Il Tirreno

Livorno

scenari 

La A in campo forse a fine maggio In Serie B resiste il rischio “stop”

FABRIZIO PUCCI

Ieri dal ministro Spadafora  non è arrivata una data certa per la ripresa degli allenamenti In B rimane ampio il fronte di chi non vuole tornare a giocare

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO

Il calcio in controtendenza. Accade in tempo di Covid-19. Quando il Paese era pervaso da preoccupazione e paura per la pandemia dilagante, il mondo del pallone ostentava la voglia di ripartire (quasi) a tutti i costi.

Adesso che la curva dei contagi è in flessione gli italiani iniziano a essere ottimisti, la voglia di ricominciare è sì rimasta intatta, ma è accompagnata da una giustificata e sbandierata prudenza.

Ieri è stata una giornata intensa per il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, che dapprima è intervenuto nel question time del Senato e poi si è incontrato con i vertici del calcio italiano. Due i concetti emersi. Primo: si va verso una ripresa graduale che va «spinta, ma anche tutelata». Secondo: al momento è impossibile stabilire una data certa di ripresa degli allenamenti dei giocatori. A questa decisione si arriverà «dopo - sono ancora parole di Spadafora - un confronto con il ministro della Salute e il comitato tecnico scientifico». In sostanza ieri non è stata indicata la data del 4 maggio come quella della ripresa dell’attività. L’idea è quella di consentire agli atleti di allenarsi a partire dalla metà di maggio con sedute individuali anche per gli sport di squadra.

Se così fosse, la serie A dovrebbe ripartire tra fine maggio e la prima settimana di giugno, nel rispetto del protocollo sanitario stilato dalla Federazione che prevede, tra le altre prescrizioni, ritiri blindati, sanificazione delle strutture utilizzate dalle squadre in esclusiva, rispetto del distanziamento sociale. A favore della ripresa del campionato - per esigenze economiche - si sono schierate all’unanimità tutte le società partecipanti alla serie A, compreso il Brescia di Cellino, che era il più recalcitrante.

Il futuro del campionato cadetto, invece è più nebuloso. Il fronte del “No” alla ripresa della ostilità è ampio perché non tutte le società possono garantire il rispetto del protocollo federale. Non è quindi ipotesi remota quella della sua conclusione anticipata che - congelamento o annullamento che sia - produrrà una pletora di scontenti e il rischio di ricorsi. Al netto di questo, resta una domanda: quante squadre parteciperanno al prossimo campionato di B? Le tre retrocesse dalla A che potrebbero (il condizionale è d’obbligo) sostituire tre promosse a tavolino (Benevento, Frosinone e Crotone)? Un’ipotesi è il congelamento delle retrocessioni (il Livorno sarebbe salvo) e la promozione dalla serie C delle prime di ogni girone (Monza, Vicenza, Reggina) più di una quarta squadra scelta dalla Federazione. In questo modo il format diventerebbe a 24 squadre. A favore di questa soluzione c’è un precedente: la stagione 2003/04, quella che per il Livorno finì con il ritorno in A dopo 55 anni. —

FABRIZIO PUCCI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web