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La rabbia di Zima: «Fatto fuori dal Livorno per far giocare Plizzari. La gestione di Breda? Lasciamo perdere...»

Gianni Tacchi
La rabbia di Zima: «Fatto fuori dal Livorno per far giocare Plizzari. La gestione di Breda? Lasciamo perdere...»

L'ex portiere amaranto racconta la tutta la sua delusione. Adesso è tornato a Praga: «Litigai anche con Signorelli e dopo mi hanno fatto fuori»

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LIVORNO. «Sapevo che al primo errore sarei stato fatto fuori. Ed è andata esattamente così: errore con la Salernitana e una settimana dopo spazio a Plizzari. Giocare con questi pensieri non fa bene. Non ho mai sentito la fiducia della società, eppure avevo dimostrato qualcosa di importante nella salvezza di un anno fa».

Lukas Zima risponde da Praga: è tornato a casa dopo il 30 giugno, quando il Livorno ha liberato lui e altri giocatori, e adesso si allena con un preparatore di fiducia, in attesa di sapere qualcosa in più sul suo futuro. «Ho un altro anno di contratto con il Genoa, vedremo nei prossimi giorni», rivela il portiere ceco, che torna sul prestito biennale a Livorno e non nasconde l’amarezza per come sono andate le cose: «La retrocessione è stata bruttissima, il risultato di una serie di problemi che sono emersi durante la stagione. È mancata esperienza, è mancata gente di carattere».

Cosa si aspettava dalla società?

«Mi aspettavo di fare un campionato importante dopo una salvezza inaspettata e 3-4 mesi da titolare in seguito alla squalifica di Mazzoni. Invece le scelte sono andate in un’altra direzione…».

Si riferisce all’innesto di Plizzari?

«Certo. Ma sia chiara una cosa: con Plizzari non ci sono stati problemi, il rapporto era normale. Il problema l’ha creato la dirigenza mettendo insieme due portieri sotto contratto con altre squadre: io in prestito dal Genoa, lui dal Milan».

E il dualismo ha penalizzato entrambi.

«I dualismi non fanno bene. Guardate cos’è successo al Genoa: a gennaio è tornato Perin e Radu è stato costretto ad andare via. Quando qui è arrivato Plizzari, ho capito subito che avrei giocato poco. Bastava dirmelo chiaramente, invece tutti hanno continuato a parlare di Zima titolare senza però essere convinti».

Il primo spartiacque è stato con la Salernitana: cos’è successo?

«Intanto sul primo gol c’era un fallo, sul terzo invece ero messo male. Ricordo bene una discussione con Signorelli nel post-partita. Fatto sta che la settimana dopo contro il Chievo sono finito in panchina, tornando poi nella partita successiva perché Plizzari non era andato bene. Forse qualcuno non capisce il nostro ruolo: le colpe di un portiere si vedono di più, tutti sbagliano ma non vengono esclusi al primo errore».

Poi da dicembre ha giocato solo una volta.

«C’è tanta amarezza. E pensare che dopo la salvezza dell’anno scorso mi chiamò Milli (l’ex direttore generale, ndr) per dirmi che il Livorno mi avrebbe riscattato. La cifra era importante, un milione e mezzo di euro, ma la società sembrava convinta».

Invece è finita un mese fa.

«Sì, lo immaginavo già in quarantena. Eppure mi sono sempre comportato bene, dando il massimo ogni giorno».

Sulla retrocessione ci sono le colpe di tutti, dalla società ai giocatori, ma qual è stato il vero problema?

«Ci sono stati tantissimi problemi e sono successe molte cose, ma preferisco non parlarne. Dico solo che con il gruppo della salvezza sarebbe andata diversamente».

Hanno influito anche le voci sulla vendita della società?

«Non lo so, è possibile. Di certo la società ha creato grossi problemi con la questione dei campi».

Si spieghi.

«Vi racconto un episodio. Un giorno troviamo i campi del Coni allagati per la pioggia, ma la partita è due giorni dopo e dobbiamo assolutamente allenarci. Aspettiamo un po’ e arrivano due furgoncini che ci portano al campo in Borgo Cappuccini. Finito l’allenamento, saliamo tutti sudati sui furgoncini e torniamo al Coni per fare la doccia. Ma vi sembra normale? In serie B non esiste una cosa del genere».

Com’è stato il rapporto con i tre allenatori di questa stagione?

«Ringrazio Breda per avermi fatto giocare l’anno scorso, per il dopo... lasciamo perdere... Tramezzani e Filippini sono due allenatori bravi e capaci, avevano solo bisogno di tempo».

Lei ha sempre giocato in Italia: aspetta un’altra chiamata dalla serie B?

«Lo spero, nonostante tutto il mio percorso a Livorno è stato buono. Mi piacerebbe trovare continuità in una squadra dopo tanti anni in prestito».
 

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