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Il Livorno con due ko è matematicamente retrocesso in serie C

Fabrizio Pucci
Il Livorno con due ko è matematicamente retrocesso in serie C

L’agonia di un campionato disgraziato potrebbe finire con un’eventuale sconfitta casalinga contro la Cremonese

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Non che ce ne fosse bisogno, ma la sconfitta interna con il Venezia ha messo la pietra tombale su questa stagione vergognosa iniziata male e che finirà peggio. Il mancato rinnovo del contratto a dieci giocatori in scadenza o in prestito, è il segnale della resa incondizionata. Nelle ultime sette giornate Filippini attingerà alla rosa della Primavera e non è detto che questo sia un aspetto negativo. Debutterano in B i migliori giovani amaranto e questi, se da una parte pagheranno lo scotto del noviziato, dall’altra ci metteranno di sicuro più voglia, grinta e cattiveria dei loro predecessori.

Ricordate? I presunti big non ne hanno indovinata mezza. Il Livorno di Breda iniziò il campionato con un filotto di tre sconfitte consecutive: su rigore a Chiavari contro la modesta Entella, in casa con il Perugia per via di un altro rigore – sbagliato da Mazzeo – e poi ad Ascoli con gli amaranto che sullo 0-1 si divorarono due gol nei minuti di recupero prima di incassare il raddoppio dei bianconeri.



A metà settembre, però la squadra dette un timido segnale di risveglio: successo interno con il Pordenone e poi pareggio a Cosenza con il pari calabrese arrivato in extremis al termine di una partita dominata in lungo e in largo. La coppia di sconfitte casalinghe consecutive incassate dopo il 90’contro Salernitana (2-3) e Chievo (3-4 dopo aver chiuso il primo tempo sul 3-1) e il ko di Frosinone spinsero gli amaranto sul fondo della classifica con 4 punti in 8 partita. L’altro fuoco fatuo fu accesso in autunno. Il 26 ottobre all’Ardenza venne rispettata la tradizione: derby bruttissimo, ma Pisa mandato al tappeto da un’autorete di Benedetti. Tre giorni più tardi a Cittadella arrivò la beffa in una partita che il Livorno aveva agevolmente controllato per 75’. L’ultima gioia vera risale al 2 novembre: 2-1 in rimonta firmato nel recupero da un siluro di Marras e il Livorno sale a 10 punti in classifica a meno 2 dalla salvezza diretta e con il Trapani, ultimo, staccato di 4. Da allora però gli amaranto si inceppano.



Nelle successive quattordici giornate furono aperte le porte della vergogna: quattro pareggi e dieci sconfitte, la miseria di nove gol segnati (4 nella sola partita ardenzina con l’Entella finirà immancabilmente in parità) e 26 subiti. Non servì l’allontanamento (tardivo) di Breda. Nulla poté fare il suo sostituto Tramezzani a cui Spinelli non regalò un acquisto degno di tale nome. Dopo la sconfitta interna con l’Ascoli venne richiamato Breda che spezzò l’incantesimo Chievo (1-0 a Verona, gol di Ferrari) e dette al Livorno un successo che mancava da 4 mesi. L’ultima partita prima del lock down fu la sconfitta nel derby con un Pisa imbarazzate. Le scelte di Breda furono discutibili e Spinelli lo cacciò.



Il resto è storia recente. L’agonia sta per finire e perché a breve la retrocessione sarà certificata dalla matematica. La domanda è: quando accadrà? Facciamo due calcoli. Mancano sette giornate alla fine. Sul quartultimo gradino c’è l’Ascoli che ha 33 punti, 12 in più del Livorno e lo scontro diretto favorevole. A 34 c’è la Cremonese. I marchigiani giocano la prossima partita a Cosenza. Se dovessero vincere (e se anche la Cremo batte il Pescara, data quasi per scontata la sconfitta degli amaranto a Trapani), la salvezza sarebbe a 15 punti con sei turni da giocare. A quel punto se dovesse arrivare un altro ko in casa con la Cremonese, il Livorno sarebbe in C con 5 giornate di anticipo. Cambia poco la sostanza se l’Ascoli dovesse perdere a Cosenza. La salvezza sarebbe lontana 13 punti e i patimenti si allungherebbe al massimo di una giornata. Che tristezza e che amarezza. —

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