Gioco
Mazzarani, il talento sospeso «Senza contratto, voglio restare»
È arrivato il 9 settembre dal Catania ma da oggi non può allenarsi «Manca la fideiussione, la Lega mi ha fermato ma c’è una soluzione»
il personaggio
Gianni Tacchi
È arrivato il 9 settembre, ha preso un appartamento in affitto a Tirrenia e da più di un mese si allena con il resto del gruppo al Coni, senza però scendere in campo. Il problema della seconda fideiussione ha bloccato Andrea Mazzarani, trequartista che potrebbe cambiare volto al Livorno, e gli altri sette giocatori arrivati nelle ultime settimane: oltre all’ex Modena e Catania, a Tirrenia ci sono il portiere Marcone, il difensore centrale Maestrelli, il terzino Gemignani, il jolly Kasa e i centrocampisti Bussaglia, Suciu e Mbaye. Ora però Mazzarani ha perso la pazienza, svela di aver ricevuto ieri «una mail dalla Lega con il rigetto del trasferimento al Livorno per la mancanza della fideiussione integrativa» e oggi non potrà allenarsi, dato che ha un contratto con il Catania fino al 2021 e formalmente è di nuovo del Catania. «Ma tengo la porta aperta al Livorno per un altro paio di giorni, nonostante tutto mi sento parte di questa squadra e di questo gruppo», racconta al Tirreno.
L’ultimo mese è stato surreale: la vendita della società, la guerra tra soci, la fideiussione che ancora non c’è… Come l’ha vissuto?
«Una roba mai vista nel mondo del calcio. Anche a Catania c’erano grossi problemi e la squadra è rimasta senza stipendio per mesi, ma qui la situazione è peggiore. Non si capisce nulla, non si capisce chi comanda né cosa succede».
Adesso torna a Catania?
«Ufficialmente sono di proprietà del Catania, ma vediamo nelle prossime ore. Oggi (ieri, ndr) mi sono allenato regolarmente a Tirrenia con gli altri ragazzi, poi è arrivata la mail della Lega con il rifiuto del trasferimento per il problema della fideiussione. Potrebbe comunque esserci un’altra possibilità per noi che abbiamo subìto un danno dal Livorno».
Quale possibilità?
«Poter firmare un contratto in deroga con un’altra società rispetto a quella di appartenenza».
In questo caso potrebbe ancora firmare per il Livorno.
«Certo, a patto però di avere delle garanzie. Guardi, io spero proprio di firmare per il Livorno. Mi sono affezionato al gruppo, la società è storica, la piazza è importantissima e questa squadra la sento già mia. Avevo scelto Livorno con convinzione ed entusiasmo, poi c’è anche un legame affettivo: mio zio ha sposato una livornese e vive qui da tempo. È chiaro però che se domani (oggi, ndr) dovesse arrivare una proposta dalla serie B, la valuterei seriamente perché a Livorno non c’è alcuna garanzia».
Crede che in queste ore verrà presentata la fideiussione integrativa?
«Non lo so, sono stanco delle promesse. Non voglio attaccare Spinelli, CereaBanca o Navarra in particolare, dico solo che siamo davanti a qualcosa di assurdo».
Quanto rammarico c’è?
«Tanto, anche perché il girone A non è impossibile e con questo gruppo c’era la possibilità di vincerlo. Io vengo dal girone C e sinceramente è tutta un’altra storia: al di là del valore delle rose, a livello di ambiente andare a Bisceglie non è come andare a Pontedera o Grosseto. Ecco, se il Livorno dovesse tesserare noi giocatori in bilico, potrebbe ancora fare un campionato importante».
Un campionato da primi posti?
«Sì, ma non possiamo perdere altro tempo. Ci sono anche le penalizzazioni...».
Dal Canto come sta gestendo la situazione?
«È la nostra ancora di salvezza. Un altro allenatore avrebbe lasciato perdere, lui no. Parla sempre in modo chiaro, è diretto, affronta tutto con lo spirito giusto. E i risultati si sono visti, perché in un momento del genere rischi di perdere 5 a 0 ogni domenica».
Invece la squadra ha lottato, sfiorando la vittoria sia con l’AlbinoLeffe che con il Lecco.
«Sì, i ragazzi hanno fatto un miracolo. Non dimentichiamoci che Dal Canto ha un solo centrocampista a disposizione (Agazzi, ndr) e che Haoudi si sta sacrificando da mediano. Bisognerebbe parlare di più di calcio, invece il caos societario ha tolto la squadra dalle priorità».
Il caos societario si è visto anche nella scelta del ds: prima Rubino, poi Cozzella.
«Io sono stato scelto e chiamato da Rubino, ma sono rimasto nei piani della società anche con Cozzella. La fiducia c’è, manca tutto il resto...».
Ma nel gruppo si sente anche il peso della vergognosa retrocessione dello scorso anno?
«Sinceramente all’inizio non c’era questo peso. Poi però è cambiato tutto, dalla partita di Coppa Italia sono spuntati i problemi societari e sì, è tornato anche il fantasma del passato. Però lo ripeto: in questa situazione i ragazzi hanno fatto il massimo, nelle prime partite è mancata solo un po’di fortuna». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
