Gioco
«Io, Breda, Spinelli e il miracolo possibile degli amaranto», scende in campo Filippini e va già di corsa
Promosso capo allenatore dopo il ko di Pisa, non ha ancora debuttato in panchina. «Livorno è nel mio cuore, resterei anche in serie D»
LIVORNO. Da giocatore ha onorato per 109 volte la maglia amaranto lottando senza mai abbassare la guardia e senza mai fare un passo indietro. Impegno, grinta, dedizione, lotta. Questo è Antonio Filippini a cui il presidente Spinelli all’indomani della sconfitta con il Pisa ha affidato la panchina del Livorno fino al termine della stagione. La tesi con cui ha conseguito la patente di allenatore che si intitola “Quattro contro il resto del mondo” è la summa del suo carattere combattivo che abbina determinazione e senso tattico: «Quei quattro – confida – sono i difensori, perché secondo me se una linea difensiva che si muove bene diventa la prima fase di attacco per una squadra che adotta movimenti nella massima coordinazione».
Con tre mesi e mezzo di ritardo rispetto al programma, Filippini potrà debuttare da allenatore capo in serie B. Accadrà in occasione della partita casalinga con il Cittadella il 20 giugno. Forse quel giorno sarà l’unico felice della ripresa del campionato… «Tra tutti quelli in campo penso proprio di sì. Sarà il mio esordio da primo allenatore. Anzi. Sarebbe. Uso il condizionale perché poniamo il caso che spunti qualche positivo a una settimana dall’inizio del campionato. Tutto tornerebbe in discussione».
Qui ha giocato, ha segnato gol storici, ha fatto il tutor durante la gestione di Breda, poi adesso questa chance. Come si sente?
«Mi sento pronto, ma voglio fare una considerazione sulla parola ‘tutor’. Non mi piace. Preferisco allenatore in seconda. Non lo trovo giusto nei confronti di Breda. Ero io che dovevo imparare e non il contrario. Questo è un campionato-no, ma l’anno scorso Breda insieme ai giocatori ha portato in salvo il Livorno. Ho imparato tanto da lui. Ora sono pronto per il nostro Livorno».
In quali condizioni fisiche la squadra?
«Fino alla scorsa settimana abbiamo effettuato allenamenti individuali. Giovedì e venerdì, invece abbiamo svolto due allenamenti collettivi al giorno. Diciamo che sul piano fisico abbiamo accelerato. Tutti i ragazzi sono abili e arruolati. Detto questo sappiamo benissimo che il campo è lungo e largo e per giocare in certe partite devi essere in condizione. Al momento siamo al 50/60% come tutti gli altri».
Sul piano morale? Siamo a un passo dalla C e molti giocatori che sono in prestito e questo potrebbe condizionare il loro impegno...
«Sinceramente i ragazzi sul campo si stanno allenando bene. Pretendo che lo facciano per se stessi, per lo staff, per il Livorno e per i tifosi. Fino a quando indossano la maglia amaranto devono essere professionisti. Non siamo l’unica squadra che è in questa posizione con tanti giocatori potenzialmente liberi dal primo luglio. Per questo ho convocato otto ragazzi della Primavera. Anche altri colleghi hanno attinto alle giovanili. L’Ascoli ne ha convocati dieci. E poi anche io e il mio staff siamo in scadenza, ma non siamo affatto condizionati da questo».
Spinelli però la stima molto. Aveva consigliato a Yousif di tenerla. Che effetto le fa?
«Io resterei in C e anche in D. Livorno è una piazza blasonata, gloriosa. Allenare il Livorno è un onore. Con Spinelli c’è stima reciproca. Dopo avermi apprezzato come giocatore, mi ha conosciuto come persona. In questi anni mi chiamava e gli consigliavo giocatori, mi mandava a vedere partite nel nord Italia per visionare giovani talenti. Sa come ragiono e penso e mi ha visto anche lavorare in questi tre mesi. Ecco perché mi ha dato questa possibilità ed è arrivato al punto di fare il mio nome all’imprenditore olandese».
Secondo lei Spinelli lascia?
«Non lo so. Sono scelte e decisioni sue».
Se cambia proprietà, come vede il suo futuro in chiave amaranto?
«Sarò ancora più motivato per guadagnarmi sul campo la possibilità di essere confermato. È chiaro che quando uno compra casa, la arreda con mobili di proprio gradimenti. Magari Spinelli o chicchessia, se si va in C vede in me un allenatore che conosce la categoria. L’ho già fatta per due anni e non avrei problemi».
Quando vi disturba questa incertezza societaria?
«Nel ribadire che non so quali idee abbia Spinelli, faccio presente che sia io che lo staff nella nostra carriera ci siamo già trovati in una situazione del genere. È successo a noi, come per esempio a Mazzeo a Foggia».
Parliamo del campionato. Obiettivo dignità?
«Non nascondiamoci dietro un dito: dobbiamo compiere un’impresa difficile. Molto difficile, ma ci speriamo sempre. I miracoli calcistici ci sono sempre stati e perché il Livorno non dovrebbe farlo? Le prime tre o quattro partite saranno decisive. Se riusciamo a diminuire il gap nell’ordine di 6 punti da chi ci precede ci giochiamo tutto nelle ultime sei o sette nella quali abbiamo anche lo scontro diretto in casa con la Cremonese. Se dopo quattro partite restiamo a una decina di punti significa che la classifica parla chiaro».
È qui da fine novembre quindi sa che cosa è mancato a questa squadra…
«Si vince e si perde tutti insieme. Le colpe sono sa suddividere tra tutte le parti: società allenatori, giocatori. Tutti . Forse è mancata coesione tra queste componenti. E’ molto difficile arrivare primi, ma vi assicuro che lo è altrettanto arrivare ultimi. Ecco. Cerchiamo di non arrivare ultimi e mettiamo nel mirino le più vicine: Trapani e Cosenza. Se superiamo queste, pensiamo alle altre. Queste sono le stesse parole che ho detto ai ragazzi. Non mi piacciono le frasi tipo ‘finché la matematica non ci condanna’. Noi abbiamo questa classifica e dobbiamo migliorarla».
FABRIZIO PUCCI
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