Toscana
Parla il ds Mauro Facci: «Breda? Ho chiuso i rapporto con lui. E che errore mandar via Diamanti e Protti»
Per la prima volta torna a parlare Mauro Facci, ds della promozione in B e della salvezza: «Non c’era più fiducia in me»
Dopo le due stagioni trascorse dietro la scrivania amaranto il direttore sportivo Mauro Facci ha vissuto un anno sabbatico. Prima non ha trovato l’accordo con il Padova, poi negli ultimi tempi è spuntata la voce della Cremonese ma per ora non c’è niente di concreto. Così è rimasto a casa dove si trova forzatamente anche adesso a causa del Covid-19: «E chissà quanto dovremo starci» sibila prima di parlare di calcio.
Ha visto che fine ha fatto il’suo’Livorno?
«Purtroppo sì. Per me è stata una sofferenza. Non è stato piacevole vedere andare in fumo due anni di lavoro proficuo nei quali il gruppo di lavoro di cui facevo parte dapprima ha riportato il Livorno in serie B e poi ha strappato una salvezza con le unghie e con i denti. Vedere la squadra all’ultimo posto in classifica fa male».
Risultati lusinghieri, ma non è stato confermato. Perché?
«La società mi fece una proposta di rinnovo del contratto con stipendio decurtato. In quel momento capii che da parte loro non c’era tutta questa fiducia nei miei confronti».
Fu una questione di soldi, quindi?
«No, perché in una piazza come Livorno non si ragiona in termini economici. Ripeto: capii non avevano più fiducia in me».
Chi le fece la proposta? Spinelli in persona?
«No. Non parlai né con il presidente né con suo figlio Roberto. Il contatto lo ebbi con il Dg Milli».
Con Breda vi siete più sentiti? Eravate amici…
«No, non ci siamo più sentiti. Non ci sono più stati rapporti. Prevengo la sua prossima domanda: non dico altro».
Va bene anche se ci sembra di aver intuito...
«Andiamo avanti».
Se fosse rimasto avrebbe mandato via Diamanti?
«Mai».
Risposta secca…
«Certo. Mai. E vi spiego perché. Parliamo di questioni squisitamente tecniche: Alino era stato il miglior realizzatore della squadra. Se decidi per qualsiasi motivo di non confermarlo, devi prendere un giocatore forte come lui, solo con qualche anno in meno».
Mica facile. Forse impossibile.
«Appunto. Quello è soltanto il primo motivo per cui me lo sarei tenuto. Poi se parliamo di personalità, Alino ne ha da vendere. Quanto a carattere non era secondo a nessuno. E poi non aveva nemmeno un ingaggio elevato. Lui aveva qualità morali, un senso di appartenenza e un amore per la maglia che sapeva trasmettere ai compagni di squadra. So che il presidente Spinelli si è pentito di averlo lasciato andare: ovvio».
Via Diamanti, ma anche via Protti. Che effetto le fa tutto questo?
«Con Igor ci siamo risentiti. L’anno scorso quando – prima della fine del campionato – disse che a fine stagione non avrebbe rinnovato il contratto capii che qualcosa si era rotto. Quando dentro una società c’è una figura come quella di Igor, con un vissuto come il suo, quella persona va tenuta ben stretta. È un patrimonio da non disperdere. L’addio a Protti ha fatto male al club, ai tifosi e alla città perché Igor rappresenta tutta la città. È un po’come Totti per la Roma. Ecco la vicenda di Igor mi ha proprio ricordato quella di Francesco».
Torniamo all’attualità. Ma questo Livorno era davvero da ultimo posto?
«Ma no. Il gruppo è valido. Certo, manca un vero bomber e magari in alcuni ruoli determinanti a inizio stagione si poteva intervenire diversamente, ma non credo che questa sia una squadra da ultimo posto. Non so dire che cosa non abbia funzionato perché dall’esterno è difficile valutare e quindi giudicare».
Spinelli secondo lei alla fine venderà la società?
«Il presidente è innamorato della sua squadra. Fondamentalmente non ha mai voluto liberarsene. Ora però la sua età avanza ed è preoccupato perché suo figlio Roberto non ha la stessa passione nel portare avanti il progetto-Livorno».
Quindi?
Se fosse per Aldo Spinelli, il Livorno se lo terrebbe eccome. Basta leggere le sue dichiarazioni che sono sempre da presidente attivo».
Ultima questione: che fine faranno i campionati e il calcio in generale con questa crisi?
«Gli imprenditori adesso devono per prima cosa occuparsi delle loro aziende, dei loro dipendente. Il calcio anche per chi è presidente di società, passa in secondo piano. Prevedo tempi duri. Quando riprenderanno i campionati? Mi sembra di cattivo gusto parlarne. Sta morendo tanta gente ed è antipatico parlare di calcio». –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
