Gioco
Dribbling, fantasia e fiuto del gol Haoudi è il futuro amaranto
A 19 anni, il ragazzo di origini marocchine è una delle stelline della Primavera di Cannarsa
la storia
ALESSIO TRAVERSI
Riportano le cronache che il numero 10 amaranto riceve palla a trenta metri dalla porta avversaria, compie uno slalom tra due difensori, si incunea verso il centro e lascia partire dal limite la bordata che sancirà la vittoria nel derby contro il Pisa. Sembra una vita fa, eppure è una delle ultime palle buone che Hamza Haoudi, prima di questo lungo stop di cui ancora non si vede la fine, ha potuto giocare con la sua Primavera.
Giocate a cui del resto non è nuovo: 19 anni da poco, Haoudi è infatti una delle punte di diamante della squadra di Juriy Cannarsa e questa è la stagione che lo sta consacrando come uno dei più interessanti attaccanti cresciuti negli ultimi tempi in seno al Livorno.
Per apprezzarne pienamente il percorso bisogna riavvolgere il nastro e ripartire dai giorni in cui Hamza è arrivato nel vivaio amaranto: una storia che parte da lontano e che giunge fino a Lucca, dove Hamza abita con la famiglia, di origini marocchine, e un fratello maggiore, Khalid, a sua volta attaccante; e poi la trafila che, passando per i settori giovanili di Tuttocuoio ed Empoli, lo ha portato fino a Livorno. L'anno scorso ha trascorso un pezzo di stagione in prestito al Vorno, in Eccellenza, e ora, dopo essersi fatto le ossa, è di nuovo nel gruppo di Cannarsa, nel quale si è caratterizzato, partita dopo partita, come uomo in grado di imprimere la svolta a un match con un'azione sola.
Sono stati anni impegnativi, non solo per il pendolarismo quotidiano, ma anche per la volontà di crescere da tutti i punti di vista: tecnico, tattico e anche fisico. E non a caso in questi mesi la società lo ha coinvolto in un training supplementare finalizzato proprio a potenziarne la forza muscolare. Soprattutto adesso che è chiaro che Haoudi non è la classica prima punta centrale, il vertice cui tende tutta la squadra nell'avanzare, ma l'uomo che parte venti metri più indietro e poi si incunea dalla fascia, prevalentemente da quella sinistra, accentrandosi per giocarsi tutte le potenzialità di un destro tagliente e preciso.
Uno che corre tanto, anche perché consapevole del fatto che quando si punta molto sul calcio, di correre non si può mai smettere: avanti ma pure indietro a difendere, se c'è bisogno, tanto che talvolta Cannarsa non ha disdegnato di schierarlo come centrocampista. Di lui si parla anche come di un esempio di sacrificio e serietà: rilievo non secondario in un'epoca in cui qualche gol e qualche menzione sui giornali spesso, a diciannove anni, ti fanno sentire già arrivato.
Un passo alla volta, dunque, con misura, anche perché è più che probabile che qualcuno, chi di dovere, ultimamente stia osservando Hamza con attenzione, magari coltivando l'idea, oggi frenata dal rinvio a tempo indeterminato di tutte le competizioni, di dargli l'opportunità di mettersi subito alla prova anche in uno scenario più grande. Quel giorno, che prima o poi arriverà, sarà importante farsi trovare pronti: con umiltà e misura, certo, ma anche con la stessa spinta che serve per puntare dritti verso la porta, verticalizzando, come tante volte è già successo nel corso di questa stagione.
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