Gioco
Nuoto, Franceschi è un tecnico fuori dall’acqua: «Speriamo di non aver lavorato invano»
L’allenatore delle stelle pensa a Ciampi, Turrini e alla figlia Sara che avrebbero dovuto provare a realizzare il tempo per Tokio 2020
LIVORNO. Venerdì 20 marzo, allo Stadio del Nuoto di Riccione, si sarebbe composta la 4X200 Stile Libero maschile per i Giochi di Tokyo, di cui Stefano Franceschi è tecnico (federale) responsabile e Matteo Ciampi una delle frecce ai campionati Europei di Glasgow nel 2018 e ai Mondiali di Gwangju la scorsa estate. Ieri, invece, Sara Franceschi – figlia del tecnico livornese – avrebbe dovuto nuotare i 200 Misti, domani Federico Turrini i 400. E invece, a causa dell’emergenza legata al Covid-19, la Federazione italiana nuoto si è vista costretta ad allinearsi come l’intero mondo dello sport, congelando ogni manifestazione prevista sul territorio nazionale, Assoluti di nuoto compresi.
«Premesso che la salute viene prima di tutto, e che quindi è stato legittimo interrompere l’attività – spiega il tecnico, fresco vincitore del premio come miglior allenatore toscano – in questi ultimi giorni, per noi addetti ai lavori, è inevitabile far uscire anche un minimo di rammarico; il nuoto è uno sport molto diverso rispetto alle discipline terrestri, dato che la sensibilità in acqua è fondamentale. Avevamo lavorato duramente dal 26 agosto – trascorrendo anche un mese in Sudafrica – per questo appuntamento. Sei mesi di fatiche (10 allenamenti in acqua e 3 in palestra alla settimana…), al fine di sviluppare la miglior condizione possibile per 2, 3, 4 minuti di gara durante i quali un nuotatore si gioca la restante parte della stagione, nel caso specifico le Olimpiadi di Tokyo».
Cos’ha detto ai suoi atleti, nel momento in cui siete venuti a sapere che i campionati italiani assoluti primaverili erano stati annullati?
«Non è stato facile gestirli e sostenerli emotivamente. Inizialmente, con un filo di speranza, abbiamo continuato a nuotare – seguendo alla lettera le disposizioni ministeriali relative ai potenziali atleti olimpici – ma da mercoledì scorso (11 marzo) il gestore delle piscine comunali ha chiuso per ovvi motivi. Ci tengo però a ringraziare Officina dello Sport e Sport Management per il pronto intervento di sanificazione e il sindaco Luca Salvetti per le misure adottate. Gli impianti sono delle grandi e dispendiose macchine e senza un minimo di utenza faticano a rimanere in piedi. Al tempo stesso bisognerebbe capire in che modo gestire gli atleti che si giocano la qualificazione olimpica, ma mi rendo conto che ci sono delle priorità, problemi più grossi da risolvere».
Che tipo di problemi?
«Il blocco delle attività, dovuto alla propagazione del virus, è andata a colpire la situazione lavorativa di allenatori e istruttori assunti con un contratto sportivo. Quindi privi di garanzie, c’è chi non riesce nemmeno a guadagnarsi lo stipendio perché è pagato a ore e si ritroverà in una situazione critica. Per fortuna che il Governo, attraverso il decreto Cura Italia, ne ha tenuto conto…».
Tornando ai suoi ragazzi, dove li avrebbe immaginati durante questa importante settimana?
«La sfera di cristallo non ce l’ho, ahimè. Sicuramente stavano bene, i segnali erano davvero incoraggianti. Ma poi, nel nuoto, ciò che conta è il cronometro. Adesso stanno portando avanti un programma di preparazione atletica a corpo libero, non sapendo comunque quando potranno tornare in acqua…».
Chi – fra sua figlia Sara, Ciampi e Turrini – avrebbe potuto centrare il pass olimpico?
«Non lo dico per scaramanzia, sognando poi di avere la possibilità in base all’evolversi dell’emergenza e a cosa, di conseguenza, deciderà la Federazione Italiana Nuoto».
Il presidente della Fin, Paolo Barelli, ieri ha dichiarato che se entro la metà di aprile il Comitato olimpico non si esprimerà in maniera categorica sarebbe ridicolo continuare a parlare di Olimpiadi, soprattutto per una questione di pari opportunità tra gli atleti. E d’accordo?
«Lo sport si è fermato in – quasi – tutto il mondo, l’Europa ha chiuso le frontiere, ma il Cio non ha ancora annunciato l’annullamento della manifestazione a cinque cerchi, anzi. Io sono fiducioso, spero che i Giochi alla resa dei conti si facciano, anche se rimandati di qualche mese. Spostarli di uno, o addirittura due anni, significherebbe sconvolgere il presente di molti atleti. In tal caso, magari, si potrebbe pensar di spostare l’Europeo di Budapest, inizialmente previsto a maggio, in estate, così per tentar di dare un senso a questa stagione. Per quel che riguarda l’Olimpiade, qualunque sarà la decisione definitiva dovranno esserci le condizioni adatte, poiché si tratta di una rassegna di alto livello. E se non riuscissimo a recuperare la nostra quotidianità, allora sarebbe corretto rinviarla».
Da cittadino, che idea si è fatto sul Coronavirus?
«Siamo nel pieno della lotta. Ci sono i medici tra le corsie che stremati svolgono il loro lavoro e che non vedono l’ora di lasciarsi alle spalle questo brutto ricordo. Ci sono anche i gestori di impianti seriamente preoccupati per il loro futuro. La priorità adesso è stare alle regole, al di là dello sport vige un grande problema a livello mondiale. Ci tengo a ringraziare medici, infermieri, ricercatori e tutti coloro che stanno combattendo questa battaglia, perché stanno facendo un lavoro straordinario. Abbiamo visto immagini forti, importanti e queste persone meritano tutta la nostra stima e ammirazione. Riflettiamoci: lo sport è vita, è salute, ma di fronte a questa battaglia passa in secondo piano. E grazie a tutti coloro che stanno operando negli ospedali con grande forza e passione. Rispettiamoli e stiamo a casa».
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