Gioco
Tra Fernandez, americani e cordate fantasma, Spinelli non ha ancora messo mano al futuro della squadra amaranto
A 45 giorni dall’inizio della C il Livorno non esiste. Intanto la trattativa con lo spagnolo si rivela un flop e spuntano altri due signor Nessuno
LIVORNO. Il tempo passa e il 27 settembre, data d'inizio della prossima serie C, si avvicina. Sarebbe l'ora di iniziare a programmare il futuro e il riscatto dopo una stagione disastrosa e invece in casa amaranto si continuano a perdere le settimane dietro a trattative che fino a questo momento sono state fallimentari, anzi si sono rivelate un'offesa per l'immagine della città e per l'intelligenza dei tifosi.
Anche il fantasma di Fernandez si è dissolto. Ora all'orizzonte appaiono altre due cordate più o meno misteriose e i loro emissari - con cui il Tirreno è entrato in contatto - garantiscono che a brevissimo presenteranno delle offerte e che la chiusura delle rispettive trattative sia imminente.
Restano tutti i punti interrogativi sull’identità e la solidità economica di questi soggetti, su quali interessi nutrano in città o nel calcio e sui tempi del negoziato, visto che per l’affaire Fernandez - ad esempio - non si è mai parlato di due diligence, cioè di una lettura attenta dei libri contabili della società amaranto, dei costi di gestione, dei ricavi, dei debiti e dei crediti, un’operazione fondamentale quando ci si avvia alla compravendita di una società, che - come si ricorderà - ai tempi della trattativa Yousif, altra beffa subita dalla tifoseria, aveva richiesto diverse settimane.
Così come fondamentale è un altro aspetto, espresso in maniera chiara dal sindaco Luca Salvetti dopo l’arresto dello stesso Yousif, che nelle ultime settimane pare essere stato dimenticato: «Il Livorno ha bisogno di una conduzione cristallina, seria. Bisogna che chi vuole acquistarlo dimostri di essere cristallino e serio».
Per adesso di cristallino c’è stato poco: ci troviamo di fronte a tanti signor Nessuno che se da un lato, comprensibilmente, necessitano di riservatezza, dall’altro devono portare rispetto a città e tifosi. Anche per questo il Tirreno continuerà a raccontare questi fatti per dovere di cronaca, ma fino a quando questi imprenditori non usciranno allo scoperto, mettendoci la faccia, confineremo queste storie al capitolo rumors, cioè voci. Non notizie.
TEMPI STRETTISSIMI
L’unica notizia vera, ad oggi, è che tra dodici giorni (il 24 agosto) scade il termine ultimo dell’iscrizione al campionato. Ad oggi il proprietario del Livorno è Aldo Spinelli ed è lui che deve farsi carico di allestire la squadra, possibilmente una squadra che sappia far dimenticare l’ultimo campionato. In realtà il tempo sta passando senza uno straccio di programmazione e c’è il rischio di andare incontro ad un nuovo anno di stenti con l’aggravante che saremo in serie C.
Il timore - lo scriviamo nero su bianco - è che la messe di trattative (o presunte tali) iniziate e mai finite possa diventare il formidabile alibi di ferro per giocare al risparmio e allestire una squadra di basso profilo. Livorno non se lo merita.
LA FARSA FERNANDEZ
Come previsto, nonostante le promesse tramite gli emissari degli emissari, il bonifico di José Manuel Fernandez, uno dei signor Nessuno, non è arrivato sul conto del notaio di fiducia della famiglia Spinelli. Era il 29 luglio quando per la prima volta fu annunciato il pagamento dal conto svizzero di Fernandez. Sono passati 14 giorni in cui la città è stata letteralmente presa in giro. Il capitolo è abbondantemente chiuso.
AMERICANI E VERONESI
Ieri intanto i rumors che giravano tra gli addetti ai lavori davano due gruppi pronti a bussare alle porte di Spinelli: una cordata italoamericana composta da quattro imprenditori e i cui rappresentanti hanno annunciato l’invio nella notte di ieri di un’offerta alla famiglia Spinelli, e un’altra formata da industriali del Veneto. Il rischio è di passare altre ore e altre giornate a raccontarci di attendere il solito fax notturno dall’America (che poi le 12 a New York sono le 18 a Genova), una Pec da Verona o un bonifico da Zurigo. E tra 45 giorni si va in campo.
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