Il Tirreno

Livorno

Davide Nicola e quella maglia per il suo Ale: nell’esultanza c’è anche l’abbraccio di Livorno

Alessandro Bernini
L’esultanza simbolica di Davide Nicola sotto la Gradinata vuota dei tifosi del Genoa dopo la vittoria di domenica sera che è valsa la salvezza, nel riquadro la foto della maglia che indossava. Nicola con al fianco il figlio Alessandro durante la festa promozione al Picchi. L’accoglienza emozionante al suo ritorno a Livorno
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L’esultanza simbolica di Davide Nicola sotto la Gradinata vuota dei tifosi del Genoa dopo la vittoria di domenica sera che è valsa la salvezza, nel riquadro la foto della maglia che indossava. Nicola con al fianco il figlio Alessandro durante la festa promozione al Picchi. L’accoglienza emozionante al suo ritorno a Livorno

Solo due stagioni in amaranto, eppure il tecnico ha lasciato un segno indelebile tra tutti i tifosi, soprattutto a livello umano  

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LIVORNO. Aveva un sorriso dolce Alessandro. Mai sguaiato. Da quel sorriso capivi che non era livornese, perché ai nostri figli piace sempre esagerare. E lo sanno fare anche discretamente bene...

Durante la festa della promozione in A del Livorno, era giugno 2013, Davide Nicola andò sotto la curva Nord a raccogliere l’applauso dei tifosi. Lì vicino c’era Alessandro, maglietta del Livorno indosso, quasi intimidito da tanto entusiasmo straripante, col papà che se lo teneva stretto.

Anche domenica sera, mentre dentro lo stadio si festeggiava la salvezza del Genoa, Davide Nicola si teneva stretto il suo Ale. Passare dal tenere un figlio al fianco a tenerlo solo nel cuore, è contronatura, ma Davide (e sua moglie Laura) l’hanno fatto ogni giorno, da quel maledetto 2014, con una dignità infinita. E domenica Ale non poteva non essere lì, ritratto nella maglietta che papà Davide aveva creato per l’occasione: al centro della t-shirt spiccava una vecchia foto dell’esultanza sotto la gradinata del Genoa con il figlioletto Alessandro alzato con le braccia davanti ai tifosi del Ferraris. Quella maglia sperava di esibirla se il suo Genoa avesse battuto il Verona conquistando la salvezza. E l’ha fatto, abbracciato da Manuele Cacicia e Gabriele Stoppino, i suoi assistenti, i suoi amici, i suoi fratelli. Nicola se li porta ovunque, guai a chi tocca il suo staff; erano tutti insieme anche a Livorno, una vera seconda famiglia.

La dignità, dicevamo. A fine partita e anche ieri, in molti gli hanno chiesto di quella maglietta, un tentativo di tirar fuori emozioni personali. Ma è stato inutile. «È un ringraziamento - ha detto - per la mia gente che non avevo vicino, per la nostra splendida tifoseria. Mi sono sdebitato perché loro mi avevano fatto un grandissimo regalo che non dimenticherò mai. Al mio arrivo mi hanno dato una foto che non ricordavo di aver fatto, e allora ho deciso che sarebbe stato uno dei motivi per sdebitarmi con loro». Già, la foto del figlio tenuto in braccio sotto la curva. Poteva far commuovere ma ha chiuso il cassetto privato dei sentimenti e addirittura ha ringraziato i tifosi.

Abbiamo conosciuto Davide Nicola a Livorno. Un padre presente. Famiglia numerosa, quattro figli, e lui ci rideva sempre sopra: «A casa ho bisogno di provare gli schemi prima di andare all’allenamento, mi servono sempre 4-5 persone...». Impressionante quanto sia perfezionista nel lavoro. Quasi a livello maniacale. Ci incontrammo la mattina dopo il suo esonero, era il gennaio 2014. Spinelli lo cacciò nonostante fosse reduce da una fantastica promozione in serie A, al suo posto mise Attilio Perotti. Andammo a fare colazione insieme, bar nella piazzetta di Ardenza. Un po’ di chiacchiere, parlammo di questo esonero e della sua scelta di restare comunque a Livorno con la famiglia. La domanda ci venne spontanea: «Oggi senza allenamento cosa fai?». La risposta fu tranciante: «Alle 10 ho appuntamento coi miei collaboratori. Ci troviamo mattina e pomeriggio, da oggi iniziamo a preparare di nuovo tutte le partite che abbiamo già giocato. Sapendo come poi sono andate, possiamo capire se ci sono stati degli errori».

A Livorno è rimasto nel cuore a tutti. Tornò in città il 14 giugno del 2017 per far tappa durante il suo tour in bici da Crotone a Torino e andarono in tanti ad accoglierlo prima in Banditella, poi all’Hotel Palazzo e la mattina dopo qui al giornale Il Tirreno. Non uno che lo chiamasse “Nicola”, lui ormai è per tutti “Davide”. Come fosse uno di noi. Proprio come Alessandro. Che forse non ha mai avuto un sorriso sguaiato ma sarà per sempre un bimbo livornese.
 

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di Redazione web