Il Tirreno

Livorno

Cesare, un pullman di aneddoti «Che notte il ritorno da Piacenza»

Fabrizio Pucci
Cesare, un pullman di aneddoti «Che notte il ritorno da Piacenza»

Raveggi, 56 anni, è stato dal 2001 al 2009 alla guida del bus della squadra 

3 MINUTI DI LETTURA





la storia

Immaginate per un attimo di essere tifosissimi del Livorno: impresa facile. Immaginate di essere un’autista di pullman: più difficile. Aggiungete che l’azienda di cui siete dipendente abbia stipulato una convenzione con il Livorno Calcio e che voi abbiate la fortuna di “scarrozzare” la squadra amaranto in pullman per otto anni in tutti gli stadi d’Italia. È la descrizione della favola vissuta da Cesare Raveggi, 56 anni che dal 2001 al 2009 ha macinato chilometri al fianco dei suoi idoli di cui è diventato amico e quasi confidente: «Quando fui scelto insieme al collega Filippo D’Alesio per accompagnare la squadra stentai a crederci e invece era tutto vero. È stato un incarico di grande responsabilità». Ovviamente Raveggi è un pozzo di aneddoti di vita vissuta nei non luoghi come autogrill, alberghi, sempre insieme agli amaranto:

LA NOTTE DI PIACENZA

Il primo ricordo è il più dolce. Risale al 29 maggio 2004, giorno del ritorno in A dopo 55 anni: «Al mattino nessuno pensava che saremmo andati in A poche ore dopo. Invece la sera fu festa grande». Sorride Raveggi: «Ci fermammo a cena dalle parti di Parma. Quando ripartimmo Cristiano Lucarelli chiamò l’assessore allo sport per concordare l’apertura dello stadio per la grande festa. Eravamo scortati dai tifosi. Sulla Cisa andavamo a passo d’uomo. Indimenticabile».

LE CARAMELLE DI CHIELLINI

Raveggi ha visto ragazzi diventare uomini, giovani promesse diventare campioni: «Voglio molto bene ad Amelia che quando venne era un ragazzino. Diventai amico anche di suo padre».

Il racconto più gustoso però riguarda Chiellini: «Trasferta di Pescara, Coppa Italia di serie C. Giorgio non era ancora maggiorenne. Ci fermiamo all’autogrill. Lui torna sul pullman e si piazza nei sedili in fondo e inizia a mangiare caramelle da una busta enorme. Intervenne Osvaldo Jaconi che da padre di famiglia gli requisì tutto».

L’ESONERO DI DONADONI

Uno dei momenti più assurdi della storia recente del Livorno fu quello delle dimissioni di Donadoni indotte da Spinelli: «Dovevano partire per Ascoli, a un certo punto sembrava dovesse addirittura saltare la trasferta, tanto era il caos di quelle ore. Poi andammo con Bortolazzi. Il mister restò a Tirrenia. Fu ingaggiato Mazzone che risiedeva proprio ad Ascoli, ma che era squalificato. Pareggiammo. Fuori dal Del Duca con un sasso i tifosi bianconeri ruppero un vetro del pullman. Tornai a Livorno con il vetro rotto e un freddo becco perché era febbraio. La squadra tornò in aereo da Pescara. Aereo che si erano pagati i giocatori perché la società non era intervenuta».

LA SCARAMANZIA DI SPINELLI

Inevitabile il riferimento al presidente: «Ci presentammo a Genova con un pullman dalla livrea blu. Aldo Spinelli quando lo vide si arrabbiò di brutto perché quel colore secondo lui portava male. Perdemmo e allora mi disse: «mai più in trasferta con un mezzo verniciato di blu... ». —

Fabrizio Pucci



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web