Gioco
Campi, strutture e sicurezza? Non ci sono Oggi il Livorno non potrebbe ripartire...
Anche gli amaranto, come almeno altre 15 società di B, non hanno i parametri: solo di albergo servirebbero 160mila euro
LIVORNO
Ripartire sì, ma dove, quando e come? Sono tre i grandi interrogativi attorno ai quali si sta avvitando il mondo del calcio. Tre domande a cui deve rispondere anche il Livorno. Rispettando quello che c’è scritto nelle 47 pagine del dal protocollo della Commissione Medica della Figc a inizio settimana. Si tratta di un documento circostanziato – come richiede il periodo di emergenza sanitaria – di 47 pagine che stabiliscono rigidi criteri di sicurezza che le società sono chiamate a rispettare. Si va dal controllo della salute di giocatori e staff tecnici attraverso test molecolari (tamponi) e sierologici, alla necessità di rispettare le distanze sociali e di sanificare gli ambienti che ogni squadra deve utilizzare in via esclusiva. E qui si entra nell’area della terza domanda: dove ripartire, andiamo per gradi partendo proprio da questo punto.
Il Livorno si allena da una vita al Centro Coni, che però non viene utilizzato in esclusiva perché la struttura ospita atleti di molti altri sport. Se la non esclusività sarà confermata anche dopo la ripresa dell’attività è quasi impossibile che la squadra torni sul suo tradizionale campo. A termini di protocollo della Commissione è sufficiente che ci sia anche un solo atleta di una disciplina individuale per costringere il Livorno ad emigrare. Al momento su questo non ci sono certezze.
In questa (probabile) condizione di impraticabilità del Coni, è chiaro che la società dovrà mandare in ritiro (strettissimo) la squadra per un periodo di circa due mesi: uno di preparazione e uno di campionato da trascorrere in un hotel pure quella da occupare senza la presenza di altri ospiti. Contando che lo staff amaranto al completo è di circa 45 persone e che – con un calcolo semplicistico e tendente verso il basso - il costo di un giorno in albergo è di circa 60 euro a testa, il Livorno dovrebbe quindi sborsare circa 80mila euro al mese, il doppio per concludere la stagione. Attenzione e questo è un dato parziale, perché le società dovrebbero accollarsi anche il costo della sanificazione degli ambienti. Insomma: si arriva sui 200-250mila euro.
Un altro aspetto per nulla secondario è quello dell’igienizzazione degli ambienti. La questione non è solo tecnica, ma anche giuridica. Il responsabile di questa delicatissima operazione è il Medico Sociale di ogni squadra. Nei grandi club il medico è un dipendente della società. Nelle categorie inferiori, invece i dottori spesso sono professionisti che proseguono la loro attività in ambulatorio e percepiscono dai presidente dei rimborsi spese. Se voi foste un medico, vi prendereste la responsabilità?
Un’altra pagina da interpretare è quella della famosa distanza di sicurezza tra atleti. Per esempio: inizialmente i giocatori dovranno allenarsi a piccoli gruppi e utilizzare un maggior numero di spogliatoi. E le trasferte? Facciamo un esempio: le società dovranno adeguarsi e noleggiare due pullman anziché uno per spostare la ‘comitiva squadra’? Anche in questo caso i costi di gestione raddoppiano. —
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