditella abbiamo la tribuna coperta, poi c’è tutto lo spazio intorno ai campi e ci sono anche altre aree da poter sfruttare. A noi va bene così, ma il giudizio è soggettivo perché dipende dallo spazio a disposizione di questa o quella società. Di certo le porte chiuse avrebbero portato le società dilettantistiche e giovanili a chiudere: sarebbe stata un’agonia prima della morte, visto che in ogni caso ci sono delle spese da sostenere come le utenze e l’organizzazione delle trasferte».

Ora invece, con la possibilità di far entrare 200 persone e di vendere altrettanti biglietti per ogni partita, in casa Picchi la situazione è più serena. «È un aiuto per andare avanti dopo un periodo davvero complicato - aggiunge Brondi - io credo che il nostro lavoro, anzi il nostro volontariato, sia fondamentale per aiutare i ragazzi a fare attività e a socializzare, a maggior ragione in un momento del genere. Le misure anti-contagio? Qui si entra solo con la mascherina e gli spogliatoi vengono sanificati dopo ogni allenamento o partita. Serve buonsenso da parte di tutti, ragazzi e genitori». —

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