Gioco
Se ne va Balleri, addio all’ultima bandiera amaranto: «Rischiavo di restare a piedi, cambio aria»
Dopo 13 anni a Livorno tra campo e società la decisione di firmare per l’Albenga dove sarà il vice di Grandoni. «Il mio cuore sarà sempre amaranto, auguro alla squadra tutto il bene e di tornare al più presto in serie B»
LIVORNO. Un’altra bandiera che viene ammainata. David Balleri – tredici anni nel Livorno da giocatore, allenatore e dirigente – nei giorni scorsi ha firmato per l’Albenga dove sarà il vice di un altro ex amaranto: Alessandro Grandoni, allenatore della prima squadra dei liguri. «Mi fa piacere se mi definite bandiera, ma le bandiere sventolano sempre anche se sono da un’altra parte. E a volte ritornano. Dopo tanti anni, però, era arrivato il momento di fare altre scelte».
Come è maturata la decisione di andare all’Albenga?
«Vado in una società seria e ambiziosa. Il direttore sportivo è Mei che ha fatto grandi cose con la Virtus Entella. Il presidente è Colla, il cui nome tempo fa fu accostato anche al Livorno. Ha portato l’Albissola in serie C e l’ha pure salvata. Conoscevo l’ambiente per l’anno scorso ha giocato in prima squadra mio figlio Gabriele che tra l’altro è stato confermato e che quindi ritroverò. Ci sono i presupposti per far bene. Quando mi ha chiamato Ale Grandoni non ho potuto dire di no. Fare il viceallenatore di una prima squadra è molto stimolante. Vogliamo fare bene e i presupposti ci sono tutti».
Non è mortificante il campionato di Eccellenza per un uomo dalla carriera prestigiosa come la sua?
«Ma no. Quando ci sono progetti e ambizioni, si prescinde dalla categoria. Allenerò anche la squadra degli Juniones Regionali e sarò una specie di supervisore di tutto il settore giovanile. Ho fatto quasi una scelta di vita».
Anche perché ovviamente lascerà Livorno...
«Sì, mi trasferisco a Genova. E da lì farò il pendolare con Albenga. Viaggerò in treno. Sarà un’esperienza nuova ed entusiasmante».
Le va di parlare del suo Livorno?
«Certo, anche se questo non è stato un anno per niente facile. Mettiamola così: ho fatto una grande esperienza. Sono contento di quello che ho fatto anche se i risultati non sono stati dalla nostra parte».
Che cosa le lascia una stagione come quella che ci siamo appena lasciati alle spalle. Amarezza?
«Sì, ma preferisco parlare delle cose belle. Sul piano umano, soprattutto. Ho conosciuto due persone squisite come Roberto Breda e Antonio Filippini. Per la verità con Antonio sono legato da un’antica amicizia perché avevamo giocato insieme a Livorno ai tempi della Coppa Uefa. Abbiamo vissuto le ultime settimane a stretto contatto di gomito e posso dire di aver lavorato benissimo. Lo stesso posso dire di Breda che magari può sembrare introverso, ma che fuori dal campo è una persona più brillante. Da parte mia credo di aver fatto tutto quello che mi avevano chiesto. Auguro ad Antonio e a Roberto tutto il bene possibile e le massime gratificazioni in carriera. Se lo meritano».
Però quest’anno c’è stato anche tanto di negativo...
«Senza dubbio, ma preferisco sorvolare. Ora la stagione è finita e il Livorno deve guardare avanti».
Il suo addio però non è un bel segnale...
«Ma no. Le persona passano, il Livorno resta. Io ero in una condizione particolare. Se non avessi firmato per l’Albenga a oggi non saprei ancora quale sarebbe il mio futuro. Avrei pure rischiato di rimanere a piedi, senza squadra. Potevo anche aspettare fino all’ultimo e sperare che il Livorno mi chiamasse, ma ho preferito cambiare aria per avere stimoli nuovi. Ripeto, ad Albenga ci sono i presupposti per far bene. Però voglio ribadire un concetto: il mio cuore è sempre stato amaranto. Amaranto è e amaranto sarà per sempre. Ci mancherebbe altro. Piuttosto: posso fare io una domanda a voi?»
Certo, avanti...
«Ma la situazione societaria? Perché qui tra bonifici sbagliati, bonifici che non arrivano e mille voci, mi sembra che non stia cambiando nulla».
Già, la situazione societaria. Per ora sono solo fiumi di parole. Ma – domanda secca – secondo lei Spinelli vende?
«Dovrei toccare con mano come San Tommaso. Di possibili acquirenti ce ne sono sempre tanti, ma quando si va a stringere, tutti fatto una fatica da matti a mettere nero su bianco. L’unica cosa che mi auguro – da livornese e da tifoso del Livorno – è che la società riesca ad allestire una squadra in grado di riportarci almeno in serie B. Lo esige la nostra storia, la nostra maglia per la quale ho speso tante energie».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

