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È un Livorno senza l’anima di Filippini «Una squadra con problemi di personalità»

Fabrizio Pucci
È un Livorno senza l’anima di Filippini «Una squadra con problemi di personalità»

Il ko contro il Cittadella ha confermato i tanti limiti. «Ora dobbiamo essere dignitosi e guardare già anche al domani»

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La sue lacrime durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime del Covid hanno commosso i tifosi amaranto. Antonio Filippini il 20 aprile ha perso mamma Terry e in questi lunghissimi sessanta secondi il aveva il cuore in tumulto: “E’ stata una giornata piena di emozioni felici perché stavo arrivando all’esordio in serie B e di lacrime. Non nascondo di aver pianto anche in camera durante il ritiro, perché sapevo che mia mamma non poteva assistere fisicamente alla partita. Nel minuto di silenzio è arrivata tutta quell’emozione che si è sciolta in un pianto liberatorio».

Chi le ha mandato l’ultimo messaggio prima di andare in panchina?

«Mia moglie Chiara. E’ sempre l’ultima persona che sento prima di spegnere il telefonino. In questo periodo complicato mi è stata vicina: è una persona fantastica. Sapeva quello che stavo provando. Mi ha ricordato in tutti i modi che mia madre mi voleva sempre sorridente e carico».

Poi la partita. Come la giudica?

«Abbiamo disputato un primo tempo discreto. L’avevamo preparata così la partita e i ragazzi avevano fatto proprio tutto quello che avevamo provato nelle ultime due settimane. Sapevamo come giocavano loro. Se c’era una squadra che doveva passare in vantaggio eravamo noi perché abbiamo avuto due occasioni e il migliore in campo era stato il portiere del Cittadella. Nella ripresa, invece…».

Nella ripresa c’è stato l’errore di Viviani e la partita è finita…

«L’errore individuale ci può stare. Sono avvenimenti che nessun allenatore può gestire».

Sì, ma poi siamo usciti dalla partita. Perché?

«Il rammarico è proprio questo. Conosco questa squadra da novembre e al primo schiaffo non riesce mai tenere duro e a difendere lo 0-1, per poi provare a riprendere la partita. I ragazzi si abbattono, prendono insicurezza e si spengono. Sullo 0-2 la partita è finita anche perché il Cittadella è una signora squadra. Purtroppo questi black out si verificano dall’inizio della stagione. Dobbiamo invece capire che le partite possiamo pareggiare o ribaltarle anche nel finale».

Perché ci sono questi cali? E come si possono evitare?

«Non credo ci sia un solo motivo, ma un insieme di concause. Ci sono varie componenti: un difetto di personalità, la questione tecnica che ti fa valutare meno bene una situazione e spesso basta una lettura sbagliata per prendere gol. Infine fisicamente non sempre riusciamo a reggere l’urto. Insomma: non è solo una questione di testa, ma sono più fattori che ci relegano all’ultimo posto con tanti punti di svantaggio da chi ci precede».

Parliamo di scelte. Perché Mazzeo dall’inizio?

«Avevo fuori Marras per squalifica e Murilo e Marsura che non si erano allenati per una settimana. Ho deciso di preservarmi Marsura per il finale in cui i suoi uno contro uno potevano essere devastanti. In caso di necessità lo avrei gettato nella mischia e la mossa è pure riuscita perché Davide ha fatto molto bene. A quel punto era ballottaggio tra Mazzeo e Braken come partner offensivo di Ferrari nell’undici partenza. Ho scelto Fabio perché si integra molto di più con Ferrari. Mazzeo può ‘inserire’ meglio il compagno di reparto».

E quel Viviani titolare?

«A centrocampo giochiamo con un play e due interni. Luci può ricoprire tutti e tre i ruoli, ma ha 35 anni e dopo un’ora avrei dovuto sostituirlo visto il caldo e la condizione attuale. Ho deciso di dosare le forze. Questo è l’aspetto atletico».

E quello tattico?

«Awua e Agazzi non sono play. In quel ruolo ho il capitano e Viviani. Se li avessi fatti giocare contemporaneamente e li avessi dovuti cambiare entrambi, saremmo rimasti senza un regista per il finale di partita. Ho parlato con Luci alla vigilia della gara. Data la sua duttilità, avrebbe sostituito il primo centrocampista che sarebbe andato in sofferenza anche perché può giocare anche al posto di Awua o Agazzi. Concludendo il discorso di prima, ho schierato titolare Viviani perché se Federico parte dalla panchina fa più fatica. Andrea invece lo metti dentro a partita in corso e ti dà un apporto immediato. È livornese, è la bandiera di questa squadra ed entra sempre con la testa giusta».

In sostanza il suo Livorno non prescinde dalla presenza di un play…

«Esatto. Ripeto: poniamo che fossimo partiti con Luci interno e Viviani regista. Se fossero saltati entrambi avrei dovuto adattare un centrocampista a fare il play».

Recupera qualcuno per Castellammare?

«Stanno tutti bene. Murilo e Marsura si sono allenamento anche oggi (ieri ndc). L’unico out è Silvestre che ha un problema a un tendine e che starà ancora fuori».

Da che cosa si riparte?

«Sabato la squadra per 50’ è stata squadra. Ho visto compattezza, voglia di fare quello che è stato preparato. Ma non basta. Dobbiamo dare e fare molto di più. Le partite devono essere giocate fino oltre il 90’. Dobbiamo alzare ancora di più l’asticella. Ciò che siamo – a partire da me – non basta».

Ha sentito il presidente?

«No, ma sarà dispiaciuto. Più passano le giornate e più aumenta la consapevolezza di retrocedere».

Sta già lavorando in ottica futura?

«Sì. Stiamo facendo due percorsi paralleli».

Vale a dire?

«Stiamo facendo queste partite da squadra ma anche con l’idea di preparare qualche giocatore in proiezione futura e valutare e chi è utile in caso di retrocessione. Dobbiamo fare bene entrambe le cose. Sabato ha debuttato Ruggiero e questa è una prova di ciò che stiamo attuando. Awua ha giocato titolare perché vogliamo vedere bene che giocatore è. Quando è stato chiamato in causa ha dimostrato di essere affidabile. Non è nostro, ma potremmo pensare di tenerlo. Vogliamo essere dignitosi e pensare anche al domani del Livorno». —

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di Redazione web