Gioco
Le piscine rimangono chiuse se ne riparlerà a settembre
Nuoto: in difficoltà anche gli atleti, troppo alto il costo di gestione degli impianti
LIVORNO
Domani è la data individuata dal governo per la riapertura di palestre, piscine e centri sportivi ma per quel che riguarda le vasche di Livorno la partita non si gioca soltanto sul tavolo della sicurezza (la Federazione Italiana Nuoto e il Ministero dello Sport hanno da giorni varato le linee guida). Quando si parla di impianti natatori, infatti, l’aspetto economico diventa centrale - a fronte degli elevati costi di gestione - e il risultato è che, a meno di ripensamenti, fino a settembre le piscine non riapriranno né per gli atleti, né per i cittadini.
«Giovedì mattina abbiamo tenuto una web conference con tutti gli uffici del Comune coinvolti e Roberto Fedeli in rappresentanza di Officina dello Sport/Sport Management - ha precisato il sindaco Luca Salvetti - un confronto positivo, a conferma che è servito a ritrovare un rapporto piacevole e coerente a conferma di una chiara volontà di collaborazione. Da una parte il gestore ci ha messo di fronte le grandi difficoltà e i costi per far ripartire gli impianti in un periodo dell’anno in cui la stagione sta volgendo al termine e presumibilmente con un calo di utenza, ma dall’altra l’amministrazione comunale ha chiesto un planning sulla riapertura dell’attività a settembre (almeno la vasca da 50, ndr) e valutare la risposta della cittadinanza. Il Comune, ci tengo a sottolinearlo, farà di tutto per reperire le risorse e agevolare la riapertura delle piscine, in attesa delle scelte di Officina dello Sport/SM e del governo riguardo gli aiuti destinati al settore sportivo».
Presente alla web conference oltre al sindaco, ai dirigenti dell’ufficio sport e a Fedeli, il delegato provinciale del Coni, Giovanni Giannone: «Personalmente ho suggerito la riapertura anche di una sola vasca su 3 (Camalich, Neri e Rosi, ndr) a tutela dell’agonismo, ma con la possibilità di accogliere un po’ di nuoto libero. Facilmente, durante l’estate, c’è chi troverà difficoltà ad andare al mare e magari potrebbe farsi una nuotata in corsia e affezionarsi all’ambiente piscina».
Un faccia a faccia (via web) quello di giovedì mattina, che fa seguito alla nota divulgata da Sport Management che gestisce 40 impianti in tutta Italia: «Abbiamo avviato le procedure per raggiungere un’intesa che sia prima generale, poi specifica e peculiare, territorio per territorio, con gli enti proprietari. Nelle condizioni date, con l’enorme buco finanziario che si è venuto a creare per i mancati incassi di questi mesi, e in previsione degli interventi necessari, ogni decisione in merito alla riapertura va ben oltre ciò che comporta all’imprenditore la naturale ansia da rischio aziendale. Abbiamo provveduto a comunicare questo disagio alle amministrazioni comunali».
A questo punto, in questa situazione, si pone un interrogativo per la città di Livorno, una delle capitali del nuoto italiano. Pensiamo a Massimo Rosi e Ilaria Tocchini, a Samuele Pampana e Luca Ferretti, a Gabriele Detti e Federico Turrini, a Martina De Memme e Sara Franceschi, a Francesca Fangio e Chiara Masini Luccetti, ai tecnici federali Stefano Morini e Stefano Franceschi, fior di campioni, di medaglie internazionali e partecipazioni olimpiche cresciuti fra via Allende e via Mastacchi. Livorno ha 3 bellissime vasche che molti atleti di alto livello ci invidiano, oggi tutte coperte (pure la Camalich, che prima si apriva d’estate e chiudeva d’inverno, dalla metà degli anni Novanta è dotata di un tetto permanente). Si sente la mancanza di un impianto all’aperto che in questo caso avrebbe soddisfatto le necessità delle squadre agonistiche ma che con gli ombrelloni potrebbe anche diventare una struttura per tutti. —
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