Gioco
Mani sul manubrio, borraccia, sprint sui pedali «Il ciclismo amatoriale è pronto a ripartire»
Parla Roberto Fiaschi, ex corridore, oggi team manager dell’Asd Cicli Falaschi e personalità di spicco nel mondo degli amanti delle due ruote
il racconto
Di nuovo in sella con il numero incollato sulla maglietta e tanta voglia di far bene. Il ciclismo amatoriale, dopo il via libera del Comitato dello sport regionale, è pronto a decollare anche in Toscana. A confermarlo è Roberto Fiaschi, team manager dell’Asd Cicli Falaschi. Un “giovanotto” nato nel 1947, punto di riferimento del ciclismo regionale. E non solo. Nel suo palmares come ciclista, invece, figurano i successi a livello giovanile con la maglia del glorioso Gruppo sportivo Collinaia. Negli anni in cui i suoi avversari erano, tra gli altri, due super campioni come Mauro Simonetti (classe 1948) e Antonio Salutini (classe 1947).
Il primo ha vinto il bronzo a squadre alle olimpiadi di Città del Messico 1968. E il secondo è un direttore sportivo con i fiocchi, di spessore mondiale, dopo una bella carriera ciclistica come corridore anche in campo professionistico. Le maggiori soddisfazioni, però, per Roberto Fiaschi sono, arrivate come direttore sportivo e dirigente. È stata proprio di Fiaschi la mente dietro all’organizzazione di almeno venti campionati del mondo amatoriali, in passato.
Fiaschi, che momento vive il ciclismo amatoriale livornese e toscano?
«È a un punto di svolta. Dopo Veneto, Piemonte, Lombardia e qualche altra regione, che hanno anticipato i tempi, non vedevamo l’ora di avere l’opportunità di poter ripartire anche noi. L’ok è finalmente arrivato. Naturalmente nel pieno rispetto di regole e prescrizioni ancora in vigore. All’inizio dovremo accontentarci di poter disputare gare su circuiti relativamente brevi, da ripetere più volte, in modo da avere una maggiore possibilità di controllo».
E il team di “casa nostra” Cicli Falaschi come si sta preparando alla ripartenza?
«Il primo grande appuntamento è il 25 settembre, in Sardegna, al Giro delle Miniere a Iglesias e dintorni. Una corsa in cinque tappe, riservata a tre diverse categorie. Noi andremo laggiù con sei corridori scelti in base a stato di forma e alla disponibilità. A questa corsa ci legano bellissimi ricordi. In primis le vittorie, nel 2012, di Tiziano Baldini e di Rossano Signorini, con la maglia dell’allora società ciclistica Eco Acciai Cicli Falaschi. In quella circostanza, lo ricordo, si misero in bella evidenza anche Claudio Nacci, Massimiliano Braccini e Dario Bellandi».
Altri appuntamenti su cui avete messo il cerchietto rosso?
«La 21esima edizione della Coppa del mondo Amatori, prevista nella seconda settimana di ottobre, a Fucecchio. Gara nella quale l’anno scorso trionfammo con l’ex professionista Federico Colonna e l’ex campionessa di surf Letizia Romanacci. Per entrambi fu il terzo successo iridato».
Facciamo un passo indietro. Al periodo pre-Covid.
«Tra gennaio e febbraio abbiamo vinto una ventina di corse. Quando tutto stava filando per il verso giusto e il sogno di superare il traguardo delle 116 del 2019 era reale, è arrivato lo stop».
Quanti corridori avete nela squadra Asd Cicli Falaschi?
«Ventotto. Tra loro quattro eccellenti new entry, con un recente passato da dilettanti. Tra coloro che si sono già messi in bella evidenza nelle corse iniziali dell’anno solare, un posto di rilievo l’hanno avuto Andrea Grandi, Antonio Castello, Riccardo Lisi e Federico Colonna e il nuovo arrivato Roberto Rocchi. Diversi corridori inoltre, a luglio e agosto, hanno gareggiato in Lombardia ed Emilia Romagna».
E se le note di merito per Roberto Fiaschi sono tante, lo stesso vale per Carlo Falaschi, titolare dello storico negozio di viale Carducci. Un 75enne che, annualmente, si occupa di mettere a punto le bicilette da gara. Gioiellini da migliaia di euro, leggere come piume, che “super Carlo”, con la sua manualità, tira ogni volta a lucido, come il più bravo dei meccanici delle più blasonate squadre professionistiche. Insomma, un binomio - quello formato da Fiaschi e Flaschi - di enorme spessore che poche realtà ciclistiche amatoriali possono permettersi. —
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