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Il messaggio di Amelia: «Futuro in panchina? Se il Livorno chiama sono pronto a dire sì»

Fabrizio Pucci
Il messaggio di Amelia: «Futuro in panchina? Se il Livorno chiama sono pronto a dire sì»

L’ex campione del mondo lancia la dichiarazione d’amore E intanto si gode il successo della sua scuola calcio “3e23” 

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LIVORNO. L’estate di Marco Amelia è molto calda. Il suo nome figura sul taccuino di numerose società di Serie C pronte ad affidargli la panchina della loro prima squadra, ma lui per il momento sta prendendo tempo. Il campione del mondo azzurro 2006 e bandiera del Livorno formato Coppa Uefa - nello stesso anno - attende l’occasione giusta, perché la scelta del club con cui debuttare da allenatore tra i professionisti è una cosa seria. E poi c’è il “suo” Livorno, che ha visionato più volte quest’anno e che nel suo cuore avrebbe la precedenza su tutte le altre squadre. In mezzo a tutto questo movimento Amelia ha anche incassato un prestigioso successo con la sua scuola calcio, la “3e23”.

«Siamo stati scelti dalla Fiorentina come punto pilota. Non si tratta di una affiliazione. In Toscana ce ne sono altri. Siamo un punto d’appoggio per la società viola, che ha la possibilità di valutare in nostri ragazzi senza che i nostri piccoli calciatori si muovano da Livorno. Ne abbiamo 350 in collaborazione con l’Atletico Etruria. La nostra società ha due anni e mezzo di vita e per noi questa vicinanza con i viola è motivo di grande soddisfazione perché significa che lavoriamo bene. Il sogno – dice Amelia – è di costruire un settore giovanile forte come quello della Fiorentina».

Parliamo del Livorno. Il suo nome è stato accostato all’imprenditore Italo americano. A che punto è la trattativa?

«Tutta questa storia merita una specifica. Io sono solo spettatore delle vicende societarie del Livorno. Spettatore interessato in quanto tifoso. Per il resto sono un allenatore che sta valutando tutta una serie di offerte e che sta dialogando con vari club. Poi ci sono imprenditori che hanno parlato con il presidente Spinelli e che vorrebbero affidarmi la gestione tecnica. Ma le due cose sono scisse. Non entro nel merito delle trattative, perché questi aspetti esulano dalle mie competenze».

Significa che si limita ad attendere una chiamata per la panchina?

«Sì perché il mio lavoro è allenare».

E se Spinelli resta?

«Se Spinelli resta e mi chiama io vengo, perché al Livorno non posso dire di no. Verrei anche con un altro proprietario a patto che ne sia garantita la serietà. Il Livorno è nel mio cuore». Qui c’è da ricostruire tutto. Questa prospettiva non la spaventa?

«No. Anzi. Sarebbe una grande motivazione. Ho seguito molto spesso la squadra. Sono venuto più volte allo stadio e l’ho vista in tv. Conosco bene la situazione. Ho idee chiare su che cosa serva. La prima cosa da fare è riportare entusiasmo e la gente allo stadio perché i livornesi sanno bene che il loro entusiasmo può fare davvero la differenza».

Il problema è che il tempo stringe e qui le acque stagnano…

«Sì, ma siamo ancora nei tempi per programmare una stagione di altro profilo. Questo discorso vale per il Livorno e anche per le altre società. Intanto valuto le richieste e continuo a monitorare la situazione di casa amaranto. Lo faccio da spettatore, da tifoso e da allenatore».

Marco Amelia, dunque, spalanca le porte a un futuro sulla panchina del Livorno. Dice che sta aspettando una chiamata, e che nel frattempo valuta anche altri situazioni. Ma la priorità, per l’ex portiere della Nazionale, è la bandiera amaranto. Un messaggio, una dichiarazione d’amore. Ad Amelia piacerebbe– e non poco – allenare il Livorno. Ma a patto, e lo dice in maniera diretta nell’intervista, che la società abbia una guida solida, in grado di garantire un campionato importante al club amaranto.

E intanto i giorni passano, e sul futuro del Livorno rimangono i punti interrogativi. Tra affari in corso, trattative che non decollano e bonifici sbagliati. Mentre i tifosi continuano a tenere le dita incrociate. Sperando in un futuro di successi. Proprio come quando, tra i pali del Livorno, c’era Marco Amelia.

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di Redazione web