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L’appello dei tifosi della Curva nord «Il calcio è della gente: va fermato»

Nicolò Cecioni

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«Fermate tutto, il calcio è della gente». Fin da subito i tifosi amaranto hanno chiesto di sospendere il calcio in questo momento così drammatico per il paese e per il mondo intero. Adesso le priorità sono ben altre. Anche il presidente Aldo Spinelli in più di un’occasione ha dichiarato di essere della stessa idea, dicendo espressamente che di calcio se ne potrà tornare a parlare quando la situazione sarà migliorata. E questo concetto è stato ribadito anche dai ragazzi della Curva nord che ieri hanno divulgato un comunicato. Gli ultrà hanno espresso la «massima solidarietà alle vittime e alle famiglie colpite dalla pandemia» ribadendo che «il calcio deve chiudere come avrebbero dovuto fare subito le grandi aziende».

D’alta parte che i tifosi amaranto fossero particolarmente sensibili sul tema del coronavirus lo si era capito fin da subito, quando, immediatamente dopo il derby disputato a porte chiuse, decisero di devolvere i soldi dei rimborsi dei biglietti per l’acquisto dei pacchi alimentari da distribuire ai bisognosi in sinergia con la sezione livornese del Pc.

«La nostra presenza sul territorio – scrivono gli ultrà – ci ha permesso di riscontrare la tragicità delle condizioni in cui versano moltissime persone. Essendo la Curva nord un luogo di aggregazione che unisce il popolo sotto un’unica bandiera, formato per lo più da lavoratori, precari e disoccupati che in questo momento si trovano in una situazione di oggettiva difficoltà, ci domandiamo con quale spirito i signori della Lega calcio vorrebbero far riprendere il campionato. Ci raccontano che vogliono giocare per la gente e cercano di convincere l’opinione pubblica dicendo che lo fanno per i tifosi. Ma proprio noi tifosi che da sempre facciamo grandi sacrifici per seguire i nostri colori, in questa situazione emergenziale ci rifiutiamo di sottostare a questo sistema-calcio che, proprio come Confindustria, pensa solo ai propri bilanci. Non vogliamo essere complici di un sistema che ci vuole usare come mezzo per continuare a incassare e che vorrebbe garantire tamponi solo ai calciatori quando non ne hanno diritto neanche gli operatori del sistema sanitario». E il calcio con gli stadi vuoti perde tutto il suo fascino.

«Se volete giocare per il vero bene dei cittadini, fatelo. Ma solo come gesto di solidarietà, senza sponsor e magari devolvendo tutto alla sanità pubblica che è stata disintegrata prima dai governi e poi dal virus. Sappiamo che per le società, i calciatori e i presidenti bastano i diritti tv, ma non ci può essere calcio senza tifosi. Mentre la Lega continua a premere per riorganizzare il campionato e ripartire per non perdere i propri interessi, senza pensare ai morti e alla crisi economica, noi ci schieriamo dalla parte opposta perché il calcio è della gente, non delle tv e degli sponsor. Riaprire il calcio senza tifosi non solo non ha senso, ma è la dimostrazione di una sconfitta per tutti». —

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