Gioco
Perché ovunque comprano e qui no? I costi di gestione spaventano tutti
LIVORNO
La giornata di ieri è stata per certi versi grottesca a Livorno. Tra voci, rumors e confidenze degli amici degli amici, il Livorno sarebbe stato venduto almeno tre volte: in mattinata a Gabriele Volpi attuale patron dello Spezia, nel pomeriggio alla Banca Cerea in una operazione di doppia acquisizione Carpi-Livorno, e in serata a un gruppo romano che entrerebbe in quote di minoranza. In realtà è tutto fumo e poco arrosto. L’unico pezzetto di arrosto è la trattativa portata avanti da un funzionario di banca veneto per conto di un gruppo di imprenditori del nord. Anche ieri ci sono stati nuovi contatti ma si aspetta sempre una proposta d’acquisto.
Molti si chiedono: ma perché ovunque trovano un acquirente (Arezzo, Rimini, Carpi...) e qui no? Eppure il Livorno è senza debiti. La verità è che spaventa meno una società con 800mila di euro di debiti, rispetto a un Livorno che tra giocatori sottto contratto, dipendenti, e costi fissi vari, ha già 2 milioni e mezzo di spese sicure. Considerando che servono 800mila euro per l’acquisto e se si vuole vincere il campionato bisognerà spendere almeno un altro paio di milioni, pronti via, per fare una stagione da protagonisti servono 5 milioni. A fronte di circa un milione e mezzo di entrate tra paracadute, sponsor e incassi (forse). Col 90% dei giocatori oggi sotto contratto, che nessuno vuole comprare.
Ecco perché quasi tutti scappano via a gambe levate. Ecco perché l’Arezzo e il Carpi trovano acquirenti, e il Livorno no. —
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