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Tanti auguri Grauso: «Il regalo più bello? Gli anni a Livorno, c’era fame di vincere»

Fabrizio Pucci
Tanti auguri Grauso: «Il regalo più bello? Gli anni a Livorno, c’era fame di vincere»

L’ex centrocampista ha compiuto 41 anni e adesso vive a Torino. Il messaggio ai tifosi: «Con l’addio a Spinelli ci sono tanti rischi...» 

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LIVORNO. Quando fu prelevato dall’Alessandria, nell’estate del 2000, con i suoi 21 anni Claudio Grauso era poco più che un ragazzo. Il 18 marzo di anni ne ha compiuti 41 e parla con la preoccupazione data dalla maturità: «Forse all’inizio questo virus è stato sottovalutato – dice dalla sua abitazione di Torino – al punto che lo consideravamo una noia anche solo per il rinvio delle partite. Adesso invece abbiamo capito la portata del problema e anche il calcio, che da sempre è la mia vita, è niente dinanzi a questa emergenza».

Come sta vivendo questi giorni?

«Sono in casa con mia moglie il bambino. Esco solo io per fare la spesa. C’è la sensazione di essere in una bolla. Poi basta guardare un tg per aver la sensazione di essere dentro un film dell’orrore. Ai miei amici di Livorno dico di restare a casa perché solo in questo modo possiamo tornare alla normalità in tempi ragionevoli. Penso a quanti stanno rischiando di perdere il lavoro per questo stop prolungato. Penso a chi ha parenti ammalati, a quanti si prodigano negli ospedali. C’è però una parte della società civile a cui viene richiesto solo di stare a casa senza subire conseguenze economiche. Io sono tra questi e non mi muovo» .

Difficile parlare di calcio in questo momento eh.

«Molto, ma la prima cosa da fare è augurarci che i campionati riprendano perché significherebbe che l’emergenza sanitaria è cessata» .

E se invece non dovessero ricominciare?

«Sento parlare di cristallizzazione delle classifiche. In questo modo il Livorno si salverebbe. Io sono da sempre un uomo di campo e spero che sul campo il Livorno possa ancora fare il miracolo. Restare in B per altre questioni non mi piacerebbe» .

Prima del caos sanitario a Livorno teneva banco la questione della cessione della società. Che ne pensa?

«Sorrido perché non è la prima volta che sento dire da Spinelli che vuole andare via. Non so se sarà la volta giusta, in ogni caso a parte pochissimi imprenditori in Italia (Berlusconi a Monza, gli Agnelli) sono davvero pochi i presidenti in grado di far sognare i tifosi. Quindi cambiare Spinelli per chi o per cosa? Il fatto reale è che la situazione economica del nostro Paese non permette più di avere società di calcio così forti. In Italia una società modello è l’Atalanta, ma anche quello è un sogno costruito per caso perché qualche anno fa Gasperini era sull’orlo dell’esonero. Una sconfitta e lui sarebbe stato cacciato e allora ciao al progetto-Atalanta. L’unica possibilità è che la società venga acquistata da un soggetto straniero» .

Come Majd Yousif?

«Vediamo. Di sicuro per sognare bisogna guardare all’estero, ma poi non si sa mai. Cambiare Spinelli per cosa? Capisco che i tifosi possano esultare all’idea dell’addio al pres, capisco che le ultime annate sono state amare. So bene che lui è un osso duro specie quando si parla di soldi, però non bisogna mai correre il rischio di cadere dalla padella alla brace. Bene o male Spinelli ha fatto la storia del Livorno. Tra l’altro a Torino-sponda granata abbiamo gli stessi problemi. L’unico presidente non inviso alla piazza in Italia è Percassi. Detto questo forza Livorno. Posso aggiungere una cosa?».

Certo, prego...

«Non l’ho mai fatto, ma voglio esprimere tutta la mia riconoscenza a Livorno. Sono passati 20 anni da quando sono arrivato, 15 da quando sono andato via, ma ho mille ricordi nel cuore. Se non fossi venuto a Livorno non avrei avuto la consacrazione da giocatore. Sarei rimasto in C. E invece, aver vestito la maglia amaranto insieme a quei giocatori, a quel gruppo, mi ha fatto toccare anche la serie A e anche guadagnare qualche soldo».

Ha parlato di ricordi. Ce ne dona qualcuno?

«Il 18 è stato il mio compleanno e ho sentito tanti amici di Livorno extra calcio. Qualcuno l’ho invitato anche al mio matrimonio. Questo per dire il legame che ho con la città. Ricordi? Quando arrivai era la prima volta che mi allontanavo da casa quindi ero ancora più ragazzino dei miei 21 anni. Mi ha svezzato e fatto maturare Stefano Fanucci. Ricordo l’emozione dei primi giorni quando vedevo Igor Protti nello spogliatoio. E poi in città i giocatori affermati venivano fermati per una foto o un autografo. Sognavo di poter diventare come loro. Adesso invece a 41 anni ho cambiato idea perché amo la normalità della vita quotidiana. Livorno per me era il top. La gente mi voleva bene senza essere invadente».

La partita del suo cuore?

«Treviso: un’emozione incredibile. E poi il mio gol in rovesciata contro il Como quando vincemmo in 9 contro 11. E poi in C avevamo una fame di vittoria, un attaccamento alla maglia incredibile. Vincevamo tre quattro partite di fila per tre o quattro a zero. Che meraviglia. Penso a Cristiano Lucarelli che si toglieva soldi dallo stipendio per giocare nel Livorno. Ah! E non dimentico la prima partita a San Siro. Il debutto in serie A contro l’Atalanta all’Ardenza, la vittoria contro il Milan. L’ultima partita di Igor contro la Juventus, i cori dei tifosi. Può bastare? Forse no, perché ne ho ancora tanti, ma ci vorrebbe un giornale intero» . —
 

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