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L'ultima meta di Chiesa: «Dico addio al campo ma non al mio amore: farò l’allenatore»

Andrea Masini
L'ultima meta di Chiesa: «Dico addio al campo ma non al mio amore: farò l’allenatore»

Quattro scudetti, la maglia azzurra e la fascia al Calvisano: «Scelta necessaria, dentro di me era cambiato qualcosa»

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LIVORNO. Talento cristallino. Ex azzurro. Icona del rugby livornese. E simbolo del Calvisano Rugby (TOP12): Alberto Chiesa - dopo 4 scudetti e 7 stagioni nel bresciano, le ultime due da capitano (138 presenze e 8731 minuti giocati) - ha deciso di chiudere il più importante capitolo della sua carriera, accettando la proposta giunta dalla sua vera culla sportiva, i Cavalieri Union Prato Sesto (Serie A). Non per lottare in campo, per sedersi in panchina. Perché il sogno di Alberto, ora, è quello di fare l’allenatore di alto livello: «Lo scorso dicembre avevo intavolato un discorso con la dirigenza del Calvisano - ha svelato Chiesa - diciamo che lo stop anticipato del campionato e l’emergenza sanitaria hanno fatto sì che accelerassi la scelta che stavo già maturando da qualche mese. Negli ultimi tempi, mi ero accorto che il piacere di allenare superava quello di stare in campo. Strano per me, che sono sempre stato l’ultimo a uscire tanto che riuscivo a gustarmi ogni aspetto, anche goliardico, del dopo allenamento o partita».

L’EREDE A CALVISANO: FEDERICO MORI

La scorsa estate, sulle orme di Chiesa, in Lombardia era approdato un altro prodotto della cantera livornese: l’emergente Federico Mori: «Lascio Calvisano in buone mani - ha proseguito Alberto - Federico è un talento che ho visto crescere a distanza, visto che mio zio l’ha allenato al Rugby Livorno, e poi in quest’annata a Calvisano ho avuto il piacere di conoscerlo meglio di persona e apprezzare le sue qualità in campo. In lui, così come nell’altro livornese nazionale Under 20 Gianmarco Lucchesi, rivedo molto dei miei esordi, anche se in realtà avrei pagato ad avere la qualità atletica di cui lui è già in possesso. E poi, oltre al talento, è anche un ragazzo con la testa sulle spalle».

UN LIVORNESE DI RITORNO… A PRATO

Prato, per Alberto Chiesa, è a tutti gli effetti una seconda casa, seppur il trequarti estremo/apertura sia un livornese di scoglio, di nota famiglia da sempre legata alla palla ovale: «Gli amici mi sfottono sempre, dicendomi che ormai non mi è rimasto neanche l’accento labronico. In effetti, mischiato in spogliatoio con tanti giocatori provenienti dai posti più disparati, un pochino l’ho perso - ha scherzato - d’ora in avanti, però, avrò più tempo per venire a casa, godermi magari un derby dal vivo e, come qualcuno già mi ha chiesto, poter dare qualche consiglio, un piccolo contribuito seppur indiretto, alla crescita del movimento nel quale giocano anche i miei due nipoti».

CHIESA E LA PANCHINA

Da due stagioni a questa parte, in parallelo alla carriera di top player, Chiesa aveva difatti intrapreso il cammino da allenatore che l’ha portato a seguire tutta la trafila delle giovanili a Calvisano, sino ad approdare al timone dell’Under 18 Elite e in ultima - appunto - sulla prestigiosa panchina dei Cavalieri Prato al posto di Carlo Pratichetti: «Mi è stato presentato un progetto davvero interessante, da parte di una società strutturata, con una prima squadra competitiva per la categoria e un settore giovanile ricco di prospetti. Si tratta senza dubbio di un’avventura stimolante, che non vedo l’ora di iniziare. Appena si è diffusa la notizia, sono stato sommerso di telefonate e attestati d’affetto, da colleghi, vecchi e nuovi compagni, tifosi e appassionati: fa piacere, significa che qualcosa di buono alla fine in carriera ho combinato».

«Ho la sensazione - continua Chiesa- di aver metabolizzato bene la transizione, anche se il contraccolpo di ritrovarmi a bordo campo credo che lo subirò comunque, magari in occasione della prima partita in cui vedrò Calvisano senza di me in campo…».

GIÙ IL SIPARIO

Puntuale è arrivato pure il messaggio di commiato su Facebook: “Purtroppo è arrivato il momento, per me, più temuto. Il dover dire addio al Club che è stato la mia seconda famiglia. Le vicende di queste settimane hanno accelerato riflessioni e pensieri legati alla mia vita personale con la necessità di trovare soluzioni professionali che consentano di dedicarmi maggiormente ai miei progetti famigliari. Ringrazio con affetto ogni singola persona, impossibile fare nomi. Sono stati sette anni intensi e ricchi di soddisfazioni che lasciano nel mio cuore un segno indelebile”. “Inizierò - conclude la sua nota - una nuova pagina della mia vita augurandomi che i nostri destini possano ancora incrociarsi. Grazie Rugby Calvisano!”.
 

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