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Livorno

Addio Nenci, la storia del nostro pugilato: una vita a fare a pugni ma amato da tutti

Fabrizio Pucci
Addio Nenci, la storia del nostro pugilato: una vita a fare a pugni ma amato da tutti

È scomparso a 85 anni per un problema cardiaco. Fu argento alle Olimpiadi di Melbourne ottenendo grandi successi anche da maestro 

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LIVORNO. Dicono che storia e leggenda siano accomunate da una stessa finalità: tratteggiare l’uomo eterno. E storia e leggenda nella vita dell’ex pugile Franco Nenci, sono state inseparabili fino a ieri quando lo hanno consegnato all’eternità. Ottantacinque anni compiuti a gennaio, il suo cuore tanto generoso quanto malandato nel pomeriggio si è fermato lasciando nel dolore la famiglia e alla Livorno sportiva un forte senso di smarrimento e di un vuoto che non è facile colmare.

ARGENTO OLIMPICO

Franco Nenci era la boxe: unico pugile livornese capace di tornare da un’Olimpiade – Melbourne 1956 – con una medaglia al collo. Fu argento nei Superleggeri. Con recriminazioni: neanche lui poté salvarsi dalla maledizione del secondo posto già costata l’oro olimpico agli Scarronzoni nel ’32 e nel ’36, altri miti inarrivabili. Nella sua ultima intervista, rilasciata al Tirreno al collega e suo amico Mario Orsini, due anni fa, ricordò quel mezzo furto, ma lo fece nel suo stile, senza polemizzare: «Quella medaglia – disse - poteva essere d’oro se l’arbitro americano non avesse dato la priorità al mio avversario, il sovietico Vladimir Engibarjan, dopo che i giudici avevano decretato la perfetta parità».

CAMPIONE VERO

Chissà, forse il tempo aveva mitigato l’amarezza di quel verdetto. L’orgoglio no. Quella è materia che prescinde dalle vittorie, un concetto che la figlia Cinzia ieri, nell’ora più difficile, ha spiegato con lucida semplicità: «Mio padre – ha detto – è stato un campione sul ring e nella vita. Era un uomo buono, perbene. Non c’è neanche bisogno che ve lo descriva. Tutta Livorno lo conosceva e sapeva com’era». Anche lo Spi-Cgil quartieri nord ieri ha voluto ricordarlo definendolo “portuale e campione di boxe. Uomo esemplare e dotato di grande personalità”

GLI INIZI

Nenci era un animo nobile, come nobile è – per definizione – l’arte della boxe di cui si era innamorato nei primi Anni Cinquanta. I primi pugni nella palestra del Cral Stanic, in viale Ippolito Nievo, sotto la guida del grande maestro Aldo Giovannelli. Il tempo di capire che il ragazzo ci sapeva fare e nel 1952 ecco i primi campionati regionali. Match vinti e stravinti che gli consentirono di scalare le classifiche nazionali e di meritare la convocazione per le Olimpiadi australiane: «Grazie al pugilato – confidò nella stessa intervista - ho girato il mondo tenendo sempre alto il vessillo di Livorno. Ho potuto vivere una vita economicamente dignitosa. Quando tornai dalle Olimpiadi insieme al mio amico Mario Sitri fummo ricevuti in Comune dal Sindaco Badaloni. Con i primi soldi mi comprai una Giardinetta e poi una Millecento sebbene non avessi neanche la patente” disse con modestia e un pizzico di pudore.

GLI ANNI DEL PROFESSIONISMO

Sul finire degli Anni Cinquanta, Nenci diventò professionista dando vita a sfide memorabili come quella vinta con Charley Douglas proprio a Livorno sotto gli occhi innamorati dei suoi concittadini. Sono anni indimenticabili. La scuola di pugili livornese fa furore. Insieme a lui e Sitri non è possibile dimenticare Franco Brondi.

Nenci chiude la parentesi da protessionista nel 1967: «Avevo 32 anni. Non perdevo dal ’65, ma sul volto iniziavo ad avere i segni di tante battaglie. Stavo perdendo motivazioni e preferii appendere i guantoni al chiodo». Così pose fine alla sua carriera in uno dei momenti più alti. Una scelta difficile, che solo i grandi sono capaci di fare.

LA VITA DA MAESTRO

Quella però non fu la fine, ma un nuovo inizio, perché un bagaglio di talento ed esperienza come quello di Nenci non poteva essere dissipato quando lui non era ancora arrivato a 40 anni. Quel capitale lo mise subito a disposizione delle nuove generazioni. Nella seconda parte della sua vita Nenci ha forgiato decine di pugili fino al punto da meritarsi la nomina di maestro della Nazionale al fianco del direttore tecnico Franco Falcinelli. Furono dieci anni di grande intensità, di emozioni colorate d’azzurro coronate dalla partecipazione alle Olimpiadi di Seul 1988 e Barcellona 1992 dove fu chiuso il cerchio aperto 36 anni prima a Melbourne.

L’ULTIMO GRANDE AMORE

L'ultimo segmento della vita di Nenci, infine, racconta del suo impegno quotidiano alla palestra Accademia dello Sport di Via Garibaldi. Una storia umana e sportiva iniziata dopo l’Olimpiade di Barcellona e chiusa ufficialmente a inizio 2018 alle prime avvisaglie dei problemi cardiaci che se lo sono portato via. «Quando cessò l’attività – ha rivelato la figlia Cinzia – promise che sarebbe tornato anche solo per trascorrere qualche ora spensierata con gli amici di sempre. E così ha fatto».

E quelli dell'Accademia dello Sport non erano semplici amici. Erano la sua seconda famiglia che organizzò una commovente festa per salutarlo. Nenci lascia la moglie Ada, i figli Cinzia e Marco e le adorate nipoti Alice, Jenny e Sandy. Alla famiglia giungano le condoglianze del Tirreno.


 

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