Gioco
Caro Livorno ti scrivo, parola di Tomas «Tornare grandi si può, ma serve lo stadio»
L’ex attaccante Danilevicius ha intrapreso la carriera da dirigente e oggi è il presidente della Federazione calcio lituana «Da noi l’emergenza è sotto controllo. Il campionato? Allenamenti già ripresi ma i giocatori fanno la doccia a casa»
L’intervista
Fabrizio Pucci
Centocinquantuno presenze col Livorno tra il 2002 e il 2011. Suo il primo, storico gol amaranto in Coppa Uefa, nel settembre 2006 contro il Pasching. Tomas Danilevicius è uno di noi. Oggi, a 41 anni è il presidente della Federcalcio Lituana, l’omologo di Gabriele Gravina, numero uno della Figc. Non c’è interlocutore più autorevole per capire quando e come può ripartire il calcio.
Tomas, l’emergenza Covid 19 è sotto controllo in Lituania?
«Nel complesso sì. Su una popolazione di quasi tre milioni, i casi sono stati poco meno di 1500. I deceduti poco più di 40. Rispetto all’Italia siamo in paradiso».
La fase due quando inizia?
«L’11 maggio anche se dal 27 aprile molte attività hanno riaperto i battenti. È il caso di parrucchieri e ristoranti che dispongono di uno spazio all’aperto. Ovviamente tutti devono garantire la massima sicurezza sanitaria».
E il calcio? Lei è il numero uno della Federazione…
«Lo sport è ripartito, ma solo se praticato in grandi spazi. I calciatori hanno ricominciato ad allenarsi, ma a gruppi di dodici e nel rispetto delle distanze di sicurezza».
E la questione della sanificazione delle strutture?
«I calciatori non utilizzano gli spogliatoi».
E quindi?
«Fanno come quando eravamo bambini. Arrivano al campo di allenamento indossando gli indumenti da calcio. E dopo vanno a casa a fare la doccia. Ad ogni giocatore viene misura la temperatura prima e dopo essere stato sul campo».
Il campionato lituano quando riparte?
«Dall’11 maggio contiamo che il Governo consenta allenamenti collettivi. Ci piacerebbe ripartire il primo week end di giugno o al massimo il secondo. Si giocherà a porte chiuse in attesa della decisione del Governo per la riapertura».
La situazione del calcio italiano come la giudica?
«Da voi c’è la questione dei diritti tv a essere determinante. E non solo. In Italia, come in gran parte dei campionati europei, un eventuale stop porrà la questione di quali squadre dovranno qualificarsi alle competizioni continentali. E sappiano bene quale enorme differenza ci sia in termini economici in caso di partecipazione o meno alle coppe europee».
Voi non avete questo problema?
«No: i diritti tv per la serie A ammontano a 120mila euro e il nostro campionato, essendo finito a novembre, ha già stabilito chi parteciperà a Chiampions ed Europa League. Noi siamo al sicuro».
Parliamo del Livorno…
«Eh sì. Il mio Livorno. E la mia città. Quanto mi manca».
Che cosa le manca di preciso?
«Le persone, gli amici. Il sole, il mare. Può bastare. Non so cosa darei per passeggiare sul lungomare con un bel cinque e cinque da mangiare con gli amici di sempre. Appena sarà possibile tornerò in vacanza».
E della società? Spinelli che farà?
«Non lo so. Pare che la voglia regalare, poi che la voglia vendere. Giudicare il presidente è difficile. Sarà per sempre l’uomo che mi ha portato in Italia. A Livorno sono stato benissimo. Le sue promesse le ha sempre mantenute verso tutti. Ho grande rispetto di lui e gli sono molto grato. E poi con lui il Livorno ha fatto la serie A e la Coppa Uefa».
Vero, ma questo è il passato…
«Lo so. E infatti aggiungo che nel calcio di oggi serve un altro tipo di società che come idea deve essere più vicina a un’industria. Pensare solo al calcio, non porta più da nessuna parte. Se il Livorno vuole tornare su un palcoscenico importante deve fare qualcosa di più sul piano del marketing, del merchandising. Ecco Spinelli forse è legato a una visione del calcio un po’ datata».
E il futuro amaranto come lo vede?
«Io direi il futuro del calcio italiano. La prima cosa che serve è una struttura adeguata alle esigenze della società: uno stadio moderno, polifunzionale e di proprietà. Solo Sassuolo, Juventus e Atalanta sono al passo con i tempi».
E il futuro di Tomas?
«Sono presidente della Federazione da due anni e mezzo. Il mandato è scaduto, ma il Covid ha bloccato le elezioni. Sarò di nuovo candidato perché voglio portare in fondo una legislatura mia. Da quando sono in carica ho iniziato a rilanciare il calcio lituano partendo dai settori giovanili, ma spesso la gente chiede risultati immediati, quando servono dai quattro ai sei anni per ottenerli. E poi il mio è un impegno gravoso perché la Federazione riunisce anche il calcio femminile, beach soccer, calcio a 5. Il lavoro non mi manca». —
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