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Puccini svela la sinfonia della Pro Livorno Sorgenti: «Bravi a programmare e ora vien il bello..»
Il direttore generale dei biancoverdi dopo la promozione in D: «Abbiamo fatto tanto con poco, ora ripartiamo con mister Nicollai, l'ossatura dello scorso anno e tanto entusiasmo...»
LIVORNO. «Abbiamo fatto tanto con poco». Frase topica di Marcello Puccini, direttore generale della Pro Livorno Sorgenti, che racchiude anni di fatiche e speranze, strade in salite e montagne da scalare, ma una volta lassù il panorama è mozzafiato. Bello come un mondo che, per la prima volta, affaccia la Pro Livorno Sorgenti sulla scena nazionale. Perché la serie D fa uscire dai confini regionali e rappresenta la massima categoria dei Dilettanti. Il verdetto ufficiale che finalmente certifica per i biancoverdi la vittoria del campionato di Eccellenza girone A è una liberazione.
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Che significato ha questo salto di categoria?
«Siamo felici e orgogliosi. Questo è un successo della società, frutto di un lavoro che parte dalla Scuola Calcio e arriva fino alla Prima squadra. Niente si crea senza una società che programma e punta sull’attività di base».
In campo vanno i giocatori, ma oltre a loro con chi bisogna condividere questo storico traguardo?
«Con tutti i dirigenti che ogni giorno lavorano nell’ombra e portano liberamente il loro grande contributo. E poi con tutti i tecnici, i tesserati e i membri di una società che rappresenta circa 1000 famiglie. Per questo sentiamo di essere una realtà che incide in modo importante nel tessuto sociale della città».
La Pls è un mondo di 600 atleti tesserati, dalla Scuola Calcio alla prima squadra, più ci sono allenatori e dirigenti. In totale sono circa 30 squadre e 50 allenatori. Come si riesce a gestire tutto questo?
«C’è un consiglio direttivo di 17 persone che ha la responsabilità amministrativa e tecnica di tutti i settori, ognuno dei quali vanta poi una commissione specifica. Se siamo arrivati a raggiungere la serie D, è grazie a una società così strutturata».
Marcello Puccini entra nel 2007 alla Pro Livorno, poi nel 2010 scatta la fusione con il Sorgenti Labrone e nasce la Pro Livorno Sorgenti. Che cosa è cambiato dai suoi esordi in biancoverde?
«Siamo partiti da una situazione complessa, ma con la collaborazione di tutti coloro che hanno messo a disposizione il loro tempo, più i dovuti investimenti, siamo riusciti a crescere nel tempo. La fusione del 2010 ha rappresentato un’opportunità importante».
Dieci anni a partire dalla fusione raccontano di promozioni a tutti i livelli, fino al salto in serie D. Come si guarda al futuro adesso?
«Intanto ci godiamo il traguardo e il 22 giugno saremo ricevuti in Comune dal sindaco Luca Salvetti per ritirare una onorificenza. Ne siamo orgogliosi e ringraziamo di cuore il sindaco e l’amministrazione comunale. A parte questo, porteremo avanti il nostro progetto sempre a partire dall’attività di base, scuola calcio e settore giovanile, verso cui saranno riversate ancora di più le nostre risorse».
A proposito di risorse, cercherete l’aiuto anche di nuovi soggetti?
«Sì, ci apriamo al contributo di chi vorrà portare soprattutto idee e iniziative. Perché non bastano i soldi».
La Pro Livorno Sorgenti è Empoli Elite Center. Proseguirà il rapporto con gli azzurri?
«Sarà rinnovato l’accordo e ci permetterà di continuare a crescere sul piano tecnico e organizzativo».
Quanto ha inciso a livello di budget lo stop per il coronavirus? E quanto invece dovrà aumentare la spesa per una società in serie D?
«Lo stop ai campionati ci ha tolto circa il 30-35% delle nostre risorse. Quindi dovremo avere una gestione ancora più oculata per sopperire a queste perdite. Contiamo anche su aiuti e agevolazioni che saranno stabilite dalla Figc per le società. Per la prossima stagione dovremo mettere a bilancio un 40% di risorse in più. Il salto di categoria comporta maggiori responsabilità, ma siamo preparati».
E la squadra sarà mantenuta in blocco?
«L’idea è quella di conservare almeno il 90% dell’attuale rosa, più lo staff tecnico. Ma tutte le definizioni sono rimandate alla commissione tecnica e ai direttori sportivi». —
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