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Turrini rimanda il tuffo nella sua Olimpiade: «A 33 anni è più dura, ma a Tokio ci sarò»

Andrea Masini
Turrini rimanda il tuffo nella sua Olimpiade: «A 33 anni è più dura, ma a Tokio ci sarò»

Dopo Londra e Rio de Janeiro, l’atleta labronico aveva già il nuovo pass: «Giusto lo stop, adesso mi godo un po’ casa mia»

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LIVORNO. Federico Turrini è un nuotatore di alto livello. Ha partecipato a 2 edizioni dei Giochi Olimpici. È laureato. Ha vinto 4 medaglie agli Europei, ed è da oltre 10 anni una delle massime espressioni dei Misti in Italia (oltre 40 titoli italiani). Insomma, Federico Turrini è un atleta con il cosiddetto pelo sullo stomaco che, dal 16 al 21 marzo, si sarebbe dovuto tuffare nei Campionati Italiani Assoluti Primaverili per dare la caccia - a 32 anni - alla sua terza Olimpiade. Ma nel frattempo il mondo si è fermato, sport compreso. Tanto che Tokyo 2020 si chiamerà Tokyo 2020, ma si svolgerà durante l’estate 2021.

Turrini, qual è la prima cosa che le è balenata nell’istante in cui il C.I.O. ha dato l’annuncio?

«Di fronte ad una pandemia internazionale, ritengo che fosse l’unica cosa da fare per salvaguardare la salute degli atleti e il principio di equità: la battaglia di tutto mondo adesso è contro il Covid-19. Ci sono cose ben più importanti alle quali dare la precedenza e dunque continuare a caldeggiare che l’Olimpiade iniziasse il 24 luglio come da programma non aveva molto senso…».

Crede sia stata fatta la scelta giusta?

«Senza alcun dubbio, la conseguenza naturale degli eventi che ci stanno travolgendo».

All’età di 32 anni, come cambia la sua prospettiva?

«Ogni stagione che passa si fa sempre più difficile, sarei ipocrita a sostenere il contrario. Ma per cause di forza maggiore è andata così, vorrà dire che allungherò ulteriormente la mia carriera. Oramai siamo in ballo…».

La caccia all’Olimpiade sarà l’ultimo step della sua avventura da agonista?

«Sicuramente uno degli ultimi - grandi - obiettivi. Quattro anni fa, dopo l’Olimpiade di Rio de Janeiro, mi ero posto l’obiettivo di nuotare fino a Tokyo. Uno stimolo che mi ha accompagnato fino ad oggi e che lo sarà anche nei prossimi mesi. Mi sono messo in gioco per la terza e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per vivere ancora l’emozione di rappresentare l’Italia ad un’Olimpiade».

La stagione si è interrotta sul più bello, a due settimane dai trials: si sentiva pronto?

«È stato un peccato non potersi mettere alla prova; avevo lavoravo duramente da settembre - o meglio, da 4 anni - per la qualificazione olimpica. Le sensazioni erano buone, e anche psicologicamente ero bello carico. Tuttavia, nel nuoto, l’unica cosa che conta è il cronometro».

Le manca la routine quotidiana, fatta di bracciate e chilometri?

«La vita di tutti è stata sconvolta e stravolta; diciamo che per quel che mi riguarda, stare in casa è bello la domenica dopo un lungo periodo di allenamento all’estero (come è stato a gennaio in Sudafrica, per esempio…). Ora però sento la mancanza delle abitudini, di andare in piscina due volte al giorno e svagarsi con gli amici nel tempo libero. E questa cosa meravigliosa, la nostra quotidianità, speriamo di riabbracciarla al più presto…».

In che modo sta domando la quarantena?

«Un po’ come tutti: rimango a casa, nel pieno rispetto delle regole e dei decreti ministeriali, e nel frattempo sfrutto i rulli (per un po’ di moto aerobico) e alcuni attrezzi per svolgere esercizi a corpo libero. E poi cucino, leggo, guardo serie tv. E’ importante anche allenare la mente e la pazienza».

Molte persone, in questi giorni di blocco, hanno svuotato cassetti alla ricerca di qualche ricordo, foto. E’ capitato anche a lei?

«Diciamo che mi ero portato avanti, avendo fatto il trasloco circa un mese fa. Frugando in qua e in là sono riemersi ricordi stupendi, foto di quando ero piccolo, alcune addirittura dei tempi della scuola nuoto con mia zia Alessandra Neri. Adesso che sono entrato in casa nuova, infatti, qualcosa ho incorniciato e appeso al muro».

Nel bel mezzo di tante memorie, c’è un momento della sua carriera che ricorda con maggior soddisfazione?

«Assolutamente le due partecipazioni ai Giochi Olimpidi di Londra 2012 e di Rio de Janeiro 2016, ma anche la prima medaglia internazionale vinta nel 2014 agli Europei di Berlino».

Lei, oltre che un atleta, è anche un allenatore del Nuoto Livorno Sport Management: cosa ha consigliato ai suoi ragazzi per mantenersi in allenamento, fisicamente e mentalmente, in questo periodo di stallo?

«A tutte le categorie - grazie soprattutto all’esperienza del nostro preparatore atletico, Alberto Menegazzi, che sta lavorando più del solito - stiamo inviando delle schede da sviluppare durante la settimana. E poi ho suggerito loro di calibrare le giornate fra studio, svago e lo stare in famiglia, godendosi comunque il periodo».

Dove e come si vede al termine della sua carriera?

«Ho la fortuna di far parte del Centro Sportivo Esercito, quindi nel momento in cui appenderò costume e cuffia al chiodo proseguirò quello che è il mio percorso nell'arma, senza però abbandonare la figura di allenatore dato che mi piace molto e mi darà la possibilità di mantenere l’amore con il bordo vasca». —


 

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