Il Tirreno

Livorno

Il tuffo di Turrini verso la terza Olimpiade «Sarà la sfida più dura della mia carriera»

ANDREA MASINI

Capitano della nazionale dal 2017, 40 titoli italiani e medaglie di ogni tipo, adesso a 33 anni la voglia matta di strappare il pass per Tokyo 

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IL PERSONAGGIO



Nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera, Federico Turrini (Esercito/Nuoto Livorno S.M.) ne ha viste davvero tante: 2 partecipazioni ai Giochi Olimpici, 5 Mondiali in vasca lunga, 4 medaglie europee, la bellezza di 40 titoli italiani, la nomina - nel dicembre 2017 - a capitano della nazionale… talmente tante che, all’età di 32 anni, nel settembre 2019, in accodo con il suo tecnico - Stefano Franceschi - si era posto come ultimo bersaglio concreto la qualificazione all’Olimpiade di Tokyo, da cogliere in occasione dei tradizionali campionati Assoluti primaverili.

Ma l’appuntamento di Riccione - causa Covid, e fissato a ridosso del lockdown - non si è mai disputato, con i Giochi Olimpici posticipati di un anno così come il desiderio di un’atleta - autentica icona dello sport livornese - che in testa ha le motivazioni di un bambino. Federico, di fatto la pandemia legata alla diffusione del Covid-19 ha prolungato di un’altra stagione la sua carriera.

Turrini, l’obiettivo rimane la qualificazione olimpica?

«Si tratterà di una sfida difficilissima, ma al tempo stesso avvincente. E dal momento che oramai siamo in ballo, balliamo. Chiaramente ogni anno che passa si fa sempre più dura, ma dopo l’Olimpiade di Rio de Janeiro mi ero posto l’obiettivo di nuotare fino a Tokyo. Uno stimolo che mi ha accompagnato fino ad oggi e che lo sarà anche nei prossimi mesi. Ho deciso di mettermi in gioco per la terza e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per vivere ancora l’emozione di rappresentare l’Italia e la città di Livorno ad un’Olimpiade. A marzo è stato frustrante non potersi mettere alla prova, avevo lavorato duramente da settembre - o meglio, da 4 anni - per la qualificazione. Le sensazioni erano buone, e anche psicologicamente ero bello carico».

Quanto è stato difficile riprendere a maggio, dopo oltre 80 giorni di stop, e preparare il Sette Colli non a Livorno?

«L’umanità intera ha attraversato un periodo molto difficile, improvviso e senza precedenti. Tornare a nuotare dopo il lockdown, per noi atleti di alto livello che lo facciamo due volte al giorno, è stato bellissimo. Tuttavia ci siamo dovuti adattare, perché non tutti gli impianti hanno riaperto (vedi Livorno, ndr) e di conseguenza non abbiamo avuto la possibilità di portare avanti un percorso e una preparazione come quelli a cui siamo abituati».

In tal senso, qual è il suo auspicio per la riapertura delle piscine comunali?

«Ovviamente, da cittadino livornese prima che atleta professionista, mi auguro che venga fatto tutto il possibile ed anche di più per poterle riavviare il prima possibile. Non posso immaginare la città di Livorno e il nuoto livornese senza le sue vasche. Proprio no…».

È soddisfatto dei risultati raccolti al trofeo Sette Colli?

«Come ho già detto, il frutto del lavoro estivo non poteva essere migliore dal momento che non ho avuto la possibilità di fare tutti gli allenamenti di cui avevo bisogno. Però considerando la lunga pausa, e le difficoltà logistiche, direi che sono abbastanza soddisfatto».

Razzetti - suo nuovo compagno di allenamento - ha siglato il record italiano nei 200 Misti. Se lo aspettava?

«Alberto è andato fortissimo; vedendolo nuotare durante le sedute di scarico potevo aspettarmi qualcosa d’importante, ma non avrei mai creduto che arrivasse subito ad un record (il precedente in gommato, ndr) che resisteva dai Mondiali di Roma 2009. D’ora in avanti lavoreremo fianco a fianco per un obiettivo comune».

E per quel che riguarda gli altri giovani livornesi, su chi scommetterebbe?

«“Ci sono ragazzi molto promettenti, come da sempre è nella tradizione labronica. Detto questo, molti di loro sono ancora piccoli e solo il tempo ci dirà dove potranno arrivare: in prima squadra, in questa ultima parte di stagione, è stato aggregato Filippo Bondi che ha margini di miglioramento enormi nello stile libero e nei misti, al pari di Jasmine Pistelli nel dorso».

Il suo concittadino Detti a Roma è apparso in forma olimpica: a cosa può ambire, secondo la sua esperienza?

«Gabriele è un atleta fenomenale, tra i migliori mezzofondisti al mondo. Dopo le due medaglie di bronzo di Rio e l’oro mondiale di Budapest, credo possa andare a Tokyo ed ambire al metallo più prezioso».

Analizzando i suoi compagni di squadra della Nuoto Livorno, in che cosa possono migliorare Ciampi e Franceschi?

«Matteo, da quando è arrivato a Livorno, ha vissuto una crescita esponenziale sia come dedizione, sia in termini di prestazioni. Se riuscirà a compiere un ulteriore salto di qualità, allora sì che entrerebbe a far parte del lotto dei grandissimi. Sara dalla sua ha un talento infinito, ad appena 17 anni ha raggiunto l'Olimpiade salvo poi attraversare un momento di difficoltà. Ma con un po’ di esperienza e maturità, sono sicuro che tornerà meglio di quella che era».

Come si vede Federico Turrini dopo il nuoto?

«Ho la fortuna di far parte del Centro Sportivo Esercito, quindi nel momento in cui appenderò costume e cuffia al chiodo proseguirò il percorso nell'arma, senza però abbandonare la figura di allenatore dato che mi piace molto e mi darà la possibilità di mantenere l’amore con il bordo vasca». —

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