Toscana
Liti tra soci e c’è già un addio anche a Carpi le acque sono agitate
LIVORNO
Anche nella società “gemella” del Livorno, il Carpi, regna sovrano il caos. Gemella perché come ricorderete anche il Club emiliano il 20 agosto è stato rilevato da un gruppo finanziato da Cerea Banca che lo ha acquistato dallo storico patron Bonacini che aveva portato i biancorossi dai dilettanti alla serie A. In sostanza si tratta di una vicenda del tutto analoga, se non proprio identica a quella del Livorno.
Nel nuovo Cda degli Emiliani, però, è presente anche una forte componente locale. E questo è uno dei fattori che differenzia Carpi da Livorno dove si è dovuto fare ricorso al frusinate Rosettano Navarra stante l’assenza degli imprenditori cittadini. Il 40% dei biancorossi infatti è detenuto dagli imprenditori carpigiani Fantuzzi e Mantovani (30%) e dal presidente Morelli (10%). Direttore sportivo è la nostra vecchia conoscenza Elio Signorelli.
I rapporti tra il presidente di Cerea, Luca Paolo Mastena e la parte carpigiana del club, però, non sarebbero idilliaci. Martedì scorso, quindi tre giorni fa, si è svolto un caldissimo Cda, al termine del quale sembrava che fossero saltate le teste di presidente e ds. Così non è stato. La società si è affrettata a smentire l’addio ai due che quindi sono rimasti nell'organigramma carpigiano, ma una ‘eliminazione’ eccellente c’è comunque stata visto che ad essere escluso dal progetto è stato il direttore generale Alfonso Marrone, legato alla parte carpigiana del club e che aveva soffiato il posto al veronese Mauro Gibellini.
È chiaro che anche nel Carpi ci sia un braccio di ferro tra le due anime della società. Al centro del contendere c’è anche la famosa fideiussione a garanzia degli ingaggi che superano il salary cap. Insomma, una situazione simile a quella di Livorno. —
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