Gioco
Striscioni contro il presidente appesi nella notte in città
Scritte fuori dallo stadio e sotto la sede del Livorno, ma anche in altre zone Da una parte il malumore, dall’altra però oggi manca un acquirente concreto
LIVORNO
Si dice che l’indifferenza sia tra i mali peggiori. Probabile. Soprattutto se avvolge un cuore come quello amaranto, che ha sempre vissuto di emozioni forti.
L’indifferenza hanno provato a sconfiggerla un gruppo di tifosi che nella notte tra martedì e mercoledì hanno tappezzato di striscioni la città contro la gestione di Spinelli. Le contestazioni, si sa, fanno parte della storia del calcio. E in questo caso non c’è da stupirsi visto che l’insofferenza di buona parte della tifoseria (ma non tutti, è bene chiarire) nei confronti di Spinelli è alta.
La situazione per certi versi è paradossale. Perché da una parte c’è una larga fetta di tifosi che contestano Spinelli, dall’altra c’è lo stesso Spinelli che continua a ricevere tutti a Genova nella speranza di vendere il Livorno ma non ci riesce.
In passato abbiamo spesso avuto forti dubbi sulla reale volontà di cedere da parte di Spinelli. Stavolta non è così. Abbiamo la certezza che ci sta provando.
Le trattative (purtroppo) sono davanti agli occhi di tutti, e stavolta ci sono anche dei livornesi che le hanno vissute in prima persona. Yousif sapete che fine ha fatto; Fernandez sarà anche stato sfortunato e avrà trovato mille problemi non dipendenti da lui ma resta il fatto che non ha versato un euro per comprare il Livorno; il gruppo italo-americano di cui l’avvocato milanese Nucera fa il portavoce, non fa passi avanti e a oggi non ha fatto nessuna proposta concreta. Resta aperta la trattativa con il gruppo di imprenditori del nord-est rappresentati da un funzionario di banca, e in questo caso Spinelli sta aspettando una proposta d’acquisto che, si dice, potrebbe arrivare.
Ci fosse stato un imprenditore, con nome e cognome, con una attività riconosciuta, che usciva allo scoperto dicendo «Sono il signor Mario Rossi, questi sono i soldi, voglio comprare il Livorno», allora tutti sarebbero stati felici e contenti. E Spinelli non avrebbe avuto motivi o scuse per non vendere. Ma Mario Rossi non c’è.
Come si esce da questa situazione? Premettiamo che la teoria «turiamoci il naso e votiamo il meno peggio» non ci è mai piaciuta.
Spinelli può dare due pugnalate al Livorno. Una forte e secca, non iscrivendo la squadra; l’altra più leggera ma che porta all’agonia, costruendo un Livorno per un campionato anonimo. Visto però che diventa difficile pensare a una cessione nel giro di pochi giorni, forse c’è una sola strada che potrebbe “unire” e non “dividere”. Strada non semplice, che troverà anche avversità, e di questo ne siamo consapevoli. Ma forse l’unica via d’uscita è che Aldo Spinelli intervenga in prima persona per dire: «Signori, io ho provato a vendere il Livorno in ogni modo e proverò a venderlo anche oggi, domani e dopodomani appena si presenta qualcuno serio. Nel frattempo vado avanti con l’obiettivo di tornare in serie B dove sarà più facile vendere la società». Forse, oggi, questa è l’unica soluzione. —
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