Gioco
Dalla stretta di mano alle nuove clausole la cessione amaranto è questione di due nodi
Dal 5 febbraio, data dell’incontro a Genova, sono passati 38 giorni dove le parti si sono scambiate messaggi discordanti
Cinque febbraio – quattordici marzo. Con oggi siamo al trentottesimo giorno della trattativa tra la famiglia Spinelli e l’imprenditore olandese Majd Yousif.
Trentotto giorni vissuti pericolosamente tra accelerazioni forse improvvide e frenate, anzi inchiodate che sembravano definitive. E invece il canale di comunicazione tra le parti è aperto. Quel «presto il Livorno sarà mio», dichiarato da Yousif nell’intervista al Tirreno può avere il sapore di un’auto proclamazione, ma significa pure che forse la svolta è vicina.
Certo; arrivare al closing in tempi brevi non sarà facile per un paio di motivi. Il primo è macroscopico e globale: è l’emergenza sanitaria che sta fermando l’Europa. Il secondo attiene a questioni più specifiche ed è rappresentato dai famigerati costi di gestione. E qui conviene fare un flash back tornando al famoso cinque febbraio giorno dell’inizio della trattativa.
AVVIO SPEDITO
Quel giorno per la verità sembrava che la cessione del Livorno fosse una formalità. Yousif e il suo legale si presentarono nel quartier generale della famiglia Spinelli al porto di Genova. C’era anche il sindaco Luca Salvetti che esaurì il suo compito presentando al presidente il possibile acquirente.
Già in quelle ore però – al netto di un ottimismo che con il tempo si è rivelato eccessivo – emerse la questione dei costi di gestione, perché Spinelli contava che Yousif se li accollasse da gennaio in poi, con l’olandese che era di un diverso avviso.
L’incontro genovese ovviamente produsse tra i tifosi aspettative così alte da costringere la Spinelli e Yousif ad emettere un comunicato congiunto col il quale lunedì 10 dichiaravano di voler condurre l’affare nella massima riservatezza almeno fino alla fine di febbraio.
BOTTA E RISPOSTA
In sostanza le parti si erano prese del tempo in modo che l’imprenditore olandese potesse effettuare la “due diligence”. Sulla vicenda si è così posata una cappa di silenzio, squarciata ora Spinelli a inizio marzo con alcune dichiarazioni mette («non ho più sentito nessuno») e un comunicato ufficiale pubblicato sul sito della società nel quale accusava – neanche troppo velatamente – Yousif di volersi fare pubblicità. Ma risposta di una telefonata dai toni distejdivi partita dall’Olanda con destinazione lo 010 genovese e Spinelli. Nel frattempo Yousif aveva pure presentato tutte le garanzie per dimostrare di essere in grado di comprare la società. Si tratta di un atto dovuto chiamato interno “comfort letter”. All’indomani della sconfitta nel derby, però, Spinelli è tornato a parlare della trattativa in modo secco e deciso: «Pretendiamo garanzie vere e non parole». All’affondo del presidente Yousif ha replicato con una parata e risposta degna di un fiorettista e al Tirreno ha dichiarato di essere pronto a rilevare la società.
NODI DA SCIOGLIERE
Sul tavolo però rimangono un paio di questioni aperte che non o secondarie. Una è la fideiussione che Spinelli attende da Yousif il quale a sua volta però ha detto di non aver problemi a produrla. La seconda – e torniamo sempre lì – sono i costi e gestione. Ieri Yousif è stato chiaro: «Pago da quando sarò presidente del Livorno». In sostanza secondo l’imprenditore olandese Spinelli dovrà mantenere il Livorno fino all’ultimo giorno della sua presidenza. E non si tratta di un dettaglio, ma di soldi veri se contiamo che la società costa qualcosa come 400mila euro al mese. Detto questo se da una parte c’è la volontà di cedere e dall’altra di acquistare, il modo e il tempo di chiudere può essere trovato, coronavirus permettendo. Resta un’ultima sensazione di fondo, suffragata anche dalle parole di Yousif («Tratto con Roberto e non con Aldo Spinelli»): al di della sbandierata stanchezza, al presidente forse dispiace privarsi del Livorno. È Spinelli jr a spingere affinché la trattativa vada in porto e quindi per il cambio di proprietà dopo 21 anni. –
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