Gioco
È ripreso il campionato, è ripresa l’agonia nono ko in casa, passa anche il Cittadella
Il Livorno resiste un tempo sfiorando anche il vantaggio, poi un errore di Viviani provoca un rigore e la squadra non si rialza
LIVORNO
Non è ripreso il campionato. E’ ripresa l’agonia. Qui è ormai chiaro che l’unico modo per non perdere è non giocare: puoi cambiare allenatori, rimestare nel secchio dei giocatori, star fermo 3 mesi e ripartire, puoi fare tutto e il contrario di tutto, ma non cambierà niente. Le altre almeno sono vive: il Cosenza ha battuto l’Entella, il Trapani ha fermato il Frosinone, noi siamo stati capaci solo di subire la nona sconfitta casalinga di questa stagione, con l’Armando Picchi che ormai è terra di conquista per tutti.
In sostanza abbiamo ripreso da dove c’eravamo lasciati. Squadra che prova a giocare, che un po’ tiene ma si disintegra alla prima sbandata. Stavolta il Livorno ha resistito anche benino per 50 minuti, poi a inizio ripresa ecco un fallo sciagurato di Viviani in area che ha provocato il rigore dell’1-0. Preso lo schiaffo, dopo 10 minuti è arrivato anche il pugno in faccia di Proia: 0-2 e tutti a casa.
I RIPESCATI
Purtroppo il debuttante Filippini non ci ha visto granché lungo a rilanciare Viviani e Mazzeo, impresentabili per sei mesi e impresentabili anche oggi. Ma se la partita di Mazzeo è stata negativa e niente più, quella di Viviani è stata quasi irritante: perché dopo aver sbagliato tutti i passaggi possibili nonostante si giocasse a ritmi da scampagnata, ha pure provocato il calcio di rigore con un’entrata senza un briciolo di logica su Proia. Quando abbiamo visto la formazione, il pensiero è stato: “Filippini avrà visto in allenamento che finalmente Viviani sta bene”. Macchè. Come prima, più di prima.
POSSESSO PALLA E PROFONDITA’
L’aveva detto Filippini: «Ripartiamo dalla difesa». E in effetti nel primo tempo il Livorno dietro ha tenuto bene, col possesso di palla del Cittadella spesso sterile. E quel 3-5-2 sembrava anche avere un senso, con un po’ di possesso palla e ogni tanto un tentativo di metterla in profondità. Per carità, niente di clamoroso, ma diciamo che per un po’ non si sono visti i 25 punti di differenza (43 contro 18) che indicava la classifica prima di scendere in campo. Merito soprattutto di una buona difesa, con Boben preciso, Bogdan sicuro da centrale, e un centrocampo folto nel quale Agazzi e Awua viaggiavano con un marcia in più rispetto a tutti (due in più rispetto a Viviani). Tant’è che intorno alla mezzora sono arrivate pure due nitide palle-gol: prima al 33’ un cross di Di Gennaro, forse sfiorato da Mazzeo sul quale Paleari ci ha messo la punta delle dita, e pochi secondi dopo un destro a botta sicura di Ferrari (che però poteva tirare molto meglio) su assist di Awua respinto ancora da Paleari.
IL CROLLO
Ma, è storia vecchia. Appena arriva il primo schiaffo, il Livorno non si riprende più. E così, quando al 4’ il Cittadella è passato su calcio di rigore, non c’è stato neanche il tempo di riorganizzarsi perché al 15’ eravamo già 2-0, e partita finita. I cinque cambi non hanno portato niente alla causa amaranto, l’unico apparso in palla tra i nuovi entrati è stato Marsura con 2-3 ottimi cross e un destro sul secondo palo sul quale è volato Paleari a salvare la sua porta.
Nel complesso però il Livorno non ha mai dato la sensazione di poterla rimettere in piedi. Così come, purtroppo, già da dicembre non ha mai dato la sensazione di potersi salvare. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
